San Siro si prepara ad accogliere la storia. Il 6 febbraio, quando la Bandiera Olimpica entrerà nello stadio milanese, a reggerla non saranno solo campioni dello sport. Ci saranno poeti, attivisti umanitari, sindaci che hanno lottato contro le armi nucleari. Dieci storie di resilienza e impegno civile che il Comitato Olimpico Internazionale e Fondazione Milano Cortina 2026 hanno scelto per dare un volto nuovo ai Giochi Invernali: quello della solidarietà che va oltre la competizione.
Quando lo sport incontra l’impegno sociale
La scelta dei portabandiera per Milano Cortina 2026 racconta un’olimpiade diversa. Accanto ai nomi celebri dello sport mondiale – da Rebeca Andrade, ginnasta brasiliana più medagliata di sempre del suo Paese, a Eliud Kipchoge, l’uomo che ha corso la maratona in meno di due ore – sfilano figure che hanno dedicato la vita alla costruzione della pace. Tadatoshi Akiba, ex sindaco di Hiroshima, ha guidato per oltre un decennio la battaglia globale per il disarmo nucleare. Filippo Grandi, Alto Commissario ONU per i Rifugiati fino al 2025, ha protetto chi fugge da guerre e persecuzioni.
Le voci dei rifugiati entrano allo stadio
Una presenza simbolica risuonerà forte nel tripudio di San Siro: quella di Cindy Ngamba, pugile del Refugee Olympic Team. Fuggita nel Regno Unito a undici anni, ha conquistato a Parigi 2024 il primo bronzo olimpico mai vinto da un atleta della squadra rifugiati. Al suo fianco, l’italiano Nicolò Govoni, candidato al Nobel per la Pace per il suo lavoro con i minori rifugiati attraverso l’organizzazione Still I Rise, e la poetessa nigeriana Maryam Bukar Hassan, nominata UN Global Peace Advocate nel 2025.
A Cortina la memoria dello sci italiano
Mentre a Milano sfileranno otto portabandiera, Cortina d’Ampezzo affiderà la Bandiera Olimpica a due simboli dello sci italiano. Franco Nones, primo oro olimpico azzurro nello sci di fondo a Grenoble 1968, quando interruppe il dominio scandinavo, e Martina Valcepina, tre medaglie olimpiche nello short track tra Sochi 2014 e PyeongChang 2018. Due generazioni di atleti che rappresentano la tradizione sportiva delle montagne italiane.
L’eredità che va oltre la gara
Il tongano Pita Taufatofua – celebre per aver rappresentato il suo Paese sia ai Giochi estivi che invernali – è oggi Ambasciatore UNICEF per il Pacifico. La ginnasta Andrade sostiene i diritti delle donne e l’educazione. Kipchoge è Ambasciatore UNESCO per sport e valori. La scelta di questi portabandiera disegna l’ambizione di Milano Cortina 2026: lasciare un segno che trascenda il cronometro e il podio, trasformando i Giochi in un manifesto di responsabilità globale e inclusione.
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