La materia si stratifica come memoria. Il piombo, la cenere, l’oro ossidato emergono dalle tele come fantasmi che reclamano un posto nella storia. Da febbraio 2026, la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano diventa il palcoscenico di un evento che trascende il concetto stesso di mostra: “Anselm Kiefer. Le Alchimiste” è un’operazione di resurrezione storica che restituisce voce a figure femminili cancellate dalla narrazione ufficiale. Un’installazione site-specific che trasforma lo spazio in un tempio della memoria, dove trentotto grandi teleri dialogano con le cicatrici lasciate dai bombardamenti del 1943, quelle stesse ferite che il tempo ha trasformato in testimoni.
L’alchimista della pittura contemporanea
Nato a Donaueschingen l’8 marzo 1945, poche settimane prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, Anselm Kiefer è cresciuto tra le macerie di una Germania devastata. Quella polvere, quel senso di rovina e il peso del passato nazista hanno plasmato un artista che ha fatto della memoria collettiva il suo campo di indagine. Dopo aver studiato legge, Kiefer ha scelto l’arte frequentando le accademie di Friburgo e Karlsruhe, per poi diventare allievo di Joseph Beuys a Düsseldorf tra il 1970 e il 1972. Da Beuys ha ereditato il concetto di arte come catarsi e l’attenzione verso il valore simbolico dei materiali.
La sua carriera esplode nel 1980, quando rappresenta la Germania Ovest alla Biennale di Venezia insieme a Georg Baselitz. Da allora, il suo nome diventa sinonimo di un’arte che non teme di confrontarsi con i fantasmi della storia. Dal 1992 vive e lavora in Francia, prima a Barjac in Provenza e poi a Parigi, dove ha trasformato un ex sito industriale in uno sterminato atelier. Le sue opere, presenti nei più importanti musei internazionali dal Guggenheim alla Tate Modern, dal Louvre al Metropolitan Museum, sono caratterizzate da una monumentalità che impone riflessione. Kiefer non dipinge, trasforma: l’elettrolisi, la fiamma ossidrica, l’applicazione di piombo, cenere, paglia, terra, lacche e fiori secchi diventano processi alchemici che danno vita a superfici dense, corrose, stratificate come la storia stessa.
Un dialogo tra rovine e rinascita
La Sala delle Cariatidi non è un contenitore neutro. È uno spazio che porta addosso le ferite della guerra: nel 1943, i bombardamenti alleati devastarono Palazzo Reale, e quella sala magnificente progettata da Giuseppe Piermarini nel Settecento, con le sue quaranta cariatidi che sostenevano la balconata perimetrale, venne ridotta a un campo di macerie. Le sculture delle donne di Caria rimasero mutilate, presenze spettrali che ancora oggi testimoniano la violenza del conflitto. Nel 1953, quella stessa sala accolse il Guernica di Picasso, in un incontro straordinario tra arte e memoria storica.
Oggi, Kiefer sceglie proprio questo luogo ferito per la sua installazione. La decisione non è casuale: l’artista tedesco ha visitato la sala più volte durante la progettazione, studiando come le sue opere potessero dialogare con l’architettura e con le tracce del passato. Come le cariatidi, anche le donne alchimiste rappresentate da Kiefer hanno subito una “damnatio memoriae”, una condanna all’oblio da parte della storia ufficiale. La curatrice Gabriella Belli sottolinea questo parallelismo: entrambe hanno portato un peso sulle spalle, entrambe sono state mutilate dalla violenza, una fisica e l’altra culturale.
Trentotto ritratti di sapere nascosto
Le opere esposte sono strutturate come leporelli, grandi paraventi composti da quattro ante collegate tra loro (570 x 280 cm ciascuno), lavorati su entrambi i lati. Questa struttura a soffietto permette alle immagini di trasformarsi, di mostrarsi e nascondersi, proprio come il sapere alchemico che si cela dietro simboli e codici. Ogni tela è un universo materiale: Kiefer applica foglie d’oro e d’argento, fa emergere sagome di piante essiccate o forgiate nel ferro, crea concrezioni di argilla, gommalacca, gesso, carboncino, vischio e petali di rosa. I materiali diventano narratori, portatori di un linguaggio in cui la pittura è sostanza viva in continua metamorfosi.
Al centro del pantheon femminile creato da Kiefer emerge Caterina Sforza, figura rinascimentale legata a Milano da un rapporto biografico profondo. Donna d’armi e scienziata, Caterina fu autrice di un manoscritto contenente oltre quattrocento formule alchemiche tra medicamenti, cosmetici e preparati. Accanto a lei compaiono Isabella Cortese, a cui è attribuito uno dei più celebri libri di segreti del Rinascimento; Cleopatra l’alchimista, una delle pochissime donne cui le fonti greche riconoscono un ruolo autoriale; Maria la Giudea, considerata la fondatrice dell’alchimia pratica; Sophie Brahe, astronoma e alchimista danese, sorella del celebre Tycho; Marie Meurdrac, chimica autodidatta e pioniera della divulgazione scientifica femminile; Anne Marie Ziegler, alchimista di corte condannata al rogo nel 1575 per le sue teorie ritenute eretiche.
Queste donne hanno operato tra Medioevo ed età moderna ai margini della cultura ufficiale, sovvertendo le priorità dell’alchimia tradizionale per aprire nuove strade alla scienza moderna. Kiefer le restituisce alla luce attraverso figure evanescenti che emergono da superfici corrose, volti e corpi che appaiono come apparizioni tra mito e scienza. Seguendo il motto alchemico “Obscurum per obscurius, ignotum per ignotius” (l’oscuro attraverso il più oscuro, l’ignoto attraverso l’ancora più ignoto), l’artista invita lo spettatore a un percorso iniziatico tra luce e tenebra, conoscenza e oblio.
Un evento per Milano e il mondo
“Kiefer. Le Alchimiste”, curata da Gabriella Belli, è promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte, con il contributo di Gagosian e Galleria Lia Rumma e il sostegno di Unipol e Banca Ifis. L’esposizione, che resterà aperta dal 7 febbraio al 27 settembre 2026, fa parte del programma culturale delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. Il catalogo, edito da Marsilio Arte, include saggi della curatrice e di studiosi come Natacha Fabbri, Gabriele Guercio e Lawrence Principe, che offrono chiavi di lettura sul rapporto tra arte, alchimia e conoscenza.
Parallelamente all’allestimento in Sala delle Cariatidi, una delle opere del ciclo dedicata a Caterina Sforza sarà esposta presso la Unipol Tower in piazza Gae Aulenti, estendendo la presenza delle alchimiste nel tessuto urbano milanese. Il programma di eventi collaterali prevede un incontro con Gabriella Belli il 26 febbraio 2026 e una conversazione con Anselm Kiefer il 17 aprile al Teatro Dal Verme.
Visitare questa mostra non significa semplicemente osservare dei dipinti. Significa attraversare la materia, la memoria, il tempo. Significa interrogarsi su cosa resta della storia, su chi decide chi viene ricordato e chi dimenticato, su quale trasformazione sia ancora possibile quando il passato pesa come piombo sulle spalle del presente. Le tele di Kiefer non decorano lo spazio: lo abitano, lo trasformano, dialogano con le ferite della Sala delle Cariatidi in un atto di resistenza poetica contro l’oblio. Come scrive la curatrice nel catalogo, queste alchimiste hanno portato il peso della conoscenza in un’epoca che le voleva invisibili. Oggi, grazie a Kiefer, quel peso diventa oro.
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