Nelle strade di Delhi, dove le temperature invernali possono scendere fino a 5 gradi Celsius, centinaia di persone senza dimora affrontano ogni notte una battaglia silenziosa per la sopravvivenza. Ma è proprio in questa metropoli, teatro di contrasti estremi tra ricchezza e povertà, che un giovane studente ha trovato una soluzione tanto semplice quanto rivoluzionaria per affrontare due emergenze globali: lo spreco tessile e l’ipotermia tra i senzatetto.
Nirvaan Somany aveva solo 16 anni quando ha lanciato Project Jeans – Blue to Green, un’iniziativa che trasforma vecchi jeans in sacchi a pelo per persone che vivono per strada. Oggi, a 17 anni, questo studente della Shri Ram School di Delhi ha già distribuito oltre 2.000 sacchi a pelo, salvando vite umane e impedendo che migliaia di chili di tessuto finissero in discarica.
Un numero che cambia tutto: 10.000 litri d’acqua per un paio di jeans
La scintilla che ha acceso il progetto è arrivata da una statistica scioccante pubblicata dalle Nazioni Unite: per produrre un singolo paio di jeans servono fino a 10.000 litri d’acqua. Quando Somany ha aperto il suo armadio e ha contato cinque paia di jeans, ha realizzato con orrore di avere l’equivalente di 50.000 litri d’acqua nascosti tra i suoi vestiti.
L’industria della moda consuma annualmente oltre 79 trilioni di litri d’acqua, rendendola uno dei settori più idrovori del pianeta. Secondo ricerche pubblicate nel 2022, il settore tessile contribuisce a circa il 20% dell’inquinamento industriale delle acque a livello mondiale, con conseguenze devastanti per le comunità che vivono vicino agli stabilimenti di produzione, concentrate principalmente in Cina e India.
Il denim, in particolare, richiede processi di tintura e lavorazione estremamente intensivi dal punto di vista idrico. Ogni anno, milioni di paia di jeans vengono buttati via quando passano di moda o si usurano leggermente, creando montagne di rifiuti tessili che richiederebbero secoli per decomporsi.
Quando il freddo diventa letale
Dall’altra parte di questa equazione c’è un’emergenza umanitaria spesso invisibile: ogni anno negli Stati Uniti circa 700 persone senzatetto muoiono di ipotermia. I dati del Centers for Disease Control and Prevention mostrano che nel 2023 circa 2.520 americani sono morti per esposizione al freddo, con un aumento del 35% rispetto al 2014.
In California, lo stato con la più grande popolazione di senzatetto d’America, le morti per ipotermia sono più che raddoppiate nell’ultimo decennio, passando a 166 vittime solo nel 2023. Gli esperti collegano questo aumento drammatico all’espansione della popolazione senza dimora, particolarmente vulnerabile durante i mesi invernali.
L’ipotermia può verificarsi anche a temperature superiori ai 10 gradi Celsius, specialmente quando piove. Per chi vive per strada, senza accesso a ripari adeguati, anche una singola notte fredda può rivelarsi fatale. La maggior parte dei centri di accoglienza temporanei apre solo quando le temperature scendono sotto determinati livelli, spesso troppo tardi per prevenire danni alla salute.
Dall’idea al cambiamento concreto
Osservando la sua famiglia donare coperte ai senzatetto durante gli inverni di Delhi, Somany ha capito che serviva qualcosa di più duraturo. Il denim, con le sue proprietà isolanti naturali e la straordinaria resistenza, si è rivelato il materiale perfetto. Servono circa sette paia di jeans per creare un singolo sacco a pelo, progettato per resistere alle rigide notti invernali e offrire protezione duratura.
Il processo produttivo coinvolge dieci donne artigiane del villaggio di Rajokri, vicino a Delhi, che erano precedentemente disoccupate. Somany e sua madre Shivani, che lavora nel settore dell’abbigliamento, hanno testato personalmente i prototipi, dormendo sul portico di casa loro per verificare l’efficacia termica dei sacchi a pelo fino a 6 gradi Celsius.
