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Collegiata di Santa Maria Maggiore di Spello: un tesoro del Rinascimento umbro

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Nel borgo umbro di Spello, antica Hispellum romana, si cela uno dei capolavori più straordinari del Rinascimento italiano. La Collegiata  di Santa Maria Maggiore custodisce affreschi che hanno attraversato cinque secoli mantenendo intatta la loro forza evocativa, testimonianza di un’epoca in cui l’arte sacra raggiungeva vette di bellezza assoluta. Qui, tra le pietre rosa del Monte Subasio e le stradine medievali, il visitatore viene accolto da un concentrato di spiritualità e maestria artistica che lascia senza respiro.

Le radici medievali di un luogo sacro

La collegiata affonda le sue origini sui resti di un precedente tempio pagano dedicato a Giunone e Vesta, riflettendo quel tipico processo di stratificazione culturale che caratterizza molti luoghi di culto italiani. La prima attestazione documentaria della sua esistenza risale al 1159, quando la chiesa era già passata al clero secolare e gestiva un patrimonio immobiliare di una certa consistenza. Nel corso del XIII secolo venne completata la costruzione dell’edificio che, nei secoli successivi, avrebbe conosciuto momenti di grande prosperità e autonomia.

La facciata attuale, realizzata nel 1644 durante un importante ampliamento, nasconde la vera essenza medievale dell’edificio. Da notare l’architrave, gli stipiti con bel fregio e girali d’acanto del portale, opera di lapicidi attivi tra i secc. XII-XIII tra Foligno e Bevagna, elementi che testimoniano l’abilità degli artigiani umbri di quell’epoca. Il massiccio campanile romanico, caratterizzato da una cuspide piramidale, si erge maestoso accanto alla struttura, mentre un secondo campanile cinquecentesco completa l’architettura del complesso.

Cappella Baglioni del Pinturicchio - Duomo di Spello

La Cappella Baglioni: il capolavoro di Pinturicchio

Varcata la soglia della chiesa, il visitatore percorre una navata a croce latina decorata con sette altari e ricche decorazioni a stucco risalenti al XVII secolo. Ma è lungo la parete sinistra che si apre lo spettacolo più straordinario: la Cappella Baglioni, universalmente conosciuta come la “Cappella Bella”. La decorazione venne commissionata dal priore Troilo Baglioni, poi vescovo di Perugia, e riporta la data 1501, indicata come termine dei lavori.

Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, vi realizzò quello che molti critici considerano il culmine della sua produzione artistica. Il pittore perugino, reduce dal successo dell’Appartamento Borgia a Roma, trovò a Spello l’ispirazione per creare un ciclo di affreschi che unisce tecnica sublime e profonda spiritualità. L’ambiente quadrangolare, coperto da una volta a crociera, venne completamente trasformato in uno scrigno di colore e luce.

Sulle quattro vele della volta siedono in trono le Sibille Tiburtina, Eritrea, Europea e Samia, figure profetiche che collegano il mondo classico alla tradizione cristiana. Le ampie e vivaci candelabre a grottesche lungo i costoloni generano l’illusione di trovarsi in un ambiente a croce greca coi bracci aperti verso l’esterno. Pinturicchio dimostra qui la sua passione per l’arte antica, avendo studiato i motivi decorativi della Domus Aurea di Nerone, appena scoperta in quegli anni a Roma.

Gli affreschi delle tre pareti: un racconto per immagini

La parete sinistra presenta l’Annunciazione, ambientata in un maestoso loggiato rinascimentale dove la prospettiva geometrica del pavimento conduce lo sguardo verso un paesaggio ricco di dettagli miniaturistici. La Vergine, colta durante la lettura, accoglie con grazia l’angelo annunciante mentre dall’alto Dio invia la colomba dello Spirito Santo. In una straordinaria dimostrazione di orgoglio artistico, su una parete si apre una finestrella con grata su cui è appoggiata un’anfora e una mensola di libri con sotto un dipinto appeso, che altro non è che l’autoritratto del pittore, accompagnato dall’iscrizione “Bernardinus Pictoricivs Pervsinvs”.

La parete centrale accoglie l’Adorazione dei pastori, scena di intensa umanità dove la giovane Madonna contempla il Bambino appena nato. I pastori in primo piano hanno tratti somatici affettati ed espressivi, secondo l’esempio fiammingo, mentre sullo sfondo si staglia una città definita nei minimi dettagli. Ogni elemento è carico di simbolismo: il pavone sulla capannuccia rappresenta l’immortalità, i cori angelici celebrano la nascita divina.

