Site icon NN Mag

Gorizia apre il tunnel digitale più grande d’Europa: Refik Anadol e l’AI che trasforma la storia in arte immersiva

DAG Digital Art Gallery Gorizia Refik Anadol Data Tunnel arte immersiva Europa, Gorizia apre il tunnel digitale più grande d’Europa: Refik Anadol e l’AI che trasforma la storia in arte immersiva

C’è un momento preciso in cui capisci di non essere più soltanto un visitatore. Accade quando varchi la soglia della Galleria Bombi, a Gorizia, e il mondo intorno a te smette di essere fatto di pietre, cemento e cielo. Le pareti si dissolvono in oceani di luce, le forme botaniche pulsano come organismi viventi, il soffitto diventa volta cosmica. Non sei dentro uno schermo. Sei dentro un’idea dell’universo, filtrata attraverso milioni di dati ambientali e restituita in tempo reale da un’intelligenza artificiale che ha “studiato” gli ecosistemi del pianeta. Benvenuti nella DAG – Digital Art Gallery, inaugurata il 16 dicembre 2025, il tunnel digitale immersivo più grande d’Europa, e nella prima opera che la abita: “Data Tunnel” di Refik Anadol.

Un tunnel lungo la storia: dalle bombe asburgiche ai led del futuro

Per capire cosa sta accadendo a Gorizia, bisogna prima capire cosa era la Galleria Bombi. Progettata su impulso del conte Carlo Coronini, podestà della città tra il 1872 e il 1873, e realizzata concretamente solo nel 1943, questa galleria sotterranea ha attraversato i capitoli più bui del Novecento europeo. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu rifugio antiaereo. Poi divenne un anonimo percorso ciclopedonale tra Gorizia e Nova Gorica, due città che la storia aveva diviso con un confine e che la politica ha progressivamente riunito. Oggi quella stessa galleria è diventata qualcosa di radicalmente diverso: un luogo in cui la memoria si trasforma in materia visiva e il passaggio fisico diventa esperienza contemplativa.

La riqualificazione è stata finanziata con fondi del PNRR e coordinata dal Comune di Gorizia in stretta collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, PromoTurismoFVG, ERPAC e il Ministero della Cultura. La direzione artistica è stata affidata al MEET Digital Culture Center di Milano, già pioniere in Italia nell’ospitare installazioni permanenti di Anadol. Il risultato è una struttura espositiva permanente da oltre 300 metri di percorso, con 100 metri completamente rivestiti da pannelli LED ad alta definizione per una superficie digitale totale di mille metri quadrati. Numeri che non trovano precedenti in Europa.

DAG – Digital Art Gallery, debutto con Data Tunnel di Refik Anadol

Refik Anadol e il Large Nature Model: quando l’intelligenza artificiale ascolta la natura

A inaugurare questo spazio — e a occuparlo per tutto il 2026 — è stato chiamato Refik Anadol, nato a Istanbul nel 1985, oggi attivo a Los Angeles, dove guida il Refik Anadol Studio e insegna al Dipartimento di Design Media Arts dell’UCLA. Considerato uno dei più influenti artisti al mondo nell’ambito della new media art, Anadol ha esposto le sue opere al MoMA di New York, al Centre Pompidou di Parigi, alla Serpentine di Londra, a Palazzo Strozzi di Firenze e persino a The Sphere di Las Vegas, l’arena multimediale da 18.000 posti divenuta il simbolo globale dell’entertainment immersivo. Non si tratta di un nome scelto per sedurre il pubblico con il fascino della notorietà: Anadol è il tipo di artista che ha ridefinito i confini tra arte, architettura e tecnologia, e la cui presenza conferisce alla DAG un posizionamento internazionale di assoluto rilievo.

“Data Tunnel” è un’opera concepita specificamente per la geometria curvilinea della Galleria Bombi. Il suo motore concettuale è il Large Nature Model, un sistema di intelligenza artificiale sviluppato dallo studio di Anadol e addestrato su milioni di immagini provenienti da ecosistemi naturali, musei scientifici e archivi ambientali di tutto il mondo. Oceani, foreste, atmosfere, strutture botaniche: tutto questo è stato tradotto in un dataset — rigorosamente open source — che l’AI elabora per generare in tempo reale forme organiche in continua metamorfosi, capaci di scorrere lungo l’intera estensione del LEDwall come un respiro visivo del pianeta. Il risultato non è uno schermo su cui proiettare immagini: è un’architettura tridimensionale viva, in cui suono e luce si intrecciano in un’esperienza multisensoriale che trasforma il semplice attraversamento in qualcosa che assomiglia alla meditazione.

