Nel deserto di Alxa, nella Mongolia Interna, il vento non soffia più solo sulle pale delle turbine tradizionali. A trecento metri d’altezza, una struttura aerodinamica grande quanto undici campi da basket fluttua ancorata al suolo, trasformando correnti invisibili in energia pulita. È l’aquilone più grande mai costruito per generare elettricità, e rappresenta una sfida radicale al modo in cui abbiamo sempre pensato l’energia eolica.
Il test condotto a novembre dalla China Energy Engineering Corporation ha dimostrato che catturare il vento in quota può essere più efficiente che costruire torri d’acciaio alte cento metri. L’impianto non ha bisogno di fondamenta massicce né di pale rotanti: un pallone a elio solleva l’aquilone di 5.000 metri quadrati, che una volta dispiegato tende cavi collegati a generatori a terra. Il movimento genera elettricità sfruttando una risorsa finora quasi ignorata: i venti d’alta quota, più forti e costanti di quelli che spazzano la superficie terrestre.
The world’s largest 5,000-sqm airborne wind power kite has successfully completed all scheduled flight tests in Alxa Left Banner, north China’s Inner Mongolia Autonomous Region. As the core equipment of China’s first national high-altitude wind power program, the kite can harness… pic.twitter.com/AqcGQJmtbj
— China Science (@ChinaScience) November 13, 2025
Una tecnologia che ridisegna l’eolico
L’energia eolica in quota non è fantascienza, ma una tecnologia che da oltre quindici anni attira l’attenzione di ricercatori e imprese in tutto il mondo. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, esistono oltre sessanta organizzazioni che lavorano su sistemi eolici aerotrasportati, e il mercato globale potrebbe raggiungere valori significativi entro il prossimo decennio. La promessa è allettante: i venti che soffiano tra i 300 e i 10.000 metri d’altitudine hanno una densità energetica fino a cinque volte superiore rispetto a quelli al suolo.
A differenza delle turbine convenzionali, che richiedono torri, nacelle e pale, questi sistemi utilizzano componenti aerotrasportati, cavi di trazione e infrastrutture minime al suolo. Rispetto all’eolico tradizionale on-shore, questa tecnologia può risparmiare il 95% di consumo di terreno e ridurre l’uso di acciaio del 90%. Il risultato è un impatto ambientale drasticamente ridotto e costi di installazione potenzialmente molto più bassi.
I numeri che cambiano il gioco
Il progetto cinese fa parte del primo grande programma nazionale dedicato all’eolico in quota. Durante i test, condotti il 13 novembre 2025, l’aquilone da 5.000 metri quadrati ha completato con successo il dispiegamento e il recupero in quota, affiancato da prove su modelli più piccoli da 1.200 metri quadrati. Secondo gli sviluppatori, un impianto da 10 megawatt di questo tipo potrebbe generare 20 milioni di kilowattora all’anno, abbastanza per alimentare 10.000 abitazioni.
La Cina non è sola in questa corsa. In Norvegia, la società Kitemill sta sviluppando il sistema KM2, progettato per produrre fino a 100 kilowatt in configurazione base, con piani per scalare fino a 3.000 kilowatt con un’apertura alare di 40 metri. In Europa, diverse startup stanno ricevendo finanziamenti dall’Unione Europea per progetti dimostrativi. Secondo un rapporto di BVG Associates, il mercato globale dell’energia eolica aerotrasportata potrebbe raggiungere circa 100 miliardi di dollari entro il 2035-2040.
Le sfide tecniche e regolatorie
Ma trasformare aquiloni giganti in centrali elettriche affidabili non è semplice. Il sistema deve resistere a turbolenze, condizioni meteorologiche estreme e variazioni improvvise della velocità del vento. Il dispiegamento di una struttura così grande richiede precisione millimetrica: durante il funzionamento, il verricello a terra riavvolge i cavi a velocità di 50-60 chilometri all’ora.
Poi ci sono le questioni normative. In Europa e Nord America, le autorità dell’aviazione e gli enti regolatori stanno iniziando a definire linee guida per le operazioni eoliche aerotrasportate, stabilendo zone di altitudine sicure e protocolli di gestione del traffico aereo. La standardizzazione è cruciale per sbloccare investimenti su larga scala e garantire l’interoperabilità tra componenti di fornitori diversi.
Il futuro è nell’alta quota
La Cina ha già annunciato piani ambiziosi: entro la fine del 2026, il team di sviluppo intende testare più aquiloni in volo simultaneamente e avviare le prime prove di produzione continua. Gli esperti stimano che l’energia eolica aerotrasportata potrebbe raggiungere la parità economica con l’eolico on-shore tradizionale entro la metà degli anni 2030.
L’eolico in quota non sostituirà le turbine convenzionali, ma potrebbe affiancarle in scenari specifici: aree remote, isole, basi militari o regioni dove l’installazione di torri è impossibile o troppo costosa. Il mercato iniziale riguarda applicazioni distribuite e microgrids, ma le proiezioni parlano di una crescita esplosiva. Secondo BVG Associates, la capacità cumulativa globale potrebbe raggiungere 5 gigawatt entro il 2035 e almeno 177 gigawatt entro il 2050.
Il deserto di Alxa potrebbe essere solo l’inizio. Sopra le nostre teste, a quote dove gli aerei di linea non arrivano e le correnti soffiano incessanti, si nasconde una risorsa energetica immensa. E mentre il mondo cerca disperatamente modi per decarbonizzare l’economia senza devastare il territorio, l’idea di coltivare il vento nel cielo, invece che piantare torri sul suolo, sta passando dal sogno alla realtà.
No#News Magazine è il periodico dell’ozio, non nell’accezione oblomoviana del temine, ma piuttosto in quella dell’Antica Roma dell’otium, ovvero del tempo (libero) da impiegare in attività di accrescimento personale. L’ozio, quale uso ponderato del tempo.
Una luogo di analisi e dibattito (senza essere troppo pomposi) sulle numerose sfaccettature e forme che la cultura può assumere e della pienezza di emozioni che questa può dare.
Una rivista che osserva e narra il fermento delle “nove arti” e che indaga la società odierna al fine di fornire approfondimenti meditati e di lungo respiro.

