#Perché le donne, la forza, non ce l’hanno solo nell’animo ma pure nelle bracciatempo di lettura: 4 min

Per la prima volta in vita sua, persino Sabina non solo si astiene dal prendere le difese di Maria, come sua abitudine, ma si mostra la più animosa del gruppo di coloro che la criticano.

«Non è cristiano, non si può accettare che la creatura non sia battezzata e non abbia un nome a due mesi dalla nascita» afferma nei capannelli di comari.

[…]

Alla sera, quando Maria torna dopo l’ultimo viaggio dalla fonte, la trova in casa.

Ha già dato il latte alla bimba, l’ha accudita e cullata.

«Tua figlia è stata battezzata» le annuncia senza preamboli: «Ho fatto io da madrina. E ho deciso di chiamarla Nella».

Poi rovescia le braccia sui fianchi e si pianta solidamente sui due piedi, pronta alla battaglia.

Ma l’acquaiola la sorprende ancora una volta, con una delle sue uscite inattese.

«Come Dio vuole» risponde.

E si rimette al lavoro senza aggiungere una parola.

[…]

Maria non è preparata.

Qualcosa le serra la gola, come un boccone amaro che non vuole andare né su né giù. Il coltello è ancora li nelle sue carni, dove Isidoro l’ha piantato quella sera, e prova lo stesso dolore acuto, che non si è mai attenuato, neppure di poco. Ha provato a dimenticarlo, come ha dimenticato fanti altri dolori, ma questo non passa, forse perché il frutto di quell’offesa è sempre li, sotto i suoi occhi, a rammentargliela. E anzi tormento si è aggiunto a tormento, perché a lei pare proprio di non amarla, sua figlia, e si domanda ogni giorno che razza di mostro sia, una donna che non riesce ad amare la propria creatura.

Nemmeno le bestie si comportano come lei, anzi si lasciano ammazzare per difendere i loro cuccioli.

Fra lei e ala figlia, invece, c’è un solco di rancore che nessuna delle due riesce a colmare, dal momento che ognuna incolpa l’altra del proprio destino e del proprio dolore.

[…]

«Le donne non sono tutte come te, Maria. Tu sei … diversa. Ma le altre hanno paura, ad affrontare il mondo da sole. Cosa ti dirà, tua figlia? Che sei stata una cattiva madre, che hai pensato solo a te e non a lei.»

Un romanzo duro e forte come la protagonista: Maria.

Ambientato in un piccolo paese, all’inizio del secolo scorso, dell’Appennino centro meridionale.

Un paese dove ancora in casa non c’è l’acqua e la vita è scandita dai ritmi della terra.

La protagonista è l’addetta che ne rifornisce la casa del signorotto locale di acqua. Ogni giorno, per più volte al giorno, indipendentemente dalle condizioni climatiche percorre i 3 km che separano la casa dalla fonte e viceversa.

È il lavoro, il suo lavoro, è l’unico lavoro che le permette di poter sopravvivere. Di certo non le consente di sbarcare il lunario o di potersi permettere di sfamarsi se non con un tozzo di pane e delle verdure che ha piantato nell’orto.

Maria ha scelto la via meno facile che la vita le possa offrire.

A differenze delle altre donne del paese lei ha deciso di non sposarsi, non ha bisogno di un uomo per farsi mantenere. Perché, alla fine, la sua vita non sarebbe molto diversa da quella che è. Sposarsi significa finire a far la serva ad un uomo e lei l’ha già fatta a suo padre vecchio ed ammalato.

Maria vuol star sola, perché lei basta a se stessa.

Ma il destino ha altri programmi. Opzioni che lei non aveva mai contemplato e che non accetterà mai: una figlia.

Ecco cosa le ha riservato il futuro. Una figlia frutto non dell’amore ma di una violenza. Una violenza che cercherà con tutte le forze di dimenticare ma non ci riuscirà perché il frutto di quella violenza è sempre lì sotto i suoi occhi.

E intorno a questa donna, dalle braccia forti e possenti come quelle di un uomo, dalle mani ruvide e nere di terra, dagli occhi color del cielo ruoteranno altri personaggi.

Maria l’acquaiola è una donna legata alle antiche tradizioni di un popolo rurale e analfabeta, assuefatta e rassegnata ad una vita di miseria, sacrifici e soprusi sopportati con fatalistica sottomissione.

Scopriremo la grandiosità di questa donna che sembra incapace di amare; ma saprà stupirci perché a ridosso dei suoi ultimi anni di vita ci rivelerà di quanta dolcezza sono capaci quelle mani tanto ruvide e nere di terra, di quanto amore possa serbare il suo cuore, di quanto dolce possa essere la sua voce mentre canta una nenia.

Una grande storia.

Una grande donna.

Entrambe difficili da dimenticare.

Juri Signorini

Juri Signorini

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Viaggiatore iperattivo, tenta di sempre di confondersi con la popolazione indigena. Amante della lettura, legge un po' di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare ai sofferenti per amore, inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa. Melomane vecchio stampo: è chiamato il fondamentalista del Loggione. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L'opera preferita tuttavia è la Tosca, la quale si narra, ma non vi sono prove certe, lo abbia commosso fino alle lacrime...