Nell’assordante frenesia della vita quotidiana, ci siamo dimenticati del silenzio? Non proprio, ma sicuramente ogni tanto avvertiamo il bisogno di spegnere ogni dispositivo tecnologico, isolarci e concedere un po’ di riposo alle nostre orecchie. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Top Doctors®, azienda specializzata in servizi tecnologici per la sanità privata, in occasione della Giornata Internazionale per la cura dell’orecchio e dell’udito, che cade il 3 marzo di ogni anno.
Il silenzio viene ricercato in particolare nella propria abitazione, che in questi mesi è diventata sempre più sinonimo di luogo sicuro in cui rifugiarsi (secondo una ricerca Arexons, il 54% delle persone la sente infatti più “sua”, rispetto a prima della pandemia). Sarà anche per questo che, nella scelta della casa in cui abitare, ma anche di una struttura ricettiva in cui soggiornare per qualche notte, gli italiani oggi prestano sempre più attenzione al fattore “rumori”. Per oltre la metà del campione, il 52%, la tranquillità è una condizione sine qua non: non potrebbero mai tollerare una zona rumorosa anche di notte. È comunque un aspetto da tenere in considerazione per il restante 36% degli interpellati, mentre solo il restante 12% non lo considera un fattore dall’impatto determinante nella scelta.
Insomma, cerchiamo il silenzio, ma siamo sicuri di saperlo affrontare? Le emozioni che, nell’immediato, il silenzio genera in noi sono in effetti complesse da gestire. In una situazione di assoluta quiete, solo il 21% si sente perfettamente a suo agio e il 26% rilassato. Il 53% del campione, invece, prova sensazioni negative che spaziano dall’ansia ad, addirittura, il fastidio. Sentimenti acuiti nel periodo del primo e più duro lockdown, quando nostro malgrado abbiamo dovuto fare i conti con un silienzio ritrovato e inaspettato.
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