Nel punto dove tre strade si incontrano, nel rione che da questo incrocio prende il nome, la Fontana di Trevi si manifesta come un’epifania di marmo e acqua. Chi percorre i vicoli stretti attorno a piazza di Trevi avverte prima il fragore crescente dell’acqua, poi l’improvvisa dilatazione dello spazio quando la fontana appare in tutta la sua maestosità: 26 metri di altezza e 20 metri di larghezza di puro spettacolo barocco, dove l’architettura e la scultura si fondono in un’unica narrazione visiva.
Un cantiere lungo trent’anni per la mostra dell’Acqua Vergine
La realizzazione dell’attuale fontana iniziò nel 1732, quando papa Clemente XII bandì un concorso vinto dall’architetto romano Nicola Salvi. I lavori si protrassero per decenni, caratterizzati da litigi frequenti tra Salvi e lo scultore Giovanni Battista Maini, e da costi sempre crescenti. Né Salvi, morto nel 1751, né Maini, scomparso l’anno successivo, videro la conclusione dell’opera. Fu Pietro Bracci, affiancato dal figlio Virginio, a completare la fontana che venne inaugurata nel 1762.
La fontana rappresenta la mostra terminale dell’Acquedotto Vergine, inaugurato nel 19 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, genero dell’imperatore Augusto. L’acquedotto deve il suo nome probabilmente alla purezza e leggerezza delle acque, prive di calcare, caratteristica che ne ha consentito la conservazione per venti secoli. Una leggenda suggestiva racconta invece di una fanciulla che indicò ai soldati di Agrippa il luogo delle sorgenti.
L’architettura come palcoscenico dell’acqua
Salvi immaginò una fontana composta da una grande vasca centrale, cinta da una scogliera sbozzata in travertino, e da uno scenografico prospetto collegato al retrostante Palazzo Poli, concepito come fondale architettonico. La facciata del palazzo diventa parte integrante del monumento, scandita da un ordine corinzio che richiama gli archi di trionfo romani, mentre le rocce artificiali in travertino creano un effetto di naturalezza studiata, come se l’acqua sgorgasse direttamente dalla terra.
Nella nicchia centrale si erge la statua di Oceano di Pietro Bracci, dalle forme muscolose e dallo sguardo fiero, ammantato in un drappo che gli copre appena il bacino mentre incede su un cocchio a forma di conchiglia. Il carro è trainato da due cavalli alati, soprannominati “cavallo agitato” e “cavallo placido”, a simboleggiare i diversi umori del mare, ora calmo ora burrascoso.
Nelle nicchie laterali si trovano le statue dell’Abbondanza e della Salubrità, opera di Filippo della Valle, sormontate da bassorilievi di Andrea Bergondi e Giovanni Battista Grossi. I bassorilievi raffigurano la leggenda della sorgente e la storia dell’acquedotto: a destra, la vergine che indica la sorgente ai soldati romani e, a sinistra, Agrippa che ordina l’avvio dei lavori.
Il tardo barocco romano tra tradizione e classicismo
Questa mirabile mostra d’acqua, pittoricamente immaginata e di grande effetto scenografico, riunisce in sé tutta l’esperienza del barocco romano e fa già presentire nel ritmo ordinato e solenne del monumentale prospetto l’avvento della restaurazione neoclassica. L’opera di Salvi rappresenta un momento di passaggio nella storia dell’architettura romana: mantiene il dinamismo e la teatralità barocca, ma introduce una misura e un equilibrio che anticipano i canoni neoclassici.
L’acqua sgorga dalle rocce in diversi punti: sotto il carro di Oceano va a riempire tre vasche, prima di riversarsi nella piscina maggiore. Le tre vasche non facevano parte del progetto originario del Salvi, ma vennero aggiunte a seguito delle modifiche apportate da Giuseppe Pannini. Il movimento perpetuo dell’acqua diventa l’anima del monumento, creando un effetto sonoro che riempie la piazza e un gioco di riflessi che anima continuamente le sculture.
