Anselm Kiefer torna in Italia e sceglie Milano per celebrare un pantheon invisibile: quello delle alchimiste dimenticate dalla storia. Dal 7 febbraio 2026, la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale ospiterà “Le Alchimiste”, un ciclo di trentotto grandi teleri concepiti appositamente per quel luogo ferito e mai del tutto ricomposto, dove la bellezza sfida ancora le cicatrici della guerra.
La sala che dialoga con la distruzione
La Sala delle Cariatidi porta ancora i segni del bombardamento del 15 agosto 1943, quando uno spezzone incendiario causò un incendio devastante che fece crollare la volta e bruciò le decorazioni settecentesche. Nel 1953, Pablo Picasso scelse proprio questo spazio martoriato per esporre Guernica , trasformando le rovine in un manifesto contro ogni violenza. Oggi Kiefer raccoglie quella sfida: la sua pittura materica e stratificata, dove l’elettrolisi e il fuoco diventano strumenti narrativi, conversa con le ferite del luogo creando un’opera inscindibile.
Caterina Sforza e le scienziate dell’ombra
Il legame con Milano passa attraverso Caterina Sforza, figlia di Galeazzo Maria Sforza duca di Milano, che compose un manoscritto di quattrocentosettantuno ricette tra medicamenti, cosmetici e formule alchemiche. Condottiera, scienziata ante litteram, donna capace di manipolare alambicchi e storte quando la conoscenza sperimentale era dominio maschile. Le sue ricette mediche erano 358 su 454, testimonianza di una rete diplomatica informale tra le corti italiane dedicate allo studio dell’alchimia.
Accanto a lei, Kiefer evoca Maria la Giudea, Isabella Cortese, Marie Meudrac, Rebecca Vaughan, Mary Anne Atwood: figure fantasmatiche che emergono dalle tele come apparizioni. Donne che hanno cercato risposte nella natura, votandosi a una conoscenza concreta quando la scienza moderna non esisteva ancora. Donne spesso perseguitate, costrette a travestimenti e abiure, ma fondamentali per la nascita del pensiero scientifico.
Un’operazione di resurrezione
L’alchimia pervade da sempre il lavoro di Kiefer: nei suoi dipinti i materiali parlano, hanno uno spirito proprio, e attraverso il decadimento contemplano promesse di rigenerazione. Ogni quadro diventa atto di resurrezione: un volto che affiora, una materia che si trasfigura interpretando il motto alchemico Obscurum per obscurius, ignotum per ignotius – l’oscuro attraverso il più oscuro, l’ignoto attraverso l’ancor più ignoto.
La mostra, curata da Gabriella Belli e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte con il contributo di Gagosian e Galleria Lia Rumma, si inserisce nel programma culturale delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 e proseguirà fino a settembre. I biglietti sono acquistabili esclusivamente online, con possibilità di acquisto presso il Museo del Novecento per i posti residui.
Un tributo monumentale che intreccia mito, storia e identità femminile in uno spazio dove distruzione e rigenerazione convivono da ottant’anni.
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