176 volti irradiano la facciata veneziana di Ca’ da Mosto durante la Biennale 2026. JR, il “photograffeur” francese che ha fatto del mondo la sua galleria, reinterpreta Le Nozze di Cana di Veronese per raccontare storie di fragilità, cibo e dignità ritrovata.
Un palazzo secolare come tela per i volti degli invisibili
C’è un momento, percorrendo il Canal Grande in vaporetto, in cui lo sguardo viene catturato da qualcosa di inaspettato: decine di volti umani emergono dalla pietra veneto-bizantina di Palazzo Ca’ da Mosto, si affacciano dalle finestre gotiche, guardano il passante con una presenza silenziosa e potente. Non è un’allucinazione. È Il Gesto, il progetto che lo street artist francese JR ha concepito per la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, inaugurata il 9 maggio 2026.
JR — al secolo Jean René, nato a Parigi nel 1983, cresciuto nelle banlieue di Clichy-sous-Bois, famoso per aver incollato ritratti fotografici giganti sui muri di mezzo mondo — sceglie uno degli edifici più antichi della città, oggi sede di The Venice Venice Hotel, per mettere in scena quella che lui stesso definisce una rilettura contemporanea di un capolavoro del Cinquecento. Il punto di partenza è Le Nozze di Cana di Paolo Veronese, dipinto nel 1563 per il refettorio del monastero di San Giorgio Maggiore e oggi conservato — non senza una certa ironia storica — al Louvre di Parigi, lontano dalla città lagunare per cui era stato pensato.
Dal miracolo evangelico alla trasformazione sociale
Nel dipinto di Veronese, l’acqua diventa vino. Nel progetto di JR, il cibo in eccedenza diventa relazione, incontro, dignità. La struttura narrativa è la stessa — un banchetto, una comunità raccolta attorno a una tavola, il miracolo del quotidiano che si fa straordinario — ma i protagonisti sono radicalmente diversi: non nobili veneziani travestiti da personaggi biblici, bensì 176 persone legate al Refettorio Paris, la cucina comunitaria allestita nella cripta della chiesa de La Madeleine, nell’8° arrondissement parigino.
Il Refettorio Paris è un progetto che JR conosce bene: è stato tra i fondatori di questa iniziativa insieme al celebre chef Massimo Bottura, che con la sua rete Food for Soul ha trasformato gli avanzi dei ristoranti di lusso in pasti dignitosi per le persone in difficoltà. Ospiti, volontari, cuochi: sono loro i nuovi commensali del banchetto di JR. Ognuno fotografato, ognuno registrato. Ognuno restituito alla visibilità attraverso l’arte.
È un cortocircuito poetico e politico insieme. Laddove Veronese affrescava il potere, JR restituisce il frame a chi il potere non ce l’ha. Se il pittore veneziano immortalava banchetti opulenti frequentati dai grandi del suo tempo — si dice che tra i musicisti del dipinto abbia raffigurato Tiziano, Tintoretto e sé stesso — il “photograffeur” parigino rimette al centro chi di solito resta fuori dall’inquadratura.
Un palazzo che parla: l’installazione immersiva al Secondo Piano Nobile
L’intervento non si limita alla facciata. All’interno di Palazzo Ca’ da Mosto, al Secondo Piano Nobile, JR allestisce un percorso immersivo che ridefinisce completamente il grande salone: superfici riflettenti, dispositivi scenografici, volti che popolano le pareti come presenze vive. La componente sonora è centrale: ogni ritratto è abbinato a una voce, trasformando lo spazio in un archivio di storie individuali. Non si tratta soltanto di guardare, ma di ascoltare. Di attraversare un racconto stratificato in cui soggetti spesso invisibili diventano protagonisti.
Una piattaforma digitale estende l’esperienza oltre lo spazio fisico: il pubblico può accedere alle biografie dei partecipanti, prolungare il tempo dell’incontro, portarsi a casa qualcosa che non si compra nei negozi di souvenir.