Ogni sacco viene realizzato tagliando le gambe dei jeans in strisce, aggiungendo uno strato di tessuto di rivestimento e un’imbottitura in schiuma per l’isolamento. Il costo di produzione si aggira intorno agli 800 rupie (circa 9 euro) per sacco, includendo materiali e manodopera.
Un impatto che attraversa i confini
Dal lancio ufficiale nel 2022, Project Jeans ha raccolto oltre 12.000 paia di jeans e distribuito sacchi a pelo non solo a Delhi, ma anche a Mumbai, Kolkata, Pune e altre città indiane. L’iniziativa ha collaborato con organizzazioni come la Robin Hood Army e il Lions Club per raggiungere chi ne ha più bisogno.
Ma l’impatto del progetto ha superato i confini nazionali. Nel 2023, 200 sacchi a pelo sono stati inviati in Turchia e Siria per aiutare le vittime del devastante terremoto, dimostrando come una soluzione locale possa rispondere a emergenze umanitarie globali.
Somany non si limita alla produzione: attraverso la sua newsletter mensile “Environotes”, distribuita a 6.000 bambini nelle scuole pubbliche di Delhi, e mediante conferenze in scuole e aziende, sensibilizza sull’impatto ambientale dell’industria della moda. Un settore che, secondo le stime delle Nazioni Unite, genera il 10% delle emissioni globali di anidride carbonica, superando l’insieme di tutti i voli internazionali e il trasporto marittimo.
Riconoscimenti e futuro
L’impegno di Somany è stato riconosciuto nel 2023 con il prestigioso Diana Award, istituito in memoria della Principessa Diana per onorare giovani che hanno un impatto positivo sulla società. Ha anche ricevuto la medaglia d’argento dal programma Pramerica Emerging Visionaries per le sue soluzioni innovative alle sfide sociali e ambientali.
Il giovane imprenditore sociale ha dichiarato: “Ogni bambino nel mondo dovrebbe avere acqua pulita, aria fresca e un letto caldo dove dormire”. Con piani di studiare sostenibilità all’università mentre continua a espandere Project Jeans, Somany rappresenta una nuova generazione di attivisti che uniscono consapevolezza ambientale e impatto sociale concreto.
La sfida dell’economia circolare
L’iniziativa di Somany si inserisce in un movimento più ampio verso l’economia circolare nella moda. Invece del tradizionale modello lineare “prendi-produci-smaltisci”, l’approccio circolare enfatizza riparazione, riuso, redistribuzione, upcycling e riciclo. Secondo uno studio di Oxfam, estendere la vita degli indumenti di soli nove mesi può ridurre significativamente l’impronta di carbonio e acqua.
La fast fashion, con il suo ciclo di produzione e consumo accelerato, ha intensificato il problema. I marchi sfornano migliaia di nuovi stili ogni settimana, ciascuno richiedendo enormi quantità d’acqua durante la coltivazione delle fibre, la tintura e la rifinitura. Questo ciclo non solo esaurisce le risorse idriche ma contribuisce anche a grave contaminazione dell’acqua nei centri manifatturieri.
Project Jeans dimostra che esiste un’alternativa: trasformare quello che era considerato uno scarto in una risorsa preziosa. Ogni sacco a pelo rappresenta non solo calore e protezione per chi ne ha bisogno, ma anche 120 milioni di litri d’acqua risparmiati e oltre 400.000 chilogrammi di emissioni di carbonio evitate.
La storia di Nirvaan Somany ci ricorda che il cambiamento reale spesso inizia con una semplice domanda: cosa posso fare con quello che già ho? In un’epoca di crisi climatica e disuguaglianza crescente, la sua risposta – trasformare vecchi jeans in speranza – offre un modello potente di come l’innovazione sociale possa affrontare contemporaneamente emergenze ambientali e umanitarie.
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