NN Mag

Due ermellini hanno conquistato l’Italia: perché Tina e Milo sono le star inaspettate di Milano Cortina

Nel teatro dello sport internazionale, dove l’attenzione dovrebbe concentrarsi su medaglie e record, due piccoli ermellini hanno rubato la scena in modo del tutto inaspettato. Tina e Milo, le mascotte ufficiali dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, sono diventati un fenomeno culturale che trascende lo sport, rivelando quanto sia cambiato il modo in cui una generazione intera vive e comunica attraverso simboli visivi.

La corsa all’acquisto che nessuno aveva previsto

Un po’ com’è successo per i Labubu, la situazione è tanto paradossale quanto emblematica dei nostri tempi: i peluche delle mascotte olimpiche risultano introvabili in tutta Italia. Gli scaffali dei negozi fisici sono vuoti, lo store online ufficiale mostra l’impietoso cartello “sold out”, e ogni nuovo rifornimento si esaurisce nell’arco di pochi minuti. Un’ironia che non sfugge a chi osserva il fenomeno: oggi, per ottenere una di queste mascotte, il metodo più sicuro sarebbe vincere una medaglia olimpica, visto che i peluche vengono consegnati agli atleti sul podio insieme al riconoscimento sportivo.

La storia di Tina e Milo comincia nelle aule scolastiche della Calabria. Sono stati infatti gli studenti dell’Istituto Comprensivo di Taverna a disegnare questi due fratelli ermellini, risultando vincitori di un concorso nazionale che ha raccolto oltre 1.600 proposte da ragazzi tra i 6 e i 14 anni. Una collaborazione tra il Comitato Organizzatore Milano Cortina 2026 e il Ministero dell’Istruzione ha trasformato i disegni infantili in icone professionali, mantenendo però quella purezza e autenticità che li rende così amati.

Tina, dal mantello bianco come le nevi di Cortina, incarna l’eleganza delle vette alpine. È nata tra le montagne ma si è trasferita in città, spinta dalla curiosità e dal desiderio di esplorare l’ignoto. Il suo fratello Milo, dal pelo bruno, rappresenta Milano con il suo pragmatismo efficiente. Nato senza una zampa, ha imparato a usare la coda come sostegno, trasformando quella che potrebbe sembrare una limitazione in un punto di forza. Un messaggio potente di adattamento e resilienza che risuona profondamente con i valori paralimpici.

mascotte olimpiche Milano Cortina 2026 Tina Milo, Due ermellini hanno conquistato l’Italia: perché Tina e Milo sono le star inaspettate di Milano Cortina

L’estetica Gen Z che conquista il mondo

Ma cosa rende queste mascotte così irresistibili per la cosiddetta Generazione Z? La risposta sta in un’intersezione perfetta tra design, cultura digitale e identità generazionale. L’estetica dei peluche richiama quella dei Labubu, gli stravaganti personaggi del brand cinese Pop Mart diventati oggetti culto nell’ultimo anno. Non è un caso: entrambi seguono la moda del “bag charm”, quegli accessori che si agganciano a zaini e borse per personalizzare il proprio look.

Per una generazione che comunica principalmente attraverso le immagini, che vive di collezionismo e cerca costantemente icone “instagrammabili”, Tina e Milo rappresentano l’oggetto perfetto. Sono teneri ma non sdolcinati, hanno una storia significativa ma rimangono giocosi, sono simboli ufficiali ma mantengono un’anima indie. Sui social media, le versioni “viventi” delle mascotte si comportano esattamente come influencer: vengono ripresi mentre adocchiano uno strudel davanti a una bancarella, si lanciano nei trend virali su TikTok, tirano “codate” agli atleti nei momenti di pausa. Sono mascotte apertamente Gen Z, come le ha definite lo stesso Comitato Organizzatore.

Il loro debutto sul palco di Sanremo 2024 non è stato casuale. L’edizione condotta da Amadeus puntava proprio ad agganciare il pubblico più giovane attraverso dirette Instagram e un’apertura massiccia ai social. Tina e Milo sono apparsi in quel contesto come ambasciatori di un nuovo modo di vivere lo sport: non solo competizione, ma narrazione, intrattenimento, identificazione emotiva.

Un modello americano che attecchisce in Italia

Il fenomeno delle mascotte olimpiche ha una storia lunga e affascinante. Il primo esempio apparve nel 1968 a Grenoble, con Schuss, un piccolo sciatore stilizzato. Ma fu solo nel 1972 a Monaco che la mascotte divenne ufficiale: Waldi, un bassotto colorato i cui colori incorporavano gli anelli olimpici. Da allora, ogni edizione dei Giochi ha avuto i suoi personaggi, spesso animali nativi del territorio ospitante che incarnano valori culturali specifici.