L’etica dei dati: un’intelligenza artificiale amica della natura

Uno degli aspetti più rilevanti — e meno raccontati — di questo progetto riguarda la responsabilità con cui l’intelligenza artificiale è stata impiegata. In un momento storico in cui il dibattito sull’AI è spesso dominato da paure, polemiche e questioni di copyright, Anadol ha costruito una pratica artistica che pone l’etica al centro del processo creativo. I dati utilizzati per addestrare il Large Nature Model sono interamente open source. Le soluzioni tecnologiche adottate — sviluppate in collaborazione con Google Cloud e NVIDIA — sono progettate per minimizzare l’impatto ambientale. «Si può usare l’AI eticamente», ha dichiarato l’artista. «Ci domandiamo: è amica della natura? Sta usando energia sostenibile? Sta usando i set di dati giusti?»

Questo approccio riflette una visione precisa della relazione tra tecnologia e umanità. Per Anadol, i dati non sono semplici informazioni: sono la memoria collettiva del mondo, il linguaggio che l’umanità sta lentamente costruendo nell’era digitale. «Prima della tecnologia scrivevamo, ci incontravamo, passavamo tempo nel mondo fisico», ha spiegato. «Dopo la pandemia siamo diventati un mondo virtuale. I dati sono un simbolo molto forte di un nuovo linguaggio dell’umanità». Il lavoro dell’artista diventa allora una forma di traduzione: prendere l’invisibile — flussi di dati, algoritmi, pattern statistici — e restituirlo come esperienza estetica condivisibile, pubblica, gratuita.

Gorizia come capitale europea dell’arte digitale: l’eredità di GO! 2025

La DAG non è nata nel vuoto. È il lascito più tangibile e duraturo di GO! 2025, l’iniziativa che ha visto Gorizia e Nova Gorica condividere il titolo di Capitale Europea della Cultura. Un progetto che ha avuto il merito di trasformare due città di confine — un tempo separate dal filo spinato, oggi legate da un’identità condivisa — in laboratorio culturale a scala europea. La galleria digitale ne raccoglie l’eredità più ambiziosa, quella di fare di Gorizia un polo permanente di attrazione per l’arte immersiva internazionale.

«La Digital Art Gallery sarà uno dei lasciti più importanti di GO! 2025 per gli anni a venire», ha dichiarato il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna, «facendo di Gorizia una capitale dell’arte digitale e un polo attrattivo per un pubblico internazionale». Il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha sottolineato come la riqualificazione della Galleria Bombi rappresenti uno di quei rari casi in cui un’infrastruttura pubblica non viene semplicemente migliorata, ma elevata a patrimonio artistico. La DAG è pensata come struttura permanente, con un programma espositivo che si rinnoverà nel tempo ospitando artisti e installazioni di portata internazionale.

L’accesso è gratuito, previa registrazione sul portale della Regione Friuli Venezia Giulia. Per ragioni di sicurezza e conservazione dell’opera, l’accesso simultaneo è limitato a 490 visitatori.

Arte pubblica nell’era dell’AI: un modello per l’Europa

Ciò che rende la DAG di Gorizia un caso degno di attenzione internazionale non è soltanto la sua scala o la firma dell’artista che la inaugura. È il modello culturale e politico che essa incarna: un’istituzione pubblica che decide di investire nell’arte digitale non come decorazione o attrazione turistica secondaria, ma come infrastruttura culturale primaria, capace di generare identità, turismo e riflessione critica sul rapporto tra tecnologia e società.

In un’Europa in cui molte città inseguono l’innovazione digitale senza riuscire a darle forma culturale, Gorizia ha fatto qualcosa di più sottile e più ambizioso: ha preso un tunnel che portava i segni della guerra e del dopoguerra, e lo ha trasformato in un luogo in cui l’intelligenza artificiale dialoga con la memoria del pianeta. Un gesto che non cancella il passato, ma lo attraversa — letteralmente — per aprire un varco verso qualcosa che ancora non sappiamo nominare con precisione, ma che, camminando dentro “Data Tunnel”, si riesce almeno a sentire.

Exit mobile version