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Labubu arriva al cinema: il pupazzetto dai denti aguzzi conquista Hollywood

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C’è qualcosa di perturbante, e insieme irresistibile, in quel sorriso. Troppo largo per essere innocuo, troppo furbo per essere casuale. Eppure sono milioni le persone che, negli ultimi anni, hanno voluto quel piccolo elfo beffardo appeso alla propria borsa, al proprio zaino, alla propria vita. Ora Labubu, la creatura nata dalla fantasia dell’artista Kasing Lung, è pronta a fare il grande salto: dal palmo di una mano allo schermo di un cinema. Sony Pictures e Pop Mart hanno confermato che un film live-action e CGI dedicato al personaggio è attualmente in fase di sviluppo iniziale, con la regia affidata a Paul King, il cineasta britannico che ha portato Paddington e Wonka nei cuori del pubblico di tutto il mondo.

Paul King, il regista che trasforma i giocattoli in emozioni

La scelta di Paul King non è casuale, né banale. Il suo ultimo film, Wonka, ha incassato oltre 635 milioni di dollari in tutto il mondo; prima ancora, i due capitoli della saga di Paddington avevano raccolto complessivamente quasi 500 milioni di dollari al botteghino globale. King è un artigiano del racconto capace di operare un piccolo miracolo narrativo ogni volta: prendere un personaggio potenzialmente kitsch o malinconico e trasformarlo in qualcosa di genuinamente toccante. Per il film su Labubu co-scriverà la sceneggiatura insieme a Steven Levenson, il drammaturgo premio Tony noto per Dear Evan Hansen. È una coppia che promette profondità narrativa oltre che spettacolo visivo.

L’origine di un mito: folklore nordico e immaginario asiatico

Prima di diventare un fenomeno da scaffale, Labubu era una storia. Kasing Lung, nato a Hong Kong e cresciuto nei Paesi Bassi, sviluppò fin da bambino una passione per le fiabe nordiche, in particolare per le leggende sugli elfi, che divennero la materia prima della sua immaginazione creativa. Nel 2015 diede vita a The Monsters Trilogy, una serie di libri illustrati che introdusse al mondo Labubu e i suoi compagni: creature dall’aspetto ambiguo, tra il tenero e l’inquietante, animate da buone intenzioni e un talento naturale per il caos. Lung sarà produttore esecutivo del film, garanzia di continuità tra la visione originale e la sua trasposizione cinematografica.

La macchina del desiderio: blind box e psicologia del collezionismo

Il salto da libro illustrato a ossessione globale porta una data precisa: 2019, quando Pop Mart acquisì i diritti del personaggio e cominciò a produrre e distribuire i Labubu in esclusiva, adottando il formato delle cosiddette “blind box”: confezioni chiuse che non rivelano quale personaggio contengano fino al momento dell’apertura. Un meccanismo sottile, che mescola la gioia della sorpresa con qualcosa che assomiglia molto all’adrenalina del gioco. Si compra senza sapere cosa si otterrà. Si ricompra per completare la collezione. Si spende di più per gli esemplari rari. Non è raro che collezionisti particolarmente appassionati abbiano speso migliaia di dollari per le proprie raccolte di Labubu.

Il 2025: l’anno della febbre globale e del lento raffreddamento

Il 2025 è stato l’anno in cui Labubu ha rappresentato un raro caso di soft power cinese capace di raggiungere scala internazionale, conquistando mercati occidentali come Stati Uniti ed Europa. Nell’estate di quell’anno le rivendite sul mercato secondario avevano raggiunto quotazioni vertiginose; poi, man mano che Pop Mart aumentava la produzione per soddisfare la domanda, l’onda aveva cominciato lentamente a ritirarsi. Le star avevano fatto la loro parte: Rihanna, Dua Lipa e Lisa dei Blackpink erano state fotografate con i piccoli mostriciattoli appesi alle loro borse firmate, e i social avevano fatto il resto, amplificando ogni immagine in un’eco globale difficile da orchestrare deliberatamente. Secondo i dati forniti da Pop Mart alla CNBC, nella prima metà del 2025 i prodotti della serie The Monsters rappresentavano il 34,7% dei ricavi totali dell’azienda.

Pop Mart, la startup da 40 miliardi che sogna di diventare Disney

Dietro il sorriso sghembo di Labubu c’è un’azienda che ha riscritto le regole del settore. Pop Mart è oggi valutata quasi 40 miliardi di dollari, una cifra che supera quella di colossi storici come Mattel e Hasbro, costruiti su decenni di Barbie e Monopoly. Il Chief Operating Officer di Pop Mart, Si De, ha dichiarato apertamente che l’azienda guarda a Disney come modello di riferimento, puntando a costruire proprietà intellettuali capaci di durare nel tempo — con Mickey Mouse come esempio supremo di longevità di un personaggio. Il parco a tema già aperto a Pechino, la catena di gioielleria con i personaggi incisi su anelli e pendenti, e ora il film con Sony: ogni mossa segue una logica precisa di costruzione dell’ecosistema.

Hollywood e il fascino irresistibile dei giocattoli

Il cinema, d’altra parte, ha già dimostrato di saper trasformare i giocattoli in oro. Barbie di Greta Gerwig ha ridefinito nel 2023 il concetto stesso di film-branded, diventando un evento culturale prima ancora che un prodotto commerciale. Super Mario ha dimostrato che persino un idraulico pixelato può riempire le sale di tutto il mondo. In questo contesto, la partnership con un grande studio hollywoodiano sottolinea l’ambizione di Pop Mart di usare il cinema e la narrazione per trasformare Labubu in un franchise duraturo, capace di proiettarsi ben oltre il mercato dei giocattoli.

La domanda più interessante, però, rimane aperta. L’identità di Labubu è stata costruita sulla scarsità e sulla sorpresa; il cinema mainstream è quasi l’opposto di tutto questo. La vera sfida sarà capire se Paul King saprà conservare il carattere strano, leggermente inquietante del personaggio quando dovrà parlare a un pubblico di massa. Quel sorriso troppo largo, in fondo, funziona proprio perché non cerca di piacere a tutti. Portarlo sul grande schermo senza addomesticarlo sarà la vera scommessa creativa di questo progetto.

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