Stephen Frears ci porta nel mondo stonato della peggiore cantante del mondo, Florence Foster Jenkins, la ricca ereditiera che nel 1944 fece il tutto esaurito al Carnegie Hall. Dal 22 dicembre nelle sale italiane.
Florence Foster Jenkins dedica la sua vita alla musica. Abbandona il piano da giovanissima per via della sifilide, contratta dal suo primo marito. Il nuovo compagno e assistente le consente di coronare il suo sogno, cantare di fronte ad un pubblico, nonostante le sue totali incapacità canore.
Quella di Frears è una fresca e divertente commedia sofisticata che denota l’assoluto impegno di un regista che si sporca le mani per la sessantesima volta in ambito cinematografico. Includendo costumi e scenografie, la pellicola dalle particolari tonalità sonore è un vero inno all’amore per la musica, oltre che un teatro di posa per la pluri premiata attrice come Meryl Streep.
A rendere sopportabili più di due ore di strilli, acuti disarmonici e veri e propri schiamazzi da mercato è Meryl Streep, che non a caso è stata nominata di recente ai Golden Globe per la miglior interpretazione da protagonista. Incarna la perfetta ricca donna borghese che svolazza a destra e sinistra come una vecchia fata che non vuole andare in pensione, restituendo il vero amore per la musica (non ricambiato) che la malaticcia signora Foster ha sempre trascinato con se sul palco nonostante l’ilarità del pubblico.
Come in un film di Capra aleggia la dimensione del sogno. A sognare è il giovane pianista assunto dalla signora Foster (quel simpatico Simon Helberg di The Big Bang Theory) che viene catapultato nella grande sala della Carnegie Hall pur non credendo nella sua mecenate , così come la stessa donna che senza rendersi conto dei suoi strilli, spira tra le braccia del suo compagno per via della malattia, consapevole del fatto che nonostante le risate e le cattive recensioni, ha cantato davvero.
Divertente e dinamica l’intera struttura del film nel mostrare un particolare pubblico borghese che pur di restare nella “cerchia dei luminosi” è disposto a tapparsi la bocca con un fazzoletto per non esplodere in fragorose risate durante gli spettacoli della Foster, così come quei critici che accettano compensi generosi da parte dell’elegantissimo St. Clair Bayfield (Hug Grant) in cambio di articoli particolarmente generosi.
Una commedia simil-hollywoodiana vecchio stile editata in tempi moderni, diretta da mani sapienti ed interpretata da chi ha da sempre una marcia in più.

