Sempre più avventurieri in stile Indiana Jones 2.0, ma con la voglia di anticipare e prevedere eventuali complicazioni lungo il percorso che li porterà a raggiungere le tanto desiderate mete turistiche.
E’ quanto emerge da uno studio di In a Bottle condotto con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1200 italiani tra i 24 e i 50 anni e su un pool di 20 tra esperti e nutrizionisti per capire come gli italiani si stanno organizzando per i viaggi estivi e i rimedi per un esodo sicuro.
Quanto si sentono pronti gli italiani che si accingono a “invadere” le autostrade italiane destinazione vacanze? Quasi 7 su 10 (68%) confessano di sentirsi preparati e di aver previsto eventuali problematiche che possono insorgere lungo il viaggio, mentre i più “fatalisti” (32%) hanno optato per un approccio più avventuriero perché ritengono che l’imprevisto durante gli esodi estivi sia sempre dietro l’angolo. Cosa preoccupa principalmente durante un viaggio? Le code in autostrada (64%) sono più temute rispetto al caldo eccessivo (55%) e al pensiero di tenere a bada lungo il tragitto bambini (49%) e animali domestici (44%).
Previdenti o avventurieri, quali sono secondo gli italiani gli elementi indispensabili per affrontare un viaggio? Le risposte sono variegate, ma a ricorrere con più frequenza è soprattutto l’immancabile presenza del navigatore satellitare (87%), a cui sembra che gli italiani tengano addirittura più di un bene di prima necessità come la presenza di acqua e cibo (79%) lungo il tragitto, elementi indispensabili ma meno citati, e all’aria condizionata (72%). Ma perché il navigatore è così tanto desiderato come fedele compagno di viaggio? Esso è ritenuto indispensabile perché indica la strada migliore da seguire in base alle proprie esigenze (37%), segnala possibili incidenti o interruzioni di percorso (29%) e la presenza di autovelox e posti di blocco (22%).
Una volta certi di seguire la strada migliore per raggiungere le rispettive località turistiche, gli italiani in viaggio pensano alla qualità del proprio itinerario e quindi al contrastare la calura che, soprattutto nelle ore di punta, può rendere il proprio abitacolo invivibile. Per gli esperti accendere semplicemente l’aria condizionata non basta, ma anzi favorirebbe la disidratazione. “L’aria condizionata, seccando l’ambiente circostante, aumenta la nostra traspirazione e quindi la nostra perdita di liquidi – afferma il Biologo Nutrizionista Mauro Favruzzo – Quando in macchina è accesa l’aria condizionata la sudorazione non si arresta ma continua: con l’ambiente secco il sudore si asciuga subito e quindi non ci accorgiamo della perdita d’acqua. Secondo il Dottor Favruzzo l’apporto di acqua per mantenere l’organismo in equilibrio va oltre i due litri quotidiani. Per questodurante un viaggio in macchina di giorno consiglio a ciascun passeggero di consumare almeno un litro d’acqua ogni 3-4 ore. L’acqua ha una grande capacità termica e ci aiuta a sentire meno gli sbalzi di temperatura.”
Inoltre, è buona regola prima di entrare in macchina per mettersi in viaggio far raffreddare il circuito interno in modo da creare il clima giusto quando ci si troverà all’interno del veicolo. Evitare, quindi, di mantenere l’auto troppo fredda ed eventualmente spostare i bocchettoni dell’aria verso l’abitacolo e non in direzione del guidatore o dei passeggeri. “Durante i lunghi viaggi è consigliato mantenere idratata la pelle con delle creme specifiche oppure spruzzandosi dell’acqua addosso, in particolare sul viso e sui polsi – conclude il Dottor Favruzzo – al fine di combattere la sensazione di secchezza e mantenere idratata la cute”.
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