Nelle pieghe della Valle Intelvi, dove le montagne lombarde sfiorano il confine svizzero, un piccolo borgo di pietra si prepara ogni anno a una trasformazione. Schignano, appena 650 metri sopra il livello del mare, diventa teatro di uno dei carnevali più antichi e autentici d’Italia. Non aspettatevi carri allegorici né coriandoli multicolore: qui la festa è rito, memoria collettiva che si tramanda di generazione in generazione attraverso maschere di legno intagliate a mano e personaggi che incarnano secoli di storia.
Le maschere parlano il linguaggio del silenzio
Il Carnevale di Schignano è una rappresentazione teatrale senza parole, dove ogni gesto comunica più di mille discorsi. I protagonisti non parlano: i loro volti sono nascosti da maschere lignee scolpite artigianalmente, opere d’arte che richiedono settimane di lavoro manuale. Gli artigiani locali custodiscono gelosamente le tecniche di intaglio, tramandate come segreti di famiglia. Ogni maschera racconta una storia, ogni lineamento esprime un’emozione cristallizzata nel legno.
La contrapposizione fondamentale è quella tra i Bei (i Belli) e i Brut (i Brutti), una dualità che affonda le radici nelle antiche divisioni sociali della valle. I Bei, chiamati anche Mascarun, rappresentano i ricchi signorotti: sfilano con abiti elaborati ricoperti di pizzi, merletti e scialli coloratissimi. I loro cappelli sono autentiche sculture ornate da fiori di carta, animali in tessuto, fiocchi e penne di fagiano. Al collo portano campane di bronzo dal suono armonioso, simbolo di prosperità e benessere.
Dall’altra parte i Brut incarnano gli umili lavoratori dei campi, gli emigranti partiti in cerca di fortuna con le loro valigie logore piene di attrezzi. Vestono stracci e pelli di animali, portano grosse corna di bue sulla testa e campanacci pesanti che risuonano metallicamente a ogni movimento. Il suono rude dei campanacci ha origini antiche nella tradizione agricola: serviva a scacciare gli spiriti maligni. Questi personaggi si muovono con energia selvaggia, improvvisando balzi e cadute che rompono ogni equilibrio, esprimendo attraverso il corpo la fatica e la disperazione di chi ha vissuto ai margini.
I custodi del rito e l’unica voce della festa
A guidare il corteo ci sono i Sapeur, figure misteriose avvolte completamente in pelli di pecora, con il volto dipinto di nero e lunghi baffi. Ricordano gli avamposti degli eserciti napoleonici, ma la loro origine è più arcaica, legata al mondo contadino e dei boschi. Sono i guardiani silenziosi del rito, coloro che sorvegliano e aprono ogni sfilata con passo solenne.
Al loro fianco la Sigurtà, vestita con abiti militari e mantella verdastra, garantisce la sicurezza del corteo brandendo un bastone. Ma il personaggio più sorprendente è la Ciocia, l’unica maschera parlante del Carnevale di Schignano. Rappresentata rigorosamente da un uomo con il volto sporco di fuliggine, abiti tradizionali e zoccoli di legno, la Ciocia incarna la moglie-serva del Mascarun. Si aggira tra la folla lamentandosi delle angherie del marito, lanciando battute pungenti in dialetto locale che denunciano con ironia le ingiustizie sociali. È una caricatura della condizione servile delle donne di un tempo, ma anche una voce di denuncia che risuona ancora oggi.
La fuga del Carlisep e il rogo finale
Il momento più atteso è quello del Carlisep, il fantoccio che impersonifica il Carnevale stesso. Viene appeso in Piazza San Giovanni subito dopo il 5 gennaio e lì rimane immobile, a simboleggiare il periodo di festa. Ma il martedì grasso accade qualcosa di straordinario: il fantoccio prende vita, animato da uno dei giovani della Vegeta (la festa dei neo-diciottenni). Il Carlisep si rende conto che la festa sta per finire e tenta disperatamente di scappare.
Ha inizio una vera e propria caccia attraverso i vicoli stretti delle frazioni di Schignano. La comunità lo rincorre tra urla e tamburi, lo cattura e lo riporta al centro del paese su una scala usata come barella. Questo rito della fuga rappresenta il tentativo umano di sfuggire alla fine, alla ciclicità del tempo, al ritorno alla normalità dopo gli eccessi. Ma il Carlisep viene sempre ricondotto alla piazza, perché il rito deve compiersi.
Al calare della sera, il fantoccio torna inanimato e viene collocato su un rogo. Le fiamme si alzano nella notte, accompagnate da musica, danze e banchetti dove si consumano le specialità gastronomiche locali: trippa, luganighetta, polenta e formaggi della Valle Intelvi. Il fuoco purifica, chiude simbolicamente il tempo della trasgressione e apre il periodo quaresimale. È un gesto antico quanto l’umanità, un modo per voltare pagina e rigenerare la comunità.
Un borgo tra storia e tradizione migrante
Schignano si adagia in una conca protetta dai monti Gringo, Comana, Treviglio, San Zeno e Sasso Gordona, che si eleva fino a 1410 metri. Il borgo è formato da numerose frazioni: Almanno, Auvrascio, Molobbio, Occagno, Perla, Posa, Retegno e Vesbio. La sua storia è segnata da eventi drammatici: nel Quattrocento la peste nera decimò la popolazione e l’antico paese fu raso al suolo, ricoperto di calce per eliminare il morbo. I sopravvissuti ricostruirono l’abitato più a monte, dove sorge oggi Occagno, facendo voto alla Madonna Addolorata. Da allora, ogni 27 dicembre, una statua lignea della Madonna del Voto viene portata in processione.
