Nelle terre dove i vigneti disegnano geometrie perfette sui pendii e dove ogni borgo racconta secoli di storia, la tradizione del presepe diventa qualcosa di più di una semplice rappresentazione religiosa. Nelle colline del Monferrato, territorio riconosciuto dall’UNESCO nel 2014 come Patrimonio dell’Umanità per i suoi paesaggi vitivinicoli, l’arte presepiale si trasforma in un dialogo tra comunità, generazioni e modi differenti di interpretare la Natività.
Il fenomeno dei presepi diffusi che ogni inverno anima decine di borghi tra le province di Asti e Alessandria non è semplicemente un’attrazione turistica, ma un modo per le comunità locali di riaffermare la propria identità attraverso un linguaggio universale. Ogni presepe diventa una piccola enciclopedia visiva del territorio: i materiali utilizzati – legno di rovere, terracotta locale, pietra da cantoni – raccontano l’economia e l’artigianato di questi luoghi; i volti delle statuine spesso riproducono cittadini reali, creando un ponte tra il sacro e il quotidiano; gli scenari richiamano le architetture tipiche dei casolari monferrini con i loro “infernot”, le caratteristiche cantine sotterranee scavate nell’arenaria.
La tradizione presepiale italiana e le sue radici medievali
Per comprendere la portata di questo fenomeno nel Monferrato, occorre ricordare che l’Italia custodisce una delle più antiche tradizioni presepiali al mondo. La prima rappresentazione della Natività così come la conosciamo risale al 1223, quando San Francesco d’Assisi allestì nella grotta di Greccio, vicino Rieti, un presepe vivente con animali veri e una mangiatoia riempita di paglia. Quel gesto rivoluzionario trasformò un racconto evangelico in esperienza tangibile, rendendo accessibile a tutti – anche agli analfabeti – il mistero della nascita di Cristo.
Pochi decenni dopo, nel 1291, papa Niccolò IV commissionò ad Arnolfo di Cambio il primo presepe scolpito della storia, conservato ancora oggi nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Da quel momento, l’arte presepiale si diffuse in tutta la penisola, raggiungendo Napoli nel XV secolo, dove tra Seicento e Settecento avrebbe raggiunto il suo massimo splendore artistico con scenografie elaborate e statuine di straordinaria fattura.
Ma oltre ai capolavori napoletani, l’Italia ha sviluppato tradizioni presepiali regionali profondamente diverse: dal presepe ligure in legno a quello bolognese, dalle composizioni in terracotta dell’Italia centrale ai presepi siciliani in corallo e rame. Ognuno di questi linguaggi artistici riflette l’identità culturale del territorio che lo ha generato.
Il Monferrato e la sua vocazione artistica
Il Monferrato è una regione storica del Piemonte che si estende principalmente nelle province di Alessandria e Asti, caratterizzata da un paesaggio quasi esclusivamente collinare che dalla riva destra del Po scende verso l’Appennino ligure. Nel giugno 2014, i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato sono stati iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, riconoscendo così un’eccezionale testimonianza vivente della tradizione storica della coltivazione della vite e dei processi di vinificazione, di un contesto sociale e rurale basato sulla cultura del vino.
Questo riconoscimento non riguarda solo il vino, ma l’intero paesaggio culturale: i castelli medievali che svettano sulle colline, le pievi romaniche nascoste tra i vigneti, i borghi dove il tempo sembra essersi fermato. In questo contesto, la tradizione del presepe trova un terreno fertile, diventando uno dei modi attraverso cui le comunità esprimono il loro attaccamento al territorio e il loro bisogno di condivisione.
A differenza delle grandi città dove i presepi sono spesso concentrati in chiese o musei, nel Monferrato la rappresentazione della Natività si diffonde capillarmente: lungo le strade dei borghi, nei cortili delle case, sotto i portici, nelle cappelle votive sparse per le campagne. Questo carattere “diffuso” non è casuale, ma risponde a una precisa visione: trasformare l’intero territorio in un museo vivente, dove il visitatore non è spettatore passivo ma partecipe di un’esperienza immersiva.
Le diverse anime del presepe monferrino
Ciò che rende unica la tradizione presepiale del Monferrato è la varietà di linguaggi espressivi che convivono nello stesso territorio. In alcuni borghi dominano i presepi artigianali realizzati con tecniche tramandate da generazioni: statuine scolpite nel legno di tiglio o modellate in terracotta secondo metodi che affondano le radici nel Medioevo. Gli artigiani locali investono mesi di lavoro per creare opere che uniscono fedeltà alla tradizione e ricerca personale.
