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Battaglia delle Arance di Ivrea: il Carnevale dove si lancia per la libertà

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Quando in inverno la Dora Baltea si fa più fredda e il profumo degli agrumi riempie l’aria di Ivrea, questa città piemontese ai piedi delle Alpi diventa teatro di uno degli eventi più straordinari d’Italia. Qui, tra le sue piazze medievali e le sue strade acciottolate, si rinnova da oltre due secoli una tradizione che racconta di libertà e rivolta. Non si tratta del solito carnevale fatto di maschere e coriandoli: il Carnevale di Ivrea è una rievocazione storica vibrante, dove migliaia di persone si ritrovano per commemorare una leggenda e per lanciare oltre 700 tonnellate di arance in una battaglia simbolica che rappresenta la lotta del popolo contro l’oppressione.

Carnevale di Ivrea: la "Battaglia delle Arance"

La leggenda della mugnaia che cambiò la storia di Ivrea

Al centro di questa festa secolare c’è una donna. Si chiamava Violetta ed era la figlia di un mugnaio. La leggenda, ambientata nel Medioevo, narra che il tiranno locale – identificato storicamente con il marchese Guglielmo VII del Monferrato o con Ranieri di Biandrate – pretendeva di esercitare lo ius primae noctis, l’odioso diritto feudale che gli permetteva di passare la prima notte con ogni novella sposa del territorio. Violetta, promessa al giovane Toniotto, fu convocata al castello ma invece di sottomettersi alla volontà del nobile, nascose un pugnale tra le vesti. Quella notte, fece ubriacare il tiranno e quando questi si addormentò, gli tagliò la testa.

Affacciatasi dalle mura del maniero, mostrò al popolo la testa mozzata del despota. Quel gesto coraggioso divenne il segnale che scatenò la rivolta popolare, portando alla distruzione del castello di San Maurizio, soprannominato il Castellazzo. Da allora, ogni anno, gli eporediesi – così si chiamano gli abitanti di Ivrea – ricordano quell’atto di ribellione attraverso un carnevale che mescola storia documentata e immaginazione collettiva. La Mugnaia è diventata simbolo di libertà e autodeterminazione, incarnata ogni anno da una cittadina prescelta la cui identità rimane segreta fino al sabato sera, quando si affaccia dal balcone del Palazzo Municipale.

La battaglia delle arance: quando la rivolta diventa spettacolo

Il momento culminante del Carnevale è senza dubbio la Battaglia delle Arance, che si svolge per tre giorni consecutivi – domenica, lunedì e martedì grasso – nelle principali piazze del centro storico. Nata come tradizione consolidata solo nel dopoguerra, quando alcuni operai della Olivetti organizzarono il primo vero scontro in Piazza Nazionale, questa battaglia è diventata nel tempo una rappresentazione della lotta tra popolo e potere.

Da una parte ci sono gli aranceri a piedi, suddivisi in nove squadre che rappresentano i quartieri cittadini: Asso di Picche, Morte, Scorpioni d’Arduino, Tuchini, Scacchi, Pantere, Diavoli, Mercenari e Credendari. Indossano casacche colorate, tengono campanelli alle caviglie e riempiono le loro giacche di arance, pronti a lanciarle con ferocia. Dall’altra parte ci sono i tiratori sui carri da getto, oltre duemila combattenti distribuiti su una cinquantina di carri trainati da cavalli bardati in modo pittoresco. Questi rappresentano le armate del tiranno e indossano pesanti protezioni, maschere di cuoio e grate di ferro per difendersi dalla pioggia incessante di agrumi.

Lo scontro inizia alle 14:00 della domenica e si ripete nei giorni successivi, trasformando le piazze in campi di battaglia colorati e profumati. Le arance volano nell’aria a velocità impressionante, si sfracellano contro i carri, si ammucchiano per terra formando una melma grigiastra e viscida che ricopre ogni centimetro di pavimentazione. Chi osserva da bordo campo deve indossare il berretto frigio rosso, simbolo della rivoluzione francese e della libertà: senza questo copricapo si diventa bersaglio legittimo della battaglia. Settecento tonnellate di arance calabresi e siciliane – non adatte al consumo alimentare ma perfette per questo scopo rituale – vengono distribuite e lanciate, mentre il pubblico assiste protetto da reti metalliche appositamente installate.

Il corteo storico e i personaggi della festa

Parallelamente alla battaglia si svolge il Corteo Storico, un’altra anima del Carnevale che attraversa le vie della città con costumi d’epoca e figure simboliche provenienti da diverse ere storiche. A guidare il corteo c’è la Vezzosa Mugnaia, che sfila sul cocchio dorato conservato per tutto l’anno nell’atrio del Municipio. Accanto a lei cavalcano il Generale – figura di ispirazione napoleonica che per l’edizione 2026 è interpretato da Mario Livio Gusta – e il suo Stato Maggiore, con le uniformi blu e rosse dell’esercito francese.

Il Magnifico Podestà, rappresentante del potere cittadino, appare sul suo carro scortato dai Credendari, antichi consiglieri comunali. Il Sostituto Gran Cancelliere, vestito di velluto nero con parrucca e tricorno, porta con sé il Libro dei Verbali dove vengono annotati tutti i momenti ufficiali della festa. Sfilano anche i piccoli Abbà, bambini vestiti con abiti medievali che rappresentano le cinque parrocchie cittadine e che portano piccole sciabole con un’arancia infilzata in cima, simbolo della testa mozzata del tiranno.

