Flessibilità, creatività e una rinnovata attenzione al benessere animale, sono i punti di forza che le imprenditrici portano in un settore in profonda trasformazione come quello della zootecnia, confermando come la presenza femminile sia determinante per il futuro dell’allevamento italiano. È quanto emerge dai dati ufficiali e dalle esperienze di cui si è parlato nella seconda giornata delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona (27-29 novembre). La “New Pink Generation” non solo rinnova il volto dell’allevamento, ma ne sta rivoluzionando i paradigmi operativi con un approccio che coniuga tradizione e tecnologia avanzata.

Secondo recenti dati (dati CREA/ISTAT 7° Censimento Generale dell’Agricoltura e analisi settoriali 2025), sebbene la zootecnia sia sempre stato un settore prettamente maschile, con circa il 23% delle aziende con allevamenti a conduzione femminile la presenza delle donne è in costante aumento e si distingue per la sua capacità innovativa. Le aziende guidate da donne si dimostrano infatti più propense verso pratiche agricole e zootecniche più sostenibili e innovative, e sono all’avanguardia nell’integrazione di tecnologie 4.0.

“Il modello produttivo e l’allevamento sono in continua evoluzione. In questa metamorfosi le donne hanno un ruolo sempre più rilevante. portano nell’allevamento competenze tecniche, spesso derivanti da percorsi di studio in Agraria e Veterinaria – ha dichiarato Massimo De Bellis, Direttore Generale di CremonaFiere – ma anche grande sensibilità e naturale attitudine. Senza dubbio la sensibilità gioca un ruolo fondamentale entrare subito in sintonia con la vacca e migliorandone il benessere e di conseguenza le performance. Per questo motivo abbiamo voluto dare uno spazio specifico all’allevamento al femminile nelle nostre Fiere Zootecniche”.

In questo contesto dinamico si è svolto l’incontro intitolato “Non è un mestiere da maschi. New pink generation: elasticità e creatività del ‘genio’ femminile in allevamento”. L’evento ha offerto una ricca carrellata di esperienze, sottolineando come i problemi non manchino, ma l’impegno quotidiano stia trasformando il settore. A portare in campo le loro esperienze sono state giovani professioniste laureate che ricoprono ruoli tecnici tradizionalmente maschili, come quello di capostalla, e madri che si sono reinventate e sono diventate punti di riferimento nel lavoro in stalla, provenienti da realtà completamente diverse. Infine, le protagoniste dell’associazione ‘Quelle del latte’ hanno raccontato come il fare rete supporti la crescita professionale e personale delle donne in zootecnia. E Sul futuro della zootecnia femminile ha le idee chiare Paola Aguzzi, Farm manager presidente dell’associazione ‘Quelle del latte’.  “Le donne da un ultimo censimento sono tantissime oggi nella zootecnia, però spesso e volentieri occupano posti subordinati agli uomini e poco visibili – ha spiegato Aguzzi – oggi però il settore non richiede più la sola fisicità, ma tenacia e sensibilità. Davanti a un problema le donne sono abituate a non abbandonarsi, gli uomini sono resistenti – ha aggiunto – le donne resilienti”. Secondo Aguzzi, “le donne sono multitasking e questo è fondamentale per lavorare in questo settore, hanno l’attenzione alle piccole cose, fondamentali nelle aziende agricole”. Lavorare però in un settore prettamente maschile, per la presidente di Qdl, è faticoso, ed è per questa ragione che l’associazione ha lanciato un progetto di supporto psicologico che si chiama ‘La cura fuori dalla stanza’, con Làbas  “un sostegno psicologico a distanza – ha raccontato Aguzzi , che però poi non sarà “solo per le donne, ma anche per gli uomini che subiscono gli stessi stress, lavorando in questo settore”, ha concluso.

 La presenza femminile, dunque, non è solo una questione di pari opportunità, ma è il vero motore del futuro della zootecnia italiana, garantendo innovazione, sostenibilità e un approccio etico e attento al benessere animale.