Sulla parete destra, la Disputa di Gesù coi dottori mostra il giovane predicatore circondato da filosofi e sapienti nel tempio di Gerusalemme. In primo piano a sinistra il prelato con il volto smagrito è il committente dell’opera: Troilo Baglioni, immortalato accanto al suo camerlengo che regge una borsa di denaro, dettaglio che aggiunge un tocco di realismo alla scena sacra.

Il pavimento maiolicato: un tappeto di ceramica

Nella seconda metà del XVI secolo la cappella venne pavimentata con mattonelle in ceramica di Deruta dell’artista detto “il frate”. Questo prezioso pavimento, realizzato nel 1566, costituisce un ulteriore elemento di pregio dell’ambiente. Le maioliche policrome di Deruta, famose in tutta Italia, creano un tappeto scintillante che dialoga armoniosamente con gli affreschi sovrastanti, unendo in un’unica esperienza estetica il pavimento e le pareti.

Le opere del Perugino: il testamento artistico di un maestro

Santa Maria Maggiore custodisce anche gli ultimi lavori di Pietro Vannucci, il Perugino, realizzati nel 1521 quando l’artista aveva ormai settantacinque anni. Le opere vennero affidate l’8 marzo del 1521 a Pietro Vannucci da alcuni canonici della collegiata spellana per decorare le due cappelle ai lati dell’altare maggiore. Il pittore completò rapidamente gli incarichi nei due mesi successivi, appena due anni prima della sua morte.

Ai lati dell’abside si possono ammirare due dipinti: a sinistra la Pietà con San Giovanni Evangelista e Maria Maddalena, a destra la Madonna con Bambino in trono, Santa Caterina d’Alessandria e San Biagio. Dalla sommità del trono pendono due cartigli che recano la firma dell’autore e l’anno di esecuzione del dipinto, datato al 1521. Queste opere, pur mostrando una certa semplificazione rispetto ai capolavori giovanili del maestro, mantengono intatta la capacità di commuovere attraverso la dolcezza delle espressioni e l’armonia delle composizioni.

Altri tesori custoditi nella collegiata

L’interno della chiesa offre numerose altre opere degne di attenzione. All’ingresso, sulla destra, un altare marmoreo romano di Gaio Titieno Flacco, risalente al I secolo d.C., è stato riutilizzato come acquasantiera sin dal XV secolo. Accanto si trova il battistero in marmo a forma di pisside, opera di Gasparino da Val di Lugano, realizzato tra il 1509 e il 1511.

Lungo la parete sinistra si erge il pulpito rinascimentale in pietra arenaria di Simone da Campione, datato 1545, esempio di raffinata lavorazione scultorea. L’altare maggiore è coperto da un ciborio in pietra caciolfa, capolavoro di Rocco di Tommaso da Vicenza del 1515, mentre nei tondi si possono ammirare otto teste in terracotta raffiguranti i Profeti, opera di Giandomenico da Carrara del 1562.

Un patrimonio da preservare e ammirare

La cappella venne restaurata nel 1976-1977 e dotata di un sistema di climatizzazione contro l’umidità, intervento fondamentale per la conservazione di questi tesori. Oggi la visita alla Cappella Baglioni richiede il pagamento di un biglietto di tre euro, una cifra simbolica per accedere a uno dei più straordinari complessi artistici del Rinascimento italiano.

La Chiesa di Santa Maria Maggiore si inserisce perfettamente nel contesto di Spello, borgo che conserva intatta la sua struttura medievale costruita sulle fondamenta della romana Hispellum. Le pietre rosa del Monte Subasio che caratterizzano l’architettura locale, le mura romane ancora visibili, le porte monumentali come la Porta Consolare e Porta Venere, creano un’atmosfera unica dove ogni epoca storica ha lasciato il proprio segno indelebile.

Nel silenzio della chiesa, davanti agli affreschi del Pinturicchio, il tempo sembra sospendersi. La luce che filtra dalle finestre illumina i volti dipinti cinque secoli fa, le grottesche dorate brillano come il primo giorno, le maioliche di Deruta riflettono ancora i loro colori vivaci. È questo il potere dell’arte: attraversare i secoli portando con sé la bellezza, la fede e il genio creativo di un’epoca irripetibile. La Chiesa di Santa Maria Maggiore non è solo un monumento da visitare, ma un’esperienza che trasforma chi la osserva, un viaggio nella storia dell’arte e dello spirito umano.

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