In un palazzo storico nel cuore di Milano, tra le sale del Portrait Milano, si snoda una narrazione che attraversa settant’anni di storia dello sci e dell’alpinismo. “The Beyond Performance Exhibit” non è semplicemente un’esposizione di capi d’abbigliamento tecnico: è un viaggio nel tempo che racconta come l’equipaggiamento da montagna sia diventato un simbolo culturale, trasformandosi da strumento di sopravvivenza a icona di stile.
La mostra, visitabile fino al 28 febbraio su prenotazione, celebra Moncler Grenoble, la linea che più di ogni altra incarna lo spirito originario del marchio francese nato nel 1952 a Monestier-de-Clermont, piccolo comune alpino da cui deriva il nome Mon-Cler. È qui, tra le montagne dell’Isère, che René Ramillon e André Vincent fondarono un’azienda destinata a rivoluzionare l’abbigliamento da alta quota, inizialmente producendo tende e sacchi a pelo per gli alpinisti.
Dal K2 alle Olimpiadi: quando la tecnica incontra la storia
Il percorso espositivo si articola attraverso tre sentieri tematici che rievocano i colori delle piste da sci. Il Blue trail, dedicato alle origini, riporta i visitatori al 1954, anno della storica conquista italiana del K2. Fu proprio Moncler a equipaggiare quella spedizione leggendaria guidata da Ardito Desio, fornendo ai protagonisti dell’impresa – Lino Lacedelli e Achille Compagnoni – giacconi imbottiti capaci di resistere alle temperature estreme della seconda montagna più alta del mondo.
Quell’impresa segnò una svolta. Il piumino Moncler divenne sinonimo di affidabilità estrema, un passaporto per l’impossibile. Gli alpinisti di tutto il mondo iniziarono a cercarlo, consapevoli che in quota la differenza tra vita e morte potesse dipendere dalla qualità dell’isolamento termico. La tecnologia del piumino d’oca, sapientemente trapuntato per evitare la migrazione delle piume, rappresentava allora quanto di più avanzato esistesse nel settore.
Il White trail sposta l’attenzione sugli anni d’oro delle competizioni invernali. Qui emergono le divise olimpiche, testimonianza di come Moncler sia diventato fornitore ufficiale della squadra francese di sci alpino negli anni Sessanta e della nazionale italiana di sci freestyle più recentemente. Le tute da gara esposte raccontano l’evoluzione dei materiali: dal nylon pesante delle prime generazioni ai tessuti tecnici contemporanei, capaci di garantire impermeabilità, traspirabilità e aerodinamica.
L’archivio segreto di un collezionista visionario
Uno degli elementi più affascinanti dell’esposizione è il contributo di Dapper Dylan, figura leggendaria tra i collezionisti di vintage sportswear. Dylan ha messo a disposizione pezzi rarissimi dalla sua collezione personale, che spazia dal 1952 al 2002, un arco temporale che copre l’epoca d’oro dell’esplorazione alpinistica fino alla trasformazione di Moncler in marchio di lusso globale.
Tra i capi esposti si possono ammirare giacche da spedizione mai viste prima, alcune delle quali portano ancora le tracce delle avventure che hanno vissuto: cuciture riparate in quota, macchie di fango himalayano, piccoli strappi rattoppati. Sono oggetti che parlano un linguaggio universale, quello della resistenza umana di fronte alle forze della natura.
La collezione include anche pezzi degli anni Ottanta, quando Moncler conobbe una seconda giovinezza grazie all’adozione del marchio da parte della scena paninara milanese. I giovani dell’epoca scoprirono che quei piumini tecnici, nati per proteggere gli alpinisti a ottomila metri, potevano diventare uno statement di stile urbano. Fu un fenomeno sociologico inatteso che trasformò un brand di nicchia in un fenomeno di massa.
La rinascita sotto la guida di Remo Ruffini
Il Red trail conduce verso il presente e il futuro, celebrando la trasformazione strategica avviata da Remo Ruffini dopo l’acquisizione del marchio nel 2003. L’imprenditore italiano ha saputo preservare l’heritage tecnico del brand reinterpretandolo attraverso una visione contemporanea che fonde performance e haute couture.
Le passerelle di New York e Aspen documentate nella mostra rappresentano momenti chiave di questa evoluzione. Moncler ha portato le sfilate sulle piste da sci, creando eventi spettacolari dove i confini tra sport, moda e intrattenimento si dissolvono. Modelli che sfilano sulla neve, installazioni luminose tra i boschi alpini, performance artistiche a temperature sotto zero: ogni presentazione diventa un manifesto dell’identità del brand.
Sotto la direzione creativa di Sandro Mandrino per la linea Grenoble, le collezioni hanno mantenuto un’anima autenticamente tecnica. Ogni capo è testato in condizioni estreme, utilizzando materiali all’avanguardia come il Gore-Tex Pro, le membrane impermeabili intelligenti, i tessuti stretch a quattro direzioni. Ma la tecnicità si sposa con un’estetica raffinata: il taglio delle giacche è studiato come quello di un abito sartoriale, i colori spaziano dalle tinte vivaci degli anni Ottanta alle tonalità sobrie e metropolitane.
Un dialogo tra passato e futuro nel giardino di Portrait Milano
L’allestimento nel giardino interno del Portrait Milano non è casuale. Lo spazio, normalmente riservato agli ospiti dell’hotel cinque stelle, diventa una scenografia naturale che richiama i paesaggi alpini. Le installazioni dialogano con la vegetazione, creando un contrasto suggestivo tra natura e tecnologia, tra tradizione artigianale e innovazione.
I visitatori possono osservare da vicino dettagli costruttivi che normalmente sfuggono: le cuciture termosaldate, i sistemi di ventilazione regolabili, le zip a prova di ghiaccio, le tasche posizionate per essere accessibili anche indossando uno zaino. Ogni elemento racconta una storia di problem solving, di soluzioni ingegneristiche sviluppate per rispondere a esigenze concrete degli atleti.
La mostra si chiude con uno sguardo verso l’innovazione sostenibile, tema sempre più centrale anche nel settore dell’abbigliamento tecnico. Moncler sta sperimentando piumini prodotti con piume certificate, tessuti riciclati, processi produttivi a ridotto impatto ambientale. È una sfida complessa: mantenere performance estreme riducendo l’impronta ecologica richiede investimenti in ricerca e sviluppo.
“The Beyond Performance Exhibit” dimostra che l’abbigliamento tecnico può essere oggetto di narrazione culturale. Ogni giacca esposta è un documento storico, testimone di un’epoca in cui l’uomo sfidava i propri limiti fisici attraverso l’esplorazione geografica. Oggi quelle stesse tecnologie si sono democratizzate, ma conservano il fascino delle origini, quando salire una montagna significava entrare nell’ignoto.
Il mio sport preferito è imbucarmi alle sfilate di moda.
Racconto con passione le tendenze che scandiscono il ritmo del mondo contemporaneo. Attraverso i miei articoli, esploro il connubio tra creatività e innovazione, dando voce a stilisti emergenti e grandi nomi della scena internazionale. Amo analizzare non solo gli abiti e gli accessori, ma anche i contesti culturali e sociali che ne influenzano l’evoluzione. Il mio obiettivo è offrire ai lettori insight esclusivi e storie appassionanti che raccontano il dietro le quinte delle sfilate, le ispirazioni dei designer e le nuove frontiere del design. Con uno sguardo attento e uno stile narrativo coinvolgente, trasformo ogni pezzo in un racconto unico, capace di ispirare e informare chi ama vivere la moda come forma d’arte e espressione personale.

