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Quando la normalità è solo un’illusione

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I Goodman sembrano una famiglia americana come tante: Diana e Dan, genitori premurosi, i figli adolescenti Gabe e Natalie. Eppure dietro questa facciata ordinaria si nasconde un dramma che scava nelle pieghe più oscure della psiche umana. Diana soffre di disturbo bipolare da sedici anni, e quella che appare come vita domestica si trasforma in un viaggio doloroso attraverso allucinazioni, elettroshock e psicofarmaci.

Dal 5 febbraio al 15 marzo, Next to Normal torna all’STM Studio del Teatro Arcimboldi dopo il successo del 2015. Il musical che ha conquistato tre Tony Awards e il Premio Pulitzer per la Drammaturgia nel 2010 – ottavo nella storia del genere a ricevere questo riconoscimento – trova spazio nella nuova sala speak-easy da 98 posti dove gli smartphone vengono sigillati all’ingresso. Un luogo phone-free dove lo spettatore vive l’esperienza teatrale senza filtri.

La forza di un teatro senza compromessi

Nato nel 1998 come workshop di dieci minuti dal titolo “Feeling Electric”, l’opera di Tom Kitt e Brian Yorkey debuttò a Broadway il 15 aprile 2009 rivoluzionando il linguaggio del teatro musicale. La sua forza risiede nell’affrontare temi raramente esplorati: la malattia mentale come protagonista assoluta, il lutto, il suicidio. Nessun happy ending preconfezionato, solo l’onestà brutale di una famiglia che cerca di sopravvivere.

La regia di Costanza Filaroni trasforma lo spazio ristretto dell’STM Studio in una casa mentale dove le relazioni familiari emergono con intensità dolorosa. Il cast italiano – Gaia Carmagnani, Giuseppe Verzicco, Iacopo Cristiani, Francesca Taggi, Jacopo Ferrari e Francesco Iaia – è chiamato a una prova d’attore che richiede vulnerabilità assoluta.

Un manifesto culturale

STM Studio, diretto artisticamente da Marco Iacomelli, rappresenta un atto di resistenza all’epoca della documentazione ossessiva. Qui non si fotografa, non si condivide. Si vive nel presente. Il progetto, nato dalla Scuola del Teatro Musicale con il supporto di Show Bees e finanziato dai fondi PNRR, è un laboratorio della percezione dove anche il pubblico diventa parte del rito scenico.

In un’epoca in cui la salute mentale è al centro del dibattito pubblico, Next to Normal si rivela straordinariamente attuale. Non offre soluzioni, ma uno sguardo onesto sulla condizione umana quando la “normalità” si rivela per quello che è: un’illusione che può frantumarsi in un istante.

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