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II drago di pietra che dorme nella Sierra Calderona

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A una trentina di chilometri da Valencia, tra i boschi di pini e querce da sughero del Parco Naturale della Sierra Calderona, riposa una creatura di pietra che sembra uscita da un racconto medievale. Non è una leggenda antica, né un fossile dimenticato dal tempo: è il Dragón de la Calderona, una scultura architettonica che sfida ogni classificazione, nata dalla visione dell’artista Rhea Marmentini e trasformata in un centro d’arte sospeso tra realtà e immaginazione.

Valencia Spain | El Dragon De La Calderona

La genesi di una creatura impossibile

Nel 2004, l’escultrice Rhea Marmentini si imbatté in un’antica cava di arenaria rossa – il rodeno – nelle pendici del parco naturale, nel territorio comunale di Gilet. In quel luogo abbandonato dall’industria estrattiva, ebbe quella che lei stessa definisce una “visione”: la terra chiedeva di essere risanata attraverso l’arte. Insieme al sassofonista jazz Perico Sambeat e alla pittrice e antropologa Judit Nádor, diede vita al progetto GAIA, un ambizioso esperimento di recupero paesaggistico che prendeva forma di drago.

La costruzione, completata nel settembre 2005, è un’opera d’arte totale: una casa con le sembianze di un drago dormiente, o forse un drago che si è trasformato in dimora. Le sue squame di pietra rossa si fondono con il paesaggio circostante, la testa emerge tra i cespugli di rosmarino ed erica, mentre il corpo serpentino si adagia sul fianco della montagna come se fosse sempre appartenuto a quel luogo. All’interno, spazi pensati per accogliere artisti, seminari e workshop dedicati all’esplorazione del rapporto tra creazione artistica e natura.

Il risveglio dopo il sonno forzato

La storia del drago conobbe una drammatica interruzione nell’estate del 2014, quando un devastante incendio consumò 68 ettare di bosco nel territorio di Gilet. Le fiamme non distrussero la struttura di pietra, ma costrinsero all’evacuazione di tutti gli abitanti della zona, artisti compresi. Il progetto entrò in una sorta di letargo, aggravato negli anni successivi dal vandalismo che colpì ripetutamente la struttura, promossa sui social come tappa obbligata per gli escursionisti, ma priva di sorveglianza.

Nel novembre 2020, il drago si risvegliò. Marmentini e un gruppo di artisti costituirono l’Associazione Cultural del Dragón de la Calderona, iscritta al registro delle associazioni della Comunità Valenciana, con l’obiettivo di restaurare i danni e riportare in vita il progetto originario. Oggi la struttura apre le sue porte ai visitatori l’ultimo fine settimana di ogni mese, offrendo visite guidate di trenta minuti che permettono di esplorare non solo l’architettura, ma anche di ammirare le opere grafiche degli artisti che continuano a lavorare negli spazi interni.

Il parco che custodisce il drago

Il Parco Naturale della Sierra Calderona, dichiarato area protetta nel 2002, si estende per 18.019 ettari tra le province di Valencia e Castellón, formando una barriera naturale tra i bacini dei fiumi Palancia, a nord, e Turia e Carraixet, a sud. È il polmone verde di Valencia, un territorio dove le montagne raramente superano i mille metri di altitudine – l’eccezione è il Montemayor, che raggiunge i 1.015 metri – ma compensano con una ricchezza botanica straordinaria.

I boschi sono dominati dal pino d’Aleppo, accompagnato da macchie di cisto, rosmarino, ginestra ed erica. Nei terreni decarbonatati prevale il pino marittimo, mentre il leccio, pur presente, mostra una distribuzione frammentata. Ma è la quercia da sughero a rappresentare il vero tesoro del parco: cresce negli anfratti ombrosi e umidi sulle arenarie rosse, testimone di un ecosistema mediterraneo rimasto sostanzialmente intatto nonostante gli incendi che hanno periodicamente colpito la zona.

Il clima mediterraneo, caratterizzato da scarse precipitazioni lungo tutto l’anno, è mitigato dalla presenza di tre corsi d’acqua, tra cui il Turia, il fiume che attraversa Valencia prima di raggiungere il mare. Le lagune del parco – Butrera, Rosa, Portillo e Gabacho – nate dall’escavazione di argilla, sono oggi incluse nel Catalogo delle Zone Umide della Comunità Valenciana come Aree Naturali Protette, rifugio per aironi, anatre e specie migratorie.