Altri comuni privilegiano i presepi di recupero, realizzati interamente con materiali di scarto: lattine, cartone, stoffa, vetro. Queste creazioni nascono da un’etica della sostenibilità che caratterizza da sempre le comunità rurali, abituate a non sprecare nulla e a trovare nuova vita negli oggetti dismessi. Il risultato è spesso sorprendente: presepi che raccontano la modernità attraverso il linguaggio dell’arte povera.
Particolarmente interessanti sono i presepi antropomorfi, dove le statuine riproducono i volti di cittadini reali, spesso personaggi che hanno segnato la storia locale: contadini, vignaioli, artigiani. Questa scelta – che potrebbe sembrare irriverente – risponde invece a una profonda intuizione teologica: l’incarnazione di Cristo nella storia umana si riflette nell’incarnazione della Natività nella storia concreta di ogni comunità. Giuseppe e Maria assumono così i tratti dei vicini di casa, i pastori quelli degli agricoltori che ancora oggi curano i vigneti circostanti.
Non mancano i presepi meccanizzati, dove l’ingegno tecnico si mette al servizio della narrazione: ruote di mulino che girano davvero, fontane con acqua corrente, cicli giorno-notte che scandiscono il tempo della rappresentazione. Queste opere testimoniano una tradizione ingegneristica che nel Monferrato ha radici antiche, la stessa che ha portato alla costruzione degli infernot e delle “cattedrali sotterranee” di Canelli, le profonde cantine dove matura l’Asti Spumante.
I presepi viventi e la memoria di Gelindo
Tra le forme di rappresentazione della Natività, i presepi viventi occupano un posto speciale nella tradizione piemontese. Secondo la tradizione locale, protagonista di queste rappresentazioni è Gelindo, il primo contadino ad arrivare alla grotta dove è nato Gesù, colui che indica a Giuseppe e Maria dove trovare riparo. Nel presepe piemontese, Gelindo è sempre raffigurato accanto alla Sacra Famiglia, il primo pastore con l’agnello sulle spalle.
La storia di Gelindo – tramandatasi attraverso una “divota cumedia” teatrale in dialetto piemontese – racconta qualcosa di profondo sulla cultura contadina di queste terre: il valore dell’accoglienza, la solidarietà verso chi è in difficoltà, il senso di comunità che si esprime attraverso gesti concreti. Gelindo non arriva solo, ma porta con sé tutta la famiglia: la moglie Alinda offre un panno bianco, la figlia Aurelia porta le uova, il cognato Medoro i formaggi, il garzone Tirsi salamini e vino. È la rappresentazione di un mondo contadino che si prende cura dei più deboli attraverso doni semplici ma essenziali.
Questa figura simbolica continua a vivere nei presepi viventi che animano diversi borghi monferrini durante le festività natalizie. Decine di figuranti in costume ripropongono antichi mestieri ormai scomparsi: il fabbro, il vasaio, il tessitore, il fornaio. Le vie dei borghi si trasformano in scenografie naturali, illuminate da fiaccole e candele, mentre l’odore del pane appena sfornato e del vino novello si mescola all’aria fredda di dicembre.
Il presepe come esperienza collettiva
Ciò che emerge visitando i borghi del Monferrato durante il periodo natalizio è che il presepe non è mai un’operazione individuale, ma sempre frutto di uno sforzo collettivo. Le Pro Loco coordinano i lavori, le scuole coinvolgono bambini e ragazzi nella realizzazione di alcune opere, le parrocchie mettono a disposizione spazi e competenze, i cittadini aprono cortili e cantine private per ospitare installazioni.
Questo carattere comunitario si manifesta anche nei concorsi di presepi organizzati da molti comuni, dove le opere sono votate anonimamente dal pubblico. L’obiettivo non è premiare il “migliore” in senso assoluto, ma valorizzare la creatività diffusa, riconoscendo dignità artistica anche alle realizzazioni più semplici. È un modo per dire che ogni presepe – dal più elaborato al più essenziale – ha qualcosa da raccontare.
L’aspetto partecipativo emerge anche nelle camminate tra i presepi, itinerari che collegano le diverse frazioni di un comune o addirittura più borghi vicini. Camminare da un presepe all’altro, magari in una fredda sera di dicembre con una fiaccola in mano, diventa un’esperienza quasi meditativa, un pellegrinaggio laico attraverso paesaggi che la notte trasforma e rende misteriosi.