Il Carnevale di Schignano nasce da questa storia di sofferenza e rinascita, ma anche dalle ondate migratorie che hanno caratterizzato la valle nei secoli. Molti abitanti partivano in cerca di fortuna, lasciando il borgo per tutta la bella stagione e facendo ritorno solo alla fine di novembre. La festa diventava il momento del saluto scaramantico agli emigranti, un rito collettivo per esorcizzare la separazione e celebrare il ritorno. Secondo alcuni studiosi, il carnevale potrebbe derivare da antiche feste celtiche in cui maschere e travestimenti servivano a confondere gli spiriti maligni e favorire la rinascita della natura. Con il tempo questa tradizione si è evoluta fino a diventare una rappresentazione teatrale della lotta di classe, riflettendo le profonde trasformazioni sociali della comunità montana.
Un museo vivente che coinvolge l’intero paese
Ciò che rende unico il Carnevale di Schignano è la partecipazione spontanea dell’intera comunità. Non è un evento “calato dall’alto” o una semplice attrazione turistica: è un lavoro collettivo che coinvolge residenti, scuole, associazioni, mascherai e volontari. La preparazione inizia mesi prima, con la creazione dei costumi che per i Mascarun richiede particolare cura e tempo. I bambini crescono sognando di indossare gli abiti dei Brut e dei Bei, imparando gesti e movimenti che custodiranno per tutta la vita.
L’osservazione etnografica evidenzia come questo evento sia un vero e proprio museo vivente, dove la partecipazione quasi rituale testimonia l’importanza del rito per la coesione comunitaria. Il corteo attraversa tutte le frazioni del paese, intrecciando balli con il pubblico in un’atmosfera di partecipazione vivissima. Le associazioni locali allestiscono bancarelle e stand gastronomici dove gli ospiti possono assaggiare le pietanze tradizionali della Valle Intelvi.
Secondo la tradizione locale, il Carnevale prende avvio simbolicamente la mezzanotte tra il 5 e il 6 gennaio, subito dopo la Vegeta. Da quel momento è un susseguirsi di preparativi che sfociano nelle sfilate di febbraio. Il cantautore comasco Davide Van de Sfroos ha celebrato questa tradizione nella canzone “El Carnevaal de Schignan”, contenuta nell’album Yanez del 2011 e utilizzata nella colonna sonora del film “Benvenuti al nord”.
Informazioni pratiche per l’edizione 2026
Il Carnevale di Schignano 2026 si articola in tre date principali:
Domenica 8 febbraio 2026 – Carnevale dei Bambini La prima giornata è dedicata ai più piccoli, un momento sobrio ma profondamente simbolico. Ritrovo alle ore 14:00 in Piazza San Giovanni (frazione Occagno) dove i bambini mascherati da Brut e Mascarun, insieme a travestimenti più moderni, danno vita alla prima sfilata. Al termine, cioccolata calda e merenda presso la Società di Mutuo Soccorso di Retegno.
Sabato 14 febbraio 2026 – Prima sfilata tradizionale Il corteo prende vita tra le frazioni del paese con tutte le maschere tradizionali. Alle ore 19:00 ritrovo al Piazzale Campo per la cena tipica con trippa, luganighetta, polenta e formaggi, seguita da balli popolari con musica dal vivo e DJ.
Martedì 17 febbraio 2026 – Martedì Grasso Il giorno più intenso e spettacolare, con il corteo completo, la celebre fuga del Carlisep e il rogo finale a mezzanotte. Questa è la data clou che attira migliaia di visitatori, fotografi e studiosi da tutto il mondo.
Ingresso: Gratuito a tutte le sfilate.
Orari: Le sfilate iniziano generalmente nel pomeriggio (ore 14:00-14:30) e proseguono fino a sera inoltrata, con il rogo finale a tarda notte il martedì grasso.
Costi: La partecipazione agli eventi è gratuita. Per le cene tradizionali organizzate dalle associazioni locali vengono richiesti contributi variabili (indicativamente 15-20 euro per piatto).
Come arrivare: Schignano dista pochi chilometri da Como ed è raggiungibile da Argegno, sulla sponda occidentale del Lago di Como. Si consiglia di parcheggiare nelle aree indicate dal comune, in quanto durante le sfilate la via Roma nel tratto tra Occagno e Auvrascio viene chiusa al traffico.
Informazioni aggiornate: Consultare il sito ufficiale carnevaledischignano.it
Giornalista appassionata di enogastronomia, lifestyle e tempo libero, racconto storie autentiche che uniscono sapori, culture e tendenze. Con un occhio attento alle eccellenze culinarie e alle novità del mondo del food, esploro territori e tradizioni per offrire ai lettori esperienze autentiche, consigli di viaggio e approfondimenti sul lifestyle contemporaneo. Amo valorizzare la convivialità e il piacere di scoprire, raccontando vini, piatti e luoghi che fanno della qualità e dell’innovazione il loro punto di forza. Nel tempo libero, mi dedico a esplorare nuove destinazioni e sperimentare nuovi trend, condividendo storie e ispirazioni che arricchiscono la vita quotidiana in modo semplice e coinvolgente. Con un linguaggio fresco e coinvolgente, cerco di trasformare ogni articolo in un viaggio sensoriale che stimola curiosità e voglia di vivere.