Sentieri tra storia e natura

La Sierra Calderona è stata abitata fin dall’antichità. I suoi sentieri, un tempo percorsi da banditi – i roders, come li chiamavano i locali – che terrorizzavano i viaggiatori, oggi offrono una rete di itinerari escursionistici per tutti i livelli di preparazione. Il Garbí, a 601 metri di altitudine, è la vetta più accessibile: dalla sua area ricreativa si gode una vista panoramica che spazia dal Golfo di Valencia alla Mola de Segart, e nelle giornate limpide lo sguardo raggiunge persino l’Albufera.

Ma il parco custodisce anche importanti testimonianze storiche. La Certosa di Porta Coeli, nel comune di Serra, è un monastero fondato nel 1274 che ancora oggi ospita monaci certosini dediti alla vita eremitica. L’imponente complesso architettonico mescola stili gotici e neoclassici ed è accompagnato da un acquedotto del XV secolo. A Gilet si trova invece il convento francescano di Sant Esperit, mentre ad Altura sorge la Certosa di Valldecrist, un complesso monumentale che negli ultimi anni ha beneficiato di importanti investimenti di recupero.

Il Castello di Serra, di origini arabe e costruito nell’undicesimo secolo, domina la valle del Turia da un’altezza di 536 metri. Di questa fortezza di 600 metri quadrati si conservano ancora la torre principale, frammenti della seconda torre, parte delle mura merlate e la cisterna. La posizione strategica permette di comprendere perché proprio in quel punto fu eretta una struttura difensiva: lo sguardo abbraccia l’intera valle fino alla costa.

Un incontro tra arte e terra

Visitare il Dragón de la Calderona significa partecipare a un esperimento unico di dialogo tra creatività umana e ambiente naturale. L’opera di Marmentini non è semplicemente una scultura monumentale: è un manifesto di recupero paesaggistico attraverso l’arte, un tentativo di ricucire le ferite inferte dalla cava abbandonata restituendo dignità e significato a un luogo dimenticato.

Il drago si raggiunge facilmente in auto, con un parcheggio situato a circa cinquanta metri dalla struttura. Ma molti escursionisti preferiscono raggiungerlo a piedi, lungo sentieri che si snodano tra boschi profumati di resina e mirto. L’esperienza è amplificata dalla consapevolezza di camminare in un territorio dove la biodiversità mediterranea resiste con tenacia, dove gabbellotti e carpe popolano le lagune, dove i rapaci sorvolano le gole rocciose.

L’Associazione Cultural del Dragón de la Calderona gestisce le visite con un sistema di mecenati e donazioni, permettendo ai visitatori di contribuire attivamente al restauro e alla manutenzione della struttura. Durante i giorni di apertura, non è raro incontrare artisti al lavoro, impegnati in produzioni grafiche che si ispirano all’energia del luogo e al dialogo con la natura circostante.

Il polmone verde di Valencia

A soli trenta chilometri dalla vivace Valencia, la Sierra Calderona rappresenta un rifugio insostituibile per chi cerca il contatto con un ambiente naturale preservato. Il parco è percorso da una ragnatela di sentieri ben segnalati – il Centro Visitatori a Náquera fornisce mappe e informazioni dettagliate – che permettono escursioni di poche ore o trekking impegnativi di un’intera giornata.

La Ruta del Salt, vicino a Náquera, è un percorso botanico dove pannelli illustrativi identificano le specie vegetali locali. Il percorso geologico che parte da Olocau attraversa 8 chilometri tra brecce, conglomerati e arenarie rossastre, testimonianza di ere geologiche remote quando il mare copriva questi territori. Non a caso, lungo il percorso si possono ancora scorgere fossili marini incastonati nella roccia, vestigia silenziose di un mondo sommerso.

Domenica pomeriggio, dopo un’escursione tra i sentieri del parco, è tradizione fermarsi nei ristoranti di Serra o Náquera per gustare una paella valenciana cotta a legna, circondati da famiglie locali che riempiono le sale di risate e conversazioni animate. È l’autentica esperienza valenciana: natura, storia e gastronomia intrecciate in un territorio che mantiene viva la propria identità.

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