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Droni tra le vette, il futuro arriva nei rifugi alpini

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L’alba sorge sui ghiacciai altoatesini mentre un ronzio sommesso squarcia il silenzio della montagna. Non è un elicottero, stavolta. È qualcosa di diverso, di nuovo: un drone cargo che solca l’aria rarefatta oltre i tremila metri, portando con sé non solo pacchi e provviste, ma una promessa di cambiamento.

Ventuno voli, quattro rifugi serviti – Borletti, Payer, Vedretta Pendente e Vallaga – e oltre una tonnellata di materiali trasportati nell’estate 2025. Sono i numeri del progetto pilota che la Provincia Autonoma di Bolzano ha realizzato insieme a FlyingBasket, tech company altoatesina specializzata in droni cargo. Per la prima volta in Alto Adige, la logistica di montagna ha sperimentato una via alternativa agli elicotteri: silenziosa, sostenibile, efficiente.

La sfida dei rifornimenti d’alta quota

I droni hanno trasportato uova, latte, pane, succo di mela, ma anche estintori, fusti di birra, bricchetti di legno e olio, raggiungendo quote superiori ai 3.000 metri con carichi fino a 90-120 kg all’ora. Ogni missione è stata completata nell’arco di una sola giornata, con durate comprese tra due ore e quaranta minuti e poco meno di cinque ore.

Il rifugio Payer, arroccato a 3.023 metri, ha rappresentato la sfida più ardua: 40 kg consegnati superando un dislivello di 1.190 metri. Ma è al Borletti che i droni hanno dato il meglio di sé: 391 kg di carico trasportati a 2.188 metri di quota, dimostrando che questa tecnologia non è più fantascienza, ma realtà operativa.

L’ambiente ringrazia

Rispetto ai voli in elicottero – che per soli 10 minuti possono costare circa 950 euro e generare 79 chilogrammi di CO₂ – i droni azzerano completamente le emissioni dirette. Il risparmio stagionale stimato, tra 4,7 e 7,6 tonnellate di CO₂, equivale all’assorbimento annuo di 400-630 alberi. Un risultato che Christian Bianchi, assessore provinciale alle Opere pubbliche, definisce «un passo concreto verso una montagna più moderna e rispettosa dell’ambiente».

Moritz Moroder, CEO di FlyingBasket, sottolinea come questa innovazione rappresenti molto più di un esperimento tecnico: è il matrimonio tra innovazione tecnologica e rispetto del territorio, la dimostrazione che la montagna può essere accessibile senza essere violata.

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