C’è stato Hodori, la tigre dei Giochi di Seul 1988, ispirata al folklore coreano. I quattro gufi Snowlets di Nagano 1998, che rappresentavano neve, stelle, luna e Olimpiadi. Miga e Quatchi di Vancouver 2010, creature mitologiche tratte dalle leggende aborigene della Columbia Britannica. Ogni mascotte ha raccontato una storia, ma poche hanno generato l’ossessione collettiva che stiamo vedendo con Tina e Milo.

L’Italia sta abbracciando quello che è essenzialmente un modello di entertainment sportivo di stampo americano. Le mascotte non sono più semplici decorazioni, ma diventano parte fondante dello spettacolo, capaci di accendere il pubblico e creare narrazione quasi quanto gli atleti stessi. È un cambio di paradigma già evidente anche nel calcio italiano, come dimostra il successo virale di Pully, l’esuberante mascotte del Cagliari.

L’entusiasmo che supera le aspettative

Luca Casassa, Direttore della Comunicazione delle Operazioni di Milano Cortina 2026, rassicura: “Siamo in costante contatto con i fornitori e presto avremo nuovi peluche. Tutto ciò è un ottimo esempio del grande entusiasmo e dell’eccitazione che stanno circondando i Giochi”. E l’entusiasmo è palpabile ovunque. L’evento sta cavalcando un’onda di euforia che va ben oltre il medagliere, trasformando Milano, Cortina, Livigno, Predazzo e Anterselva in un teatro a cielo aperto fatto di tifo condiviso e voglia di partecipazione.

C’è un’elettricità contagiosa che dalle arene sportive si riversa nelle strade e nelle piazze. La fame di Tina e Milo riflette qualcosa di più profondo: il desiderio di essere parte di un momento storico, di portare con sé un simbolo tangibile di quell’esperienza. In un’epoca in cui tutto è effimero e digitale, possedere un peluche fisico diventa quasi un atto di resistenza, un modo per ancorare i ricordi a qualcosa di reale.

Il lato oscuro del successo

Ma il successo ha generato anche conseguenze indesiderate. Con i prodotti ufficiali introvabili, sono proliferati siti web fraudolenti che imitano lo store olimpico ufficiale, offrendo sconti fino all’80% su merchandise contraffatto. Questi “mirror website” circolano sui social media e vengono inviati via email a utenti che avevano precedentemente acquistato biglietti per le cerimonie o per gli eventi olimpici. Le autorità raccomandano la massima prudenza e di affidarsi esclusivamente al sito ufficiale.

Il mercato secondario è esploso: su piattaforme di rivendita, i peluche vengono offerti a prezzi gonfiati, trasformando ciò che doveva essere un simbolo accessibile di partecipazione olimpica in un oggetto speculativo. È il prezzo del successo in un’economia dell’attenzione dove la scarsità alimenta il desiderio.

Catalizzatori di emozioni positive

Eppure, al di là delle dinamiche di mercato, Tina e Milo rimangono ciò che erano destinati a essere: catalizzatori di emozioni positive. Rappresentano la parte più pura dei Giochi, quella che trascende nazionalismi e geopolitica per abbracciare valori universali. L’inclusione incarnata da Milo, che ha trasformato la propria diversità in forza. La curiosità e l’apertura verso l’altro rappresentate da Tina. La resilienza simboleggiata dall’ermellino stesso, un animale che cambia colore con le stagioni, adattandosi perfettamente all’ambiente alpino più ostile.

In un mondo sempre più polarizzato, dove anche lo sport diventa terreno di scontro, due teneri ermellini ci ricordano che esistono ancora spazi di gioia condivisa e innocenza genuina. Non sono solo mascotte, sono specchi delle nostre aspirazioni: essere forti nella diversità, curiosi verso il nuovo, capaci di adattarci senza perdere la nostra essenza.

Quando i Giochi si concluderanno e gli atleti torneranno alle loro vite, Tina e Milo continueranno a vivere nelle case e nei cuori di migliaia di persone. Alcuni li appenderanno agli zaini, altri li posizioneranno sulle scrivanie, molti li abbracceranno come ricordo di un momento collettivo irripetibile. Perché alla fine, questo è il vero potere delle mascotte olimpiche: trasformare un evento sportivo in un’esperienza umana che ci unisce tutti, indipendentemente da chi vincerà le medaglie.

Exit mobile version