Pensate che i dintorni di Milano siano solo una distesa di pianura condita da smog?

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Bastano un’automobile e un po’ di curiosità per scoprire che invece esistono suggestivi luoghi fuori dal tempo come le Abbazie immerse nelle campagne; mete di itinerari costituiti da veri e propri sentieri da percorrere anche a piedi o in bicicletta, creati ad hoc dall’ente Città Metropolitana di Milano allo scopo di divulgarne la conoscenza e le innumerevoli iniziative ad essi collegate (http://www.cittametropolitana.mi.it/strada_abbazie/).

Infatti a pochi chilometri dalla inarrestabile città ci si può imbattere in atmosfere di pace dove ritrovare un barlume di lucidità e speranza soprattutto in questi giorni in cui è bastato un attimo a farle evaporare.

Per un mini tour di mezza giornata si potrebbe iniziare partendo dalla zona sud; a pochi chilometri da Porta Romana infatti si trova l’Abbazia di Chiaravalle, complesso monastico cistercense risalente al 1135. Voluta da Benedetto di Clairvaux che arrivò dalla Francia con i suoi monaci al seguito deciso a diffondere anche qui il mantra dell’epoca “ora et labora” su cui progettò la struttura dando una grande spinta allo sviluppo agricolo del territorio.

Già da qualche chilometro di distanza la Torre soprannominata Ciribicciacola svetta preannunciando la sacra atmosfera d’altri tempi che si respira all’interno della chiesa. Ampia e imponente, le varie opere rinascimentali ne arricchiscono l’austero stile romanico medioevale, ed è facile immaginare schiere di monaci intenti a intonare canti gregoriani avvicinandosi allo spazio del coro con le sue file di sedie in legno.

All’esterno un mulino a due piani con annesso orto ospita diverse iniziative didattiche per grandi e bambini, e immancabile è una sbirciata a la “Bottega dei Monaci” tra prodotti freschi o rielaborati dai monaci stessi, provando magari a captare qualche curiosità sulla leggenda che sia stata messa a punto proprio qui la ricetta del Grana Padano DOP.

Spostandosi poi di qualche chilometro verso San Giuliano Milanese si arriva all’Abbazia di Viboldone nel cuore della Valle dei Monaci, meno “mondana” della vicina Chiaravalle è immersa in un contesto rustico in contrasto con il suo piccolo e colorato interno; caratterizzata dai classici mattoni a vista rossi e intonaco bianco, è decorata da affreschi trecenteschi e piccoli motivi che ravvivano muri e colonne. La sua costruzione iniziò nel 1176 ma venne portata a termine verso il 1300 grazie alla confraternita laica degli Umiliati anche loro dediti all’agricoltura e alla produzione di lana con tecniche innovative. Ora sono invece le suore benedettine di Viboldone a prendersene cura, affiancando alle consuete attività il restauro di testi antichi.

Circa mezz’ora di macchina separa invece da Morimondo sulla riva sinistra del Ticino dove distese di campi e svariate cascine ribadiscono la forte connotazione fieramente agricola di questo territorio. Passeggiando tra case pittoresche ricavate da ex stalle e strutture agricole, osterie tipiche e altre meno, si arriva al monastero anch’esso voluto da monaci cistercensi provenienti dalla francese Marimond; la struttura è stata eretta tra varie battute d’arresto dovute a diversi saccheggi e scontri susseguitisi nel tempo, e rappresenta nei suoi vari aspetti un esempio di tipica arte lombarda trecentesca. Il fascino di Morimondo, però, sta anche nel suo bucolico contesto come i sentieri dei campi circostanti dove l’orizzonte a perdita d’occhio e il silenzio valgono bene un’esplorazione.

Per concludere il mini-tour un assaggio della vera cucina milanese è quasi d’obbligo, magari spostandosi nel piccolo borgo di Fallavecchia a neanche 5 minuti di macchina da Morimondo, dove l’omonima “Trattoria Fallavecchia” fa capolino appena svoltata la curva. I profumi che accolgono all’entrata non smentiscono l’assaggio: una cucina casalinga a base di ingredienti genuini con un soddisfacente rapporto qualità prezzo. Fallavecchia è un minuscolo complesso magico immerso in un’atmosfera inspiegabile con le mucche che dalla loro stalla osservano i passanti, mentre a pochi metri svetta un tendone da circo, sede del teatro “Pane Mate” nominato, per l’appunto, “La scuola della Fantasia”.

L’emergenza Coronavirus ha costretto la città a un arresto forzato e a noi cittadini non è rimasto che adeguarci. Non è un momento facile ma potrebbe essere un buon modo per sviluppare la famosa resilienza, per esempio vivendo in maniera alternativa i luoghi e valorizzando quello che la città ha ancora da offrire.

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