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Quando il futurismo diventa esperienza: Milano celebra Depero tra arte totale e aperitivi d’avanguardia

mostra Depero Milano Museo Bagatti Valsecchi, Quando il futurismo diventa esperienza: Milano celebra Depero tra arte totale e aperitivi d’avanguardia

Nel cuore della Milano del design e della moda, dove il lusso del presente si intreccia con le memorie del passato, sta per aprirsi un ponte temporale straordinario. Dal 13 febbraio al 2 agosto 2026, il Museo Bagatti Valsecchi ospiterà “Depero Space to Space. La Creazione della Memoria”, una mostra che trasforma l’idea stessa di esposizione in un’esperienza sensoriale completa. Non semplici opere appese alle pareti, ma un viaggio attraverso oltre quaranta opere che vanno dagli anni Trenta agli anni Cinquanta, provenienti dal Mart di Trento e Rovereto, disposte secondo un progetto che fa dialogare epoche e visioni apparentemente inconciliabili.

Il dialogo impossibile tra due visioni del tempo

I baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi trasformarono il palazzo milanese di famiglia alla fine dell’Ottocento, ispirandosi con rigore al Cinquecento lombardo ma senza rinunciare alle innovazioni della modernità: riscaldamento, acqua corrente, luce elettrica. Un paradosso che si ripete, quasi un secolo dopo, nell’opera di Fortunato Depero, l’artista trentino che nel 1957 fondò il primo museo futurista d’Italia, sistemando opere degli anni Cinquanta in un antico edificio medievale di Rovereto.

Questo parallelismo costituisce il nucleo della mostra curata da Nicoletta Boschiero e Antonio D’Amico. Due progetti apparentemente lontani nel tempo e nello spirito, eppure accomunati dalla stessa audacia: abitare la contemporaneità senza rinnegare la storia, creare spazi dove il passato e il futuro coesistono in un equilibrio precario ma affascinante.

Le tarsie di stoffa che hanno rivoluzionato l’arte decorativa

Fortunato Depero inventò la tecnica delle tarsie in panno nel 1917, durante un soggiorno a Capri. Nato quasi per caso da stoffe avanzate dopo progetti teatrali interrotti, questo metodo innovativo sostituì il cartone con un canovaccio e la colla con cuciture precise. Era l’applicazione pratica del principio futurista dell’abbattimento delle gerarchie artistiche: la stoffa diventava pittura, il tessuto si trasformava in scultura.

Nel 1919 Depero aprì a Rovereto la Casa d’Arte Futurista, un laboratorio artistico specializzato nella produzione di tarsie in panno. Con l’aiuto della moglie Rosetta, che guidava le operaie del laboratorio, l’artista creò centinaia di opere che portarono il futurismo italiano nelle case e negli spazi pubblici. Le sue tarsie conquistarono l’Europa: alla Exposition internationale des arts décoratifs et industriels modernes di Parigi ebbero un grande successo.

Il ViBi Bar: quando l’arte incontra la vita quotidiana

Il percorso espositivo culmina con una sezione dedicata al leggendario ViBi Bar di Bolzano, per il quale Depero realizzò nel 1937 sette raffinati pannelli in tessuto. Depero creò la decorazione con sette tarsie in panno inserite in una boiserie per le Cantine Cavazzani. Il locale, che rimase aperto fino al 1972, rappresentava perfettamente lo spirito dell’epoca: un luogo dove l’arte non era confinata nei musei ma permeava la vita sociale.

Nella ex Guardaroba di Casa Bagatti Valsecchi, un’installazione sonora dell’Istituto Barlumen ricrea l’atmosfera vivace del bar. Musica d’osteria, voci, risate: l’esperienza immersiva trasporta i visitatori in quel mondo perduto dove l’avanguardia artistica si mescolava alla convivialità popolare.

L’aperitivo futurista: cinque serate per rivivere un’epoca

Per amplificare questa dimensione esperienziale, il museo ha organizzato cinque “aperitivi futuristi” tra febbraio e luglio. Le serate uniscono visite guidate, musica jazz dal vivo eseguita da un trio appositamente selezionato, e degustazioni di prodotti trentini e cocktail ispirati allo spirito creativo di Depero. Un tentativo ambizioso di far rivivere quella fusione totale tra arte e vita che costituiva l’essenza stessa del progetto futurista.

Non si tratta di semplice intrattenimento museale. L’operazione culturale è più profonda: dimostrare che l’arte del primo Novecento non era solo forma e colore, ma un progetto esistenziale completo. Depero, come i fratelli Bagatti Valsecchi prima di lui, credeva che l’estetica dovesse permeare ogni aspetto dell’esistenza quotidiana. Dalle copertine di Vogue e Vanity Fair che disegnò a New York tra il 1928 e il 1930, ai manifesti pubblicitari per Campari, dai giocattoli meccanici alle scenografie teatrali: tutto era arte, tutto era vita.

Un artista totale per un’epoca di confini labili

Depero disegnò di tutto: dai “panciotti futuristi” indossati da Marinetti agli arredi d’interni, dall’editoria alla pubblicità. La sua versatilità lo rese un precursore del design contemporaneo, capace di passare dalla pittura alla scenografia, dalla grafica alle arti applicate senza soluzione di continuità.

Oggi, mentre le discipline artistiche tornano a ibridarsi grazie alle tecnologie digitali, l’esperienza di Depero appare sorprendentemente contemporanea. La mostra al Museo Bagatti Valsecchi non è quindi solo un’operazione di memoria storica, ma un invito a ripensare il nostro rapporto con l’arte e con gli spazi che abitiamo.

L’allestimento progettato dallo studio A-Fact di Milano esalta proprio questa dimensione: le opere di Depero non sono esposte come reperti da contemplare a distanza, ma dialogano attivamente con gli ambienti storici del palazzo. Il risultato è un cortocircuito temporale dove il Rinascimento, l’Ottocento e il Novecento si sovrappongono in una visione corale.

Oltre la nostalgia: un messaggio per il presente

Ciò che rende questa mostra particolarmente significativa è la sua capacità di parlare al presente senza cadere nella trappola della nostalgia. L’esposizione sancisce il ritorno a Milano di Fortunato Depero dopo 35 anni dall’ultima retrospettiva. Ma più che celebrare un maestro del passato, l’evento interroga il nostro modo di concepire gli spazi abitativi e culturali.

I fratelli Bagatti Valsecchi vissero come principi rinascimentali godendo delle comodità del loro tempo. Depero sognò una casa d’arte dove design, pubblicità e alta cultura convivessero senza gerarchie. Oggi, in un’epoca di specializzazioni sempre più rigide, questi esempi storici suggeriscono possibilità diverse: spazi ibridi dove il bello e l’utile, l’antico e il contemporaneo, la contemplazione e l’azione possano ancora coesistere.

La vera eredità di Depero, quella che la mostra milanese cerca di trasmettere, non sta tanto nelle singole opere quanto nell’audacia di un approccio totale all’esistenza. Un’audacia che trasformò stoffe da teatro in capolavori tessili, bar popolari in gallerie d’avanguardia, velocipedi e mongolfiere in simboli di un futuro che non smetteva mai di correre. E che forse, davanti ai pannelli colorati del ViBi Bar ricreati nel cuore di Milano, può ancora insegnarci qualcosa sul nostro rapporto con il tempo, lo spazio e la bellezza.

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