La Banda dei Pifferi e Tamburi apre ogni corteo con le loro uniformi rosse e verdi, suonando arie settecentesche che risuonano tra i palazzi storici. È questa musica, insieme alla Canzone del Carnevale eseguita dalla banda municipale, a dare il ritmo alla festa e a scandire le emozioni collettive.

I rituali e le cerimonie che precedono la battaglia

Il Carnevale di Ivrea non si esaurisce nei tre giorni principali ma si estende lungo un calendario cerimoniale complesso che inizia già il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, quando viene proclamato il nuovo Generale. Nelle due domeniche precedenti il giovedì grasso si tengono le cerimonie dell’Alzata degli Abbà, durante le quali i piccoli priori vengono presentati dai balconi delle loro parrocchie alla cittadinanza.

Una tradizione particolarmente sentita sono le fagiolate, distribuzione gratuita di fagioli grassi cotti in enormi calderoni nelle diverse piazze cittadine. Queste cotture collettive richiamano l’antica usanza medievale delle confraternite che preparavano pasti per sfamare i poveri. Oggi le fagiolate sono momenti di condivisione popolare, occasioni per rinsaldare i legami tra i rioni. La più celebre è quella del Castellazzo, in Piazza Maretta, che si tiene la mattina della domenica di Carnevale.

Il sabato sera è riservato alla presentazione della Mugnaia dal balcone del Palazzo di Città, seguita da uno spettacolo pirotecnico sul Lungo Dora che illumina il fiume e le colline circostanti. La domenica mattina, prima dell’inizio della battaglia, si celebra la Preda in Dora: il Podestà si reca sui ruderi del Castellazzo, stacca una pietra dalle rovine con la mazza quattrocentesca e la getta nella Dora dal Ponte Vecchio, pronunciando in latino la formula che vieta per sempre la ricostruzione del castello tirannico.

Ivrea oltre il carnevale: patrimonio industriale e natura alpina

Ivrea merita una visita anche al di là del Carnevale. Questa città di circa 24mila abitanti è stata riconosciuta patrimonio UNESCO nel 2018 per il suo eccezionale complesso di architettura industriale olivettiana del XX secolo. Le fabbriche, gli edifici residenziali e i servizi sociali progettati da Adriano Olivetti rappresentano un esperimento unico di integrazione tra industria, urbanistica e benessere sociale.

Il centro storico conserva testimonianze romane – quando la città si chiamava Eporedia – e medievali, tra cui il Duomo con il suo campanile romanico e le quattro torri che punteggiano il paesaggio urbano. A pochi chilometri si estende il territorio del Canavese, tra laghi morenici, colline vitate e l’inizio della Valle d’Aosta, offrendo paesaggi che variano dalle risaie della pianura alle cime alpine innevate.


Informazioni pratiche per l’edizione 2026

Date principali:

  • 6 gennaio 2026: Investitura del Generale, inizio ufficiale del Carnevale
  • 1 e 8 febbraio 2026: Alzata degli Abbà e prime cerimonie preparatorie
  • 12 febbraio 2026 (giovedì grasso): Cerimonie istituzionali e sfilate musicali
  • 14 febbraio 2026 (sabato grasso): Presentazione della Mugnaia e spettacolo pirotecnico
  • 15 febbraio 2026 (domenica di Carnevale): Battaglia delle Arance, orario 14:00-18:00 circa
  • 16 febbraio 2026 (lunedì di Carnevale): Seconda giornata di battaglia
  • 17 febbraio 2026 (martedì grasso): Terza giornata di battaglia, abbruciamento degli Scarli
  • 18 febbraio 2026 (mercoledì delle Ceneri): Distribuzione di polenta e merluzzo in Piazza Lamarmora

Costi e biglietti: L’ingresso alla città di Ivrea è a pagamento solo per la domenica 15 febbraio, giorno della Battaglia delle Arance principale. Il biglietto costa 15 euro (più diritti di prevendita se acquistato online su TicketOne). L’ingresso è gratuito per: minori di 12 anni, residenti di Ivrea, persone con disabilità, aranceri con tessera valida e personaggi delle componenti storiche. Per i gruppi è previsto un ingresso omaggio ogni 20 biglietti acquistati.

Gli altri giorni del Carnevale – giovedì grasso, sabato, lunedì e martedì – l’accesso alle manifestazioni è completamente gratuito.

Accessi: Sei varchi controllati permettono l’ingresso alla zona del Carnevale: Porta Torino, Porta Miniere, Porta Garibaldi, Porta Circonvallazione, Porta Vercelli e Porta Mulini.

Come arrivare: Ivrea è raggiungibile in treno da Torino (circa 50 minuti) e Milano (circa 2 ore). In auto si trova lungo l’autostrada A5 Torino-Aosta, uscita Ivrea. Durante i giorni del Carnevale sono attive modifiche alla viabilità e parcheggi straordinari con servizi navetta.

Contatti: www.storicocarnevaleivrea.it

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