Lungo meno di un chilometro nel cuore dell’antica Baghdad, Al-Mutanabbi Street racconta una storia che va oltre le pagine dei libri ammassati sui suoi scaffali polverosi. È la storia di un luogo dove le idee hanno sempre resistito, dove la cultura si è fatta scudo contro la violenza, dove ogni venerdì da decenni studiosi, poeti, artisti e semplici lettori si ritrovano tra bancarelle stracolme di volumi, provenienti da ogni angolo del mondo.
Una strada che ha attraversato i secoli
La storia di questa strada risale al Califfato Abbaside, quando divenne il primo mercato di librai di Baghdad. Per oltre mille anni, Al-Mutanabbi ha assistito ai cambiamenti politici e culturali della regione, sopravvivendo a imperi, guerre, dittature e invasioni. Nel 1932, Re Faisal I la inaugurò ufficialmente dedicandola ad Abu al-Tayyib al-Mutanabbi, il celebrato poeta iracheno del decimo secolo, una delle voci più autorevoli della letteratura araba classica.
Abu al-Tayyib Ahmad ibn al-Husayn, nato a Kufa nel 915 e morto nel 965, è considerato uno dei massimi poeti della lingua araba. La sua opera, caratterizzata da panegirici elaborati e da un orgoglio sconfinato, continua a essere studiata e citata in tutto il mondo arabo. Il suo soprannome, al-Mutanabbi, significa “colui che si spaccia per profeta”, un epiteto che si guadagnò dopo un tentativo di rivolta nel deserto siriano.
La strada che porta il suo nome inizia con un arco adornato dalle citazioni del poeta e termina con una statua di al-Mutanabbi, scolpita dall’artista Mohammed Ghani Hikmat, che osserva il Tigri dall’alto. Tra questi due punti, si snoda un universo di carta e inchiostro.
Il detto che definisce un’anima
“Il lettore non ruba e il ladro non legge“: questo antico detto iracheno spiega perché i libri rimangono esposti sulla strada anche di notte. Non si tratta di ingenuità, ma di una profonda fiducia nel potere trasformativo della lettura. I librai di Al-Mutanabbi hanno sempre creduto che chi ama i libri non può compiere azioni disoneste, e che chi sceglie la criminalità difficilmente si avvicinerà alla cultura.
Nei decenni, Al-Mutanabbi Street si è evoluta in un simbolo di libertà intellettuale, attirando scrittori, artisti e voci dissidenti da tutto il paese. Qui è nato il celebre proverbio arabo: “Il Cairo scrive, Beirut pubblica e Baghdad legge“. Un’affermazione che riassume il ruolo centrale che questa città, e in particolare questa strada, ha avuto per generazioni nella diffusione della conoscenza nel mondo arabo.
Lo Shabandar Café: memoria vivente di Baghdad
All’angolo di Al-Mutanabbi Street sorge lo Shabandar Café, uno dei più antichi caffè di Baghdad, fondato nel 1917. L’edificio che lo ospita era in origine una tipografia chiamata “Al-Shabandar Press”, di proprietà di Musa al-Shabandar. Quando questi tornò dall’esilio, trasformò l’edificio in un caffè che divenne rapidamente punto di ritrovo per intellettuali, poeti e politici.
Le pareti interne del caffè sono decorate con vecchie fotografie che risalgono alla Baghdad del diciannovesimo e dell’inizio del ventesimo secolo, incluse immagini di pascià ottomani, Re Faisal I e II, ministri dell’era reale, poeti e artisti iracheni. Il caffè serve tè al limone preparato secondo la tradizionale ricetta baghdadina e il narghilè. A differenza di molti altri caffè in Iraq, giochi come domino e backgammon erano vietati nel caffè per dare spazio al dialogo e agli scambi culturali.
Mohammed al-Khashali, proprietario del caffè per decenni a partire dal 1963, prese una decisione che avrebbe definito il carattere dello Shabandar: vietò tutti i giochi, compresi carte e domino. Voleva che fosse un luogo dove le persone di cultura si incontravano. E così è stato.
Il giorno in cui la strada fu ferita
Il 5 marzo 2007, un’autobomba esplose su Al-Mutanabbi Street, uccidendo 26 persone e ferendone oltre cento. L’esplosione devastò negozi, caffè e bancarelle, lasciando l’area disseminata di detriti e insicura per gli acquirenti. Lo Shabandar Café fu distrutto nell’attentato suicida del 2007 e ci vollero cinque anni per ricostruirlo.
Haj Mohammed al-Khashali, il proprietario dello Shabandar, perse quattro figli e un nipote nell’esplosione. Le loro fotografie incorniciate adornano ancora oggi le pareti del caffè, tra i ritratti di politici e intellettuali del passato. Nonostante l’immenso dolore, al-Khashali riaprì il caffè. Servì tè fino alla sua morte, avvenuta nel gennaio 2025 all’età di 93 anni, continuando a essere una figura sociale prominente nella città.
L’attacco non fu solo contro le vite umane, ma contro l’idea stessa di cultura e libertà. Fu un tentativo di cancellare un simbolo di resistenza intellettuale, un luogo dove per secoli le persone si erano riunite per discutere, leggere, pensare.