L’arazzo monumentale: quando l’effimero diventa memoria
Il percorso culmina in una seconda sala, dove l’opera assume una forma più stabile e contemplativa. Qui campeggia un arazzo monumentale di 4,30 metri per 7,80, realizzato dal maestro tessitore Giovanni Bonotto con la Fondazione Bonotto. L’opera ha richiesto circa 600 ore tra ricerca e produzione, intrecciando materiali eterogenei: filati ricavati da plastica riciclata, lana vergine, cotone biologico, carta washi giapponese. Il risultato è una superficie densa e complessa, capace di tradurre l’immagine fotografica in tessuto, di dare peso fisico e durevolezza a ciò che altrimenti resterebbe effimero.
È un passaggio significativo nella logica del progetto: dall’installazione temporanea — che resterà sulla facciata solo durante la settimana di apertura della Biennale — alla permanenza dell’arazzo, che accompagnerà il percorso espositivo per tutta la durata della rassegna, fino a novembre. Un ponte tra la sperimentazione contemporanea e la secolare tradizione tessile veneziana, tra il gesto urgente dell’arte di strada e la pazienza meditativa dell’artigianato.
JR e Venezia: una storia di sguardi restituiti
Non è la prima volta che JR sceglie Venezia come palcoscenico. Nel 2022 era già presente alla Biennale con il suo lavoro partecipativo. Nel 2024 aveva avvolto il Venice Simplon-Orient-Express con L’Observatoire, e nel 2025 aveva lasciato il segno sulle Procuratie di Piazza San Marco con Dreams in Transit. La città lagunare sembra esercitare su di lui un’attrazione particolare: è un luogo in cui il tempo si stratifica visibilmente, dove il passato e il presente si mescolano nell’acqua dei canali, dove l’architettura racconta secoli di storia commerciale, artistica e umana.
JR lavora spesso così: sceglie luoghi carichi di memoria e li abita con storie del presente. Ha incollato il volto di un bambino gigante sul confine tra Messico e Stati Uniti. Ha fotografato detenuti in un carcere di massima sicurezza in California. Ha fatto danzare 153 ballerini sulla facciata del Palais Garnier di Parigi davanti a 25.000 spettatori. La sua pratica è sempre partecipativa, sempre radicata in una comunità specifica, sempre alla ricerca di ciò che accomuna più che di ciò che divide.
Un gesto che restituisce
Il titolo scelto per il progetto veneziano — Il Gesto — condensa in due parole l’intera operazione. Da un lato, il gesto come trasformazione: il passaggio dall’ordinario allo straordinario, dall’avanzo al pasto condiviso, dall’invisibile al visibile. Dall’altro, il gesto come atto minimo e universale: la mano tesa, il piatto offerto, il movimento che genera relazione.
Il progetto prevede anche un radicamento nel territorio veneziano: attività organizzate dagli chef dell’hotel, apertura al pubblico degli spazi espositivi, sostegno alle associazioni locali. Persino i materiali dell’installazione sono pensati in un’ottica circolare: al termine della mostra saranno riutilizzati o donati. Nulla si spreca — proprio come nel Refettorio da cui tutto è partito.
In un’epoca in cui l’arte contemporanea rischia di essere percepita come un lusso per pochi, JR continua testardamente a fare l’unica cosa che gli interessa davvero: restituire uno sguardo a chi di solito non viene guardato. E farlo nel posto più improbabile e più giusto del mondo: una facciata storica sul Canal Grande, davanti agli occhi distratti dei turisti, sotto la luce obliqua di una mattina veneziana.
Giornalista appassionata di enogastronomia, lifestyle e tempo libero, racconto storie autentiche che uniscono sapori, culture e tendenze. Con un occhio attento alle eccellenze culinarie e alle novità del mondo del food, esploro territori e tradizioni per offrire ai lettori esperienze autentiche, consigli di viaggio e approfondimenti sul lifestyle contemporaneo. Amo valorizzare la convivialità e il piacere di scoprire, raccontando vini, piatti e luoghi che fanno della qualità e dell’innovazione il loro punto di forza. Nel tempo libero, mi dedico a esplorare nuove destinazioni e sperimentare nuovi trend, condividendo storie e ispirazioni che arricchiscono la vita quotidiana in modo semplice e coinvolgente. Con un linguaggio fresco e coinvolgente, cerco di trasformare ogni articolo in un viaggio sensoriale che stimola curiosità e voglia di vivere.