L’incontro tra tradizione e innovazione
Sebbene radicata nella tradizione, l’arte presepiale del Monferrato non è immobile ma si rinnova continuamente. Accanto alle rappresentazioni classiche, trovano spazio sperimentazioni contemporanee: presepi all’uncinetto realizzati con pazienza certosina, installazioni che utilizzano materiali industriali reinterpretandoli in chiave artistica, composizioni minimaliste che riducono la Natività ai suoi elementi essenziali.
Alcuni artisti locali hanno iniziato a integrare elementi di critica sociale nelle loro opere, utilizzando il linguaggio del presepe per parlare di migrazioni, povertà, disuguaglianza. Giuseppe e Maria che cercano rifugio diventano così metafora universale di tutte le famiglie costrette a fuggire, il Bambino che nasce in una mangiatoia ricorda la vulnerabilità di ogni nascita in condizioni di precarietà.
Questa capacità di far dialogare antico e moderno è forse uno degli aspetti più affascinanti dell’esperienza presepiale monferrina. Non si tratta di preservare fossili del passato, ma di mantenere viva una tradizione permettendole di parlare al presente, di porre domande, di stimolare riflessioni.
Un patrimonio immateriale da custodire
I presepi del Monferrato rappresentano un esempio straordinario di quello che l’UNESCO definisce “patrimonio culturale immateriale”: pratiche, conoscenze, saperi trasmessi di generazione in generazione, che definiscono l’identità di una comunità senza cristallizzarsi in forme immutabili.
In un’epoca di omogeneizzazione culturale, dove le tradizioni locali rischiano di essere schiacciate dalla globalizzazione, questi territori hanno scelto di investire sulla propria specificità, trasformandola in risorsa. Il risultato non è un museo all’aperto per turisti, ma un territorio vivo dove le persone continuano a produrre cultura, a raccontarsi, a immaginare il futuro senza recidere i legami con il passato.
Camminare tra i presepi del Monferrato in una giornata d’inverno significa entrare in contatto con questa dimensione: il silenzio delle colline innevate, il calore delle case dove ancora si accendono i camini, i volti degli anziani che raccontano come si facevano i presepi “una volta”, gli occhi curiosi dei bambini che scoprono un mondo che i loro genitori hanno già attraversato.
È questo intreccio di memoria e presente, di sacro e profano, di arte colta e sapienza popolare a rendere unica l’esperienza presepiale di queste terre. Un’esperienza che – come il vino che qui si produce da secoli – ha bisogno di tempo per essere compresa pienamente, di lentezza, di disponibilità ad assorbire i ritmi di un territorio che ha fatto della pazienza e della cura la propria filosofia di vita.
Racconto il mondo attraverso gli occhi di chi ama scoprire, esplorare e vivere esperienze autentiche. Dalle mete più celebri a quelle meno conosciute, approfondisco culture, tradizioni, paesaggi e storie locali, offrendo ai lettori una visione completa e coinvolgente del viaggio. Mi dedico a raccontare non solo le destinazioni, ma anche i modi di viaggiare, le emozioni, i suggerimenti pratici e le tendenze che animano il settore. Con uno stile fresco e narrativo, porto alla luce dettagli unici che ispirano a partire, con curiosità e apertura mentale. Per me, il viaggio è un incontro continuo con l’altro, un arricchimento personale e una fonte inesauribile di ispirazione, e attraverso i miei articoli cerco di trasmettere questa passione a chi desidera scoprire il mondo in tutte le sue molteplici sfaccettature.Reporter appassionata di viaggi in tutte le loro sfaccettature, racconto il mondo attraverso gli occhi di chi ama scoprire, esplorare e vivere esperienze autentiche. Dalle mete più celebri a quelle meno conosciute, approfondisco culture, tradizioni, paesaggi e storie locali, offrendo ai lettori una visione completa e coinvolgente del viaggio. Mi dedico a narrare non solo le destinazioni, ma anche le modalità di viaggio, le emozioni, i consigli pratici e le tendenze che animano il settore. Con uno stile fresco e coinvolgente, porto alla luce dettagli unici che ispirano a partire con curiosità e apertura mentale. Il viaggio per me è incontro, arricchimento personale e fonte inesauribile di ispirazione, e attraverso i miei articoli trasmetto questa passione a chi desidera scoprire il mondo in tutte le sue sfumature.
