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Quando gli anime diventano esperienza culinaria

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Dal 15 novembre 2025 al 6 aprile 2026, lo Spazio Varesina 204 nel cuore del Milano Certosa District ospita Itadakimasu, la mostra immersiva che trasforma i piatti iconici dell’animazione giapponese in esperienze reali. Un viaggio sensoriale che fonde immaginazione e tradizione culinaria del Sol Levante, dove ramen fumanti, onigiri avvolti nell’alga nori e bentō colorati prendono vita oltre lo schermo.

L’esposizione nasce da un’intuizione semplice quanto efficace: negli anime giapponesi il cibo non è mai solo cibo. È linguaggio emotivo, strumento di narrazione, veicolo di cultura. Curata dal food creator Samuele Nazionale (@pranzoakonoha) e dalla scrittrice Silvia Casini, l’esposizione è ideata e prodotta da Vertigo Syndrome, realtà fondata nel 2022 da Chiara Spinnato e Filippo Giunti con una missione dichiarata: combattere la noia delle mostre d’arte tradizionali.

Nove stanze per attraversare il Giappone

Il percorso espositivo si snoda attraverso nove sale scenografiche, ciascuna dedicata a un aspetto diverso della cultura culinaria giapponese. Si parte dal Santuario di Inari, dove i visitatori sono accolti dal kami del raccolto e dalle eleganti volpi messaggere divine. Qui si compie un’offerta simbolica e si pronuncia la formula rituale itadakimasu, espressione di gratitudine verso il cibo che dà il titolo alla mostra.

La Sala Ramen ricrea un autentico ramen bar con postazioni individuali in legno, rendendo omaggio al piatto che ha conquistato l’Occidente grazie soprattutto a Naruto di Masashi Kishimoto. Il Banchetto dei Kami, ispirato a La città incantata di Hayao Miyazaki, espone piatti tradizionali realizzati con la tecnica giapponese dello shokuhin sampuru – le riproduzioni in resina che sembrano vere pietanze.

Non manca la sala dedicata a Hanami, l’esperienza della fioritura dei ciliegi in primavera, dove i visitatori possono immergersi in un pic-nic sotto gli alberi tra giochi di luci e ombre. Mentre il Cafè con karaoke celebra l’universo kawaii dei Maid Cafè e dei locali tematici, dando la possibilità di esibirsi sul palco cantando le sigle degli anime più amati.

L’arte dell’allestimento

La mostra si sviluppa con 16 video-ricette originali, 38 sculture in tecnica shokuhin sampuru, 14 stampe ukiyo-e, 22 poster relativi allo Studio Ghibli, 37 poster, 4 cartonati di anime giapponesi e le illustrazioni di Loputyn e Blackbanshee, oltre a contenuti interattivi e un ricco bookshop tematico. Ogni visitatore riceve all’ingresso un ricettario di piatti giapponesi ispirati agli anime scritto personalmente dal curatore, con sul retro le istruzioni per partecipare a una coinvolgente caccia al tesoro.

La sala dedicata ai bentō mostra come ogni mattina, in Giappone, si prepari questo tradizionale porta pranzo: non solo un pasto, ma un piccolo rito quotidiano dove ogni ingrediente viene disposto con cura estetica. Dalle versioni decorate kawaii per bambini a quelle ispirate a Il mio vicino Totoro o Suzume di Makoto Shinkai, la mostra svela i segreti delle polpette di riso onigiri, dei tako-wurstel a forma di polpo e delle Bunny Apples.

La rivoluzione di Vertigo Syndrome

Chiara Spinnato e Filippo Giunti, fondatori di Vertigo Syndrome, hanno dichiarato: “La nostra missione è far uscire sorpreso, divertito e felice soprattutto chi è stato trascinato da qualcuno a visitare controvoglia una delle nostre mostre”. Un approccio che ha già portato al successo esposizioni dedicate agli Yōkai e alle streghe, sempre con l’obiettivo di rendere l’esperienza culturale accessibile, coinvolgente e mai elitaria.

Nella mostra milanese, questo si traduce in allestimenti che evocano l’estate giapponese con le bancarelle dei Matsuri – festival dove gustare takoyaki, kakigori e taiyaki – e nella ricostruzione di una cucina tipica dal gusto retrò. Si attraversa anche il Natale giapponese con il Kentucky Fried Chicken e la Christmas Cake, fino all’ultima sala che racconta l’apertura del Giappone verso l’Occidente durante l’epoca Meiji, quando nacque lo yōshoku, fusione tra piatti occidentali e ingredienti locali.

I curatori hanno costruito un ponte tra cibo e animazione, ispirandosi ai grandi maestri come Hayao Miyazaki, Eichiro Oda e Mamoru Hosoda. Ogni piatto animato diventa esperienza multisensoriale, capace di unire divertimento, conoscenza e scoperta culturale. E per chi restasse insoddisfatto, vale la formula “Soddisfatti o rimborsati“: i visitatori possono richiedere il rimborso completo del biglietto.

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