L’Asso di Coppe e la finestra dipinta: dettagli con una storia
Sul parapetto destro della fontana si trova un grande vaso in travertino che i romani hanno soprannominato “Asso di Coppe” per la somiglianza con la carta da gioco. Secondo la tradizione, durante i lavori di costruzione un barbiere che aveva la bottega proprio sulla piazza criticava continuamente l’operato di Salvi. Stanco delle lamentele, l’architetto fece collocare questo grande vaso proprio davanti alla bottega del barbiere, impedendogli la vista sulla fontana.
Un altro dettaglio enigmatico si trova sul lato destro della facciata di Palazzo Poli: una finestra che non riflette la luce come le altre, priva di profondità e senza vetri. Si tratta di un trompe-l’œil dipinto nel 1737 da Antonio Catalli per esigenze scenografiche. Questa finestra finta, realizzata per armonizzare il prospetto del palazzo con il nuovo monumento, è diventata parte del fascino misterioso della fontana, un elemento che inganna l’occhio e testimonia l’attenzione maniacale ai dettagli tipica del barocco romano.
Il cuore tecnologico nascosto dietro le sculture
Dietro le grate metalliche visibili alla base di Palazzo Poli si nasconde la camera di manovra, il vero cuore pulsante della fontana. All’interno si trovano i serbatoi dell’Acquedotto Vergine, un ambiente a due vani con una capienza di 400 metri cubi ciascuno. In passato qui arrivava l’acqua dall’acquedotto con una capacità di 500 litri al secondo, che poi defluiva in un grosso vaso, passava in quattro anfore e infine alimentava le vasche della fontana.
Nel 1946 furono installate le prime pompe elettriche a ricircolo, che nel 1976 vennero spostate nel secondo vano per ottimizzare il funzionamento. Oggi il sistema è completamente automatizzato e controllato da remoto da ACEA: l’acqua viene continuamente controllata, depurata e rimessa in circolo, con una manutenzione programmata ogni quindici giorni. Due grandi finestroni all’interno della camera di manovra, visibili dall’esterno, avevano in passato una funzione fondamentale: in caso di piena dell’acquedotto, venivano utilizzati come varco per far defluire l’acqua in eccesso, evitando allagamenti.
Il rito della monetina e le tradizioni popolari
Secondo la tradizione, lanciare una moneta nella fontana con la mano destra, girati di spalle, garantisce il ritorno a Roma. Ogni giorno migliaia di persone compiono questo gesto, tanto che dalla vasca vengono raccolte circa tremila euro al giorno, devolute in beneficenza alla Caritas.
Sul lato destro della fontana si trova una vaschetta rettangolare con due piccole cannelle: la fontana degli innamorati. Le coppie che bevono a questa fontanella resteranno innamorate e fedeli per sempre. In passato, la sera precedente alla partenza del fidanzato, i due giovani si recavano alla fontanella: la ragazza riempiva un bicchiere mai usato prima e lo offriva all’innamorato.
Un monumento che attraversa i secoli
L’Acquedotto Vergine è l’unico degli undici principali acquedotti di Roma antica rimasto ininterrottamente in funzione sino ai nostri giorni. Il percorso si snoda per 20 chilometri dalla località Salone fino a Fontana di Trevi. Dal 1961 l’acqua è classificata non potabile per l’antichità della struttura e le infiltrazioni lungo il percorso, e viene utilizzata per alimentare le fontane del centro storico.
La Fontana di Trevi continua a essere uno dei monumenti più visitati al mondo, simbolo della capacità di Roma di trasformare elementi funzionali come una mostra d’acqua in opere d’arte capaci di emozionare e stupire ancora dopo quasi tre secoli. Dal primo febbraio 2026, per entrare nel catino della fontana è necessario un biglietto di due euro per i non residenti, una misura per gestire il flusso turistico e preservare questo straordinario patrimonio.
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