Recensione L'audizione, #”L’audizione”, un film sulle vicende sentimentali e professionali di un’insegnante di violino
5 minuti

“Das Vorspiel” è un film del 2021 diretto da Ina Weisse e interpretato da Nina Hoss, Simon Abkarian e Jens Albinus. Tradotto in italiano con il titolo “L’audizione”, sarà distribuito nelle sale cinematografiche a partire dal 5 maggio per conto della Pier Francesco Aiello Films.

La storia narra le vicende sentimentali e professionali di un’insegnante di violino, Anna Bronsky.

La donna è alle prese con uno studente molto promettente, di nome Alexander Paraskevas, che deve passare gli esami intermedi nella stessa scuola in cui lei lavora. Dopo aver insistito affinché i colleghi lo ammettessero nella sua classe, Anna investe tutti i suoi sforzi nelle esercitazioni di violino con Alexander. Tuttavia, senza rendersene conto, trasferisce sul giovane allievo le pressioni che stanno mettendo a dura prova la sua vita. Anna infatti vive un periodo di alta tensione familiare, in cui lotta contemporaneamente su più fronti, ma continua a lavorare come se nulla fosse. Da un lato, c’è un conflitto inesploso con suo marito Philippe, un liutaio francese, e dall’altro sussiste un conflitto più turbolento con il figlio adolescente Jonas.

Così, per evadere da una quotidianità piatta, interrotta unicamente da silenzi assordanti o da litigi improvvisi, Anna intensifica gli incontri passionali con Christian, suo amante e anch’egli violinista. Ma il caos che si porta dentro, prima o poi, sarà destinato ad esplodere e, spesso, nei modi più imprevedibili.

Il perfezionismo nasce da un senso di inferiorità

Quando ha ideato il film con la sua co-sceneggiatrice Daphne Charizani, la regista Ina Weisse si è addentrata in un mondo noto a entrambe. “Daphne ed io – ha raccontato Weisse – abbiamo suonato per molti anni, lei il violoncello ed io il violino, e siamo stante anche membri di un’orchestra. Quindi, quel mondo, che spesso non è altro che una sorta di regime dove si susseguono strazianti e interminabili prove, c’era molto familiare”. Ina, infatti, riporta con delicata crudezza uno stile di vita spesso alienante, sia per gli allievi sia per gli istruttori, dove si fa molto sport con tutto il corpo oltre che con la mente, accumulando grandi quantità di stress. Quindi, nonostante una nota musicale o il ritmo possano essere perfezionati, è necessario che tutta la postura comunichi serenità ed equilibrio, altrimenti lo spettatore coglierà la rigidità della performance, prima in chi si esibisce e, poi, nella melodia stessa.

Questo è l’insegnamento che Anna tenta di trasmettere ad Alexander, che è un ragazzo visibilmente timido e impacciato ma dotato di una grande sensibilità. A volte, però, Anna ricorre a metodi poco ortodossi per trasmettere un insegnamento, spinta da un maniacale senso del perfezionismo, il che porta a una escalation di emozioni che sfociano in atteggiamenti di sfiducia da parte del ragazzo. Sfiducia che Anna sperimenta già in casa poiché non riesce a stabilire un dialogo con il figlio Jonas, ignorando le sue domande o anche solo denigrandolo se non suona il violino come dovrebbe.

Anna – prosegue Weisse commentando la psiche della protagonista – è convinta che tutto debba essere subordinato alla musica, che bisogna combattere incessantemente, che anche se tu dai tutto, niente è mai abbastanza buono né abbastanza completo, e questo la sottomette a una pressione tremenda. C’è anche un complesso d’inferiorità. Quando in tutte le lodi, fin dall’infanzia, non si è percepito altro che una critica mascherata, è difficile, da adulti, cambiare prospettiva sui propri figli, ma questa non è una scusa per l’abuso di potere nell’istruzione“.

Le cose non dette parlano da sole

Il film di Ina Weisse è un’opera complessa, molto intima e potente, che fornisce uno sguardo peculiare sul mondo privato e pubblico di una madre lavoratrice.

È caratterizzato da un perfetto equilibrio tra ciò che “precede” le conoscenze dello spettatore (parecchie vicende sono mostrate “in medias res“) e quello che viene finalmente mostrato, alimentando la curiosità verso il prima e il dopo.

Un merito non trascurabile è, inoltre, la forte tensione che caratterizza l’alternarsi di sequenze dialogate ad altre “mute”, in cui si sente suonare soltanto. Non vi sono altre musiche, ad esempio canzoni extradiegetiche inserite in post produzione, oltre a quelle generate dagli archetti che stridono sulle corde dei violini.

Infine, una lode va attribuita ai due giovani attori protagonisti, Ilja Monti e Serafin Mishiev, perfettamente in grado di reggere l’esperienza pluriennale dei colleghi più grandi. 

sostieni No#News e visita il nostro sponsor

sostieni No#News e visita il nostro sponsor