La risposta del mondo: quando l’arte diventa solidarietà
La reazione internazionale all’attentato fu straordinaria. In risposta all’attacco, un libraio di San Francisco, Beau Beausoleil, radunò una comunità di artisti e scrittori internazionali per produrre una collezione di broadsides stampate con caratteri tipografici, libri d’artista e un’antologia di scritti, tutti incentrati sull’espressione di solidarietà con i librai, gli scrittori e i lettori iracheni.
La coalizione di artisti si è chiamata “Al-Mutanabbi Street Starts Here”, affermando che questa strada non esiste solo a Baghdad, ma ovunque ci sia amore per la conoscenza e libertà di pensiero. La collezione comprende 260 libri d’artista, un’antologia pubblicata nel 2012 e 130 broadsides, uno per ogni persona uccisa o ferita nell’attentato.
Questo movimento culturale ha dimostrato che tentare di distruggere le idee è impossibile. Quando si cerca di cancellare un centro culturale con la violenza, il mondo risponde creando, scrivendo, stampando. Le idee non possono essere uccise dalle bombe.
La rinascita tra luci e ombre
Oggi Al-Mutanabbi Street si presenta ai visitatori con un aspetto rinnovato: negozi appena dipinti e scintillanti con lucine natalizie che adornano le facciate in mattoni ornati e i balconi in ferro battuto. Un lavoro di ristrutturazione, compreso il rifacimento della strada e dei marciapiedi in pietra, l’installazione di un nuovo sistema di illuminazione e la pittura degli edifici sulla strada principale, è iniziato nell’agosto 2021 ed è terminato tre mesi dopo con un costo di 3 milioni di dollari.
La strada pedonale, libera dalle automobili, pullula di vita. È affollata dalle prime ore del mattino fino a tarda notte con visitatori tra cui poeti, scrittori, artisti e studenti, oltre a turisti provenienti da tutto il mondo. Tra gli scaffali si possono trovare traduzioni arabe di bestseller americani accanto a libri di testo, titoli in diverse lingue e, di tanto in tanto, tesori nascosti tra le selezioni.
Tuttavia, non tutti sono entusiasti delle ristrutturazioni. Alcuni librai e abitanti locali criticano il lavoro, sostenendo che la strada sia stata “rovinata” con interventi superficiali che non rispettano l’autenticità storica. Gli stretti vicoli laterali, non toccati dalle ristrutturazioni, conservano l’atmosfera autentica che i frequentatori abituali preferiscono.
Souk al-Sarai: l’estensione naturale della strada
Souk al-Sarai è uno dei souk più antichi di Baghdad e funge da estensione di Al-Mutanabbi Street. In passato era famoso per la produzione e il commercio di pelle naturale, ma attualmente è popolare per il commercio di quaderni, carta e libri scolastici. L’ingresso del Souk si trova alla fine di Al-Mutanabbi Street e di fronte alla moschea al-Sarai, costruita nel 1660, che coincise con la costruzione del Souk. La lunghezza del mercato non supera i 300 metri e la larghezza del percorso pedonale non supera i tre metri.
Un simbolo di speranza in un Iraq complesso
Se Al-Mutanabbi Street è il volto di Baghdad oggi, è un’immagine complessa. Per alcuni, la strada è un simbolo di un paese nuovo e più ricco, pronto per gli investimenti; per altri, è un luogo di perdita e memoria di una città più cosmopolita che deve ancora tornare.
La strada affronta sfide significative. Ci sono crescenti timori tra alcuni di una repressione della libertà di parola, inclusa la recente condanna di sei persone alla prigione per l’uso dei social media ritenuto “indecente” da un comitato governativo, e il crescente ruolo della religione in politica, più recentemente evidente nell’approvazione di una legge che vieta l’importazione di alcol.
Eppure, nonostante tutto, Al-Mutanabbi Street continua a esistere, a resistere, a offrire rifugio a chi cerca conoscenza. I suoi librari aprono le loro botteghe ogni mattina. I lettori continuano a sfogliare volumi polverosi alla ricerca di quella frase, quel pensiero che cambierà la loro giornata. I poeti si riuniscono ancora allo Shabandar, bevendo tè al limone e discutendo di letteratura.
Lezioni da una strada che non si arrende
Al-Mutanabbi Street insegna che la cultura è una forma di resistenza. Non quella rumorosa delle armi, ma quella silenziosa e tenace dei libri che restano aperti, delle conversazioni che continuano, delle idee che circolano liberamente anche quando tutto attorno sembra spingere verso il silenzio.
Questa strada dimostra che ogni popolo, indipendentemente da dove si trovi nel mondo, condivide la stessa fondamentale necessità: quella di pensare, di leggere, di confrontarsi. Le battaglie più importanti non si combattono sempre sui campi di battaglia, ma nei caffè, nelle librerie, nelle strade dove la gente si riunisce per scambiarsi idee.
Quando si parla di non giudicare un libro dalla copertina, lo stesso principio dovrebbe applicarsi alle persone e alle loro culture. Il rispetto nasce dalla conoscenza, dall’ascolto, dalla condivisione. Al-Mutanabbi Street è la dimostrazione vivente che nessuna violenza può cancellare la sete di sapere di un popolo.
Oggi, mentre Baghdad attraversa una sorta di rinascimento culturale con mostre d’arte, aperture di gallerie, fiere del libro e festival, Al-Mutanabbi Street rimane al centro di questa rinascita. È un ricordo di un’epoca d’oro in cui Baghdad era considerata una delle capitali culturali del mondo arabo, e una promessa che quella grandezza può ancora tornare.
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