Un cielo stellato sopra il Ghetto di Roma: per non dimenticare. Il racconto del “sabato nero degli ebrei”

27 Gennaio 2021 – Nella giornata della memoria (Olocausto) “Un cielo stellato sopra il Ghetto di Roma” diretto da Giulio Base in prima visione assoluta su Rai Play (piattaforma OTT gratuita di RAI). “Segreti, un passato celato, nuove identità e una misteriosa lettera. La storia della Shoah, una delle insanabili cicatrici della storia dell’umanità, raccontata in modo inedito, attraverso l’avventura e la ricerca della verità da parte di un gruppo di giovani ragazzi”. Il film andrà in onda su Rai 1 il 6 febbraio 2021 alle ore 22.50.

Il lungometraggio ha nel suo codice genetico una matrice importante: è concepito per dare un messaggio preciso al pubblico. Un messaggio che arrivi ai giovani in particolare e che sembra affermare di: “continuare a ricordare la storia della Shoah perché chi dimentica è complice, bisogna studiare, comprendere e accogliere le differenze culturali e religiose mantenendo un rigoroso rispetto reciproco”. Come ricorda Giulio Base si tratta di “una storia di ragazzi che si rivolge soprattutto ai ragazzi, ma che guarda alla storia con un ottica verso il futuro”. Da queste premesse è facile intuire il motivo per cui si è scelto proprio di lanciare il film, almeno online, nel corso di questa particolare giornata commemorativa.

La pellicola interviene su due dimensioni temporali che si scontrano e si alternano tra loro. Tutto comincia quando la protagonista trova una valigia nella soffitta di casa sua e, aprendola, scopre una busta di carta contente al suo interno una lettera e una fotografia sciupata. La fotografia è stata scattata più di mezzo secolo prima e raffigura una bambina: Sarah Cohen. Sofia, la ragazza che ha rinvenuto la lettera, si pone la domanda che farà finalmente scattare la narrazione: “dov’è finita Sarah?”. Il mistero, nato come una curiosità personale, s’infittisce e Sofia coinvolge un gruppo di amici (composto di giovani studenti) che decide di impegnarsi per indagare e riuscire a scoprire la vera storia che si nasconde dietro a quell’immagine ingiallita dal tempo. Nel loro percorso di ricerca i protagonisti affrontano un viaggio conflittuale che li mette a confronto con un passato doloroso. Nel corso della storia si incasellano numerosi episodi ingiusti che si ricollegano alla soluzione finale e che sprigionano una violenza abominevole tale da renderli difficili da dimenticare. Ricordare, infatti, è doloroso perché mette a confronto i personaggi con un particolare episodio storico, come quello del rastrellamento del quartiere ebraico di Roma, per il quale si sentono paradossalmente e indirettamente responsabili. Inoltre, i ragazzi, di diversa estrazione sociale e religiosa, scoprono che da quella sofferenza può nascere una riflessione collettiva e costruttiva che ha il potere di guidarli e accompagnarli in comunione verso il loro percorso di crescita esistenziale e morale.

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Il soggetto è stato ideato da Israel Cesare Moscati, regista e sceneggiatore recentemente mancato, è stato il suo primo ed unico soggetto, molto personale e a cui tenne in particolar modo. Amico e collaboratore di Giulio Base, viene coinvolto dall’autore nella realizzazione del film, purtroppo – come racconta quest’ultimo ai microfoni di cinecittà – scompare durante la lavorazione del film e, quindi, il trattamento viene successivamente curato da Giulio Base e Marco Beretta con la preziosa consulenza del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. Il film è stato dedicato a Israel: “Ho imparato tanto da lui – dice Base – aveva la forza delle idee ed era capace di mettere in un film tutto il possibile. Un uomo ricco di una forte e coinvolgente spiritualità”. Sempre per Giulio Base è proprio l’intreccio adolescenziale tra i protagonisti la chiave caratterizzante che riesce ad animare il plot e non il commiato per le vittime dello sterminio.

Il cielo stellato sopra il ghetto di Roma è proprio quel cielo di 78 anni fa che attraverso il tempo e lo spazio osserva, ritorna e racconta, attraverso i più diversi e coinvolgenti punti di fuoco, la notte del 16 ottobre 1943. Una giornata passata alla storia come il “sabato nero degli ebrei”. Quel giorno, in una retata cominciata prima dell’alba, la Gestapo catturò 1259 persone: 689 donne, 363 uomini e 207 bambini. Al rastrellamento collaborarono pure i funzionari del regime fascista che tra le ore 5:30 e le ore 14:00 furono complici della deportazione ad Auschwitz di centinaia di cittadini romani. Shabbat, giorno di festa e riposo per la religione ebraica, venne scelto di proposito nella speranza di sorprendere, inerme, il maggior numero possibile di ebrei. La maggior parte di loro, purtroppo, non uscirà più vivo dalle mura del campo di concentramento di Auschwitz tra i più tristemente noti per il numero di omicidi, ancora oggi emblema e sigillo della memoria dell’olocausto.

Giulio Base racconta di essersi visivamente ispirato, nella realizzazione del film, a Schindler’s list l’inarrivabile opera cinematografica firmata da S. Spielberg nel 1993; una vera e propria pietra miliare del genere. Ci auguriamo che il nobile progetto di Base abbia il successo, la risonanza e soprattutto il riconoscimento socio-culturale che merita. Una buona visione a tutti.