#Lavoro: “non mi trovo bene? Mi dimetto!”
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Se il collaboratore non si trova bene in azienda è facile che vada via. E’ un approccio al lavoro sempre più frequente. Solo in Italia sono un milione e 81 mila i lavoratori che si dimettono, secondo un’indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.

Le risorse umane sono un asset strategico per l’azienda. Nel libro Il marketing della felicità lo spiega bene l’autrice Maurizia Rimondi. Prendersi cura dei collaboratori e spostare la comunicazione verso il marketing interno diventa fondamentale per l’azienda che in questo momento di incertezza non può permettersi di perdere il capitale umano.

Il problema più grosso che hanno oggi le aziende di qualsiasi settore e grandezza è come attirare e trattenere le persone, questo può essere il vero limite allo sviluppo. Le imprese si stanno chiedendo come fare a crescere in un contesto che oggi è per tanti aspetti privo di certezze. Considerare i collaboratori il nuovo asset strategico per innovare potrebbe essere la soluzione a questo enigma.

“Stiamo vivendo nell’era della Yolo Economy (“si vive una volta sola”), racconta Maurizia Rimondi, autrice del libro il Marketing della felicità (https://www.ilmarketingdellafelicita.com/home) – quel periodo storico in cui le persone non si accontentano più del posto fisso e di uno stipendio a fine mese e anche in assenza di reali opportunità, scelgono di dimettersi e di non scendere più a compromessi a favore di una maggiore qualità della vita”.

A confermarlo è un’indagine condotta dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro: sono un milione e 81 mila i dipendenti italiani che nei primi nove mesi del 2021 hanno deciso di lasciare volontariamente il lavoro e quasi uno su due, dopo aver rassegnato le dimissioni, non ha più un contratto attivo perché è alla ricerca di un’altra occupazione.

Prendersi cura delle persone

“Ecco che in questo contesto prendersi cura delle persone con cui si lavora e spostare la comunicazione verso il marketing interno diventa fondamentale – continua Rimondi – per ripristinare un dialogo che è spesso mancato all’interno di quelle aziende incapaci di far fronte alle nuove dinamiche dovute allo smartworking, ma più in generale dove non c’è una cultura aziendale fatta di trasparenza e condivisione.”

Il libro

Nel libro Rimondi propone diverse attività che vanno in questa direzione che seguono una strategia di marketing applicata all’interno dell’azienda. Tra i diversi aspetti affrontati tre possibilità per l’impresa di creare engagement tra le persone:

La cultura del lavoro, ovvero condividere mission e progetti dell’azienda, rendere partecipi le persone, sollecitare la collaborazione e la condivisione, perché la forza della squadra otterrà sempre risultati più interessanti del singolo.

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Il valore degli spazi che influenza il clima aziendale, stimola la creatività, aumenta l’appartenenza, etc.

L’employer branding per abbattere le barriere e favorire l’incontro tra le persone e l’azienda che decide.

Un libro che fa pensare e che può essere di ispirazione per tanti imprenditori. La parte dedicata ai case study evidenzia l’approccio verso e con le persone, che già diverse aziende hanno deciso di attivare, come Ducati, Eurocompany, Davines, birrificio Baladin, Vanoncini e Zordan.