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The Rocky Horror Show torna in Italia: il musical cult che trasforma ogni sera in una festa

Rocky Horror Show tour Italia 2025, The Rocky Horror Show torna in Italia: il musical cult che trasforma ogni sera in una festa

Cinquant’anni dopo il debutto cinematografico, il fenomeno che ha rivoluzionato il teatro musicale mondiale approda nei teatri italiani con un tour che promette di scatenare corsetti, calze a rete e l’inconfondibile coreografia del Time Warp. The Rocky Horror Show, il leggendario musical di Richard O’Brien diretto da Christopher Luscombe, è prodotto da Alveare Produzioni in collaborazione con Trafalgar Theatre Productions e fa tappa a Bologna, Trieste, Milano e Roma tra novembre 2025.

Un rito collettivo che sfida il tempo

Non è solo uno spettacolo teatrale. The Rocky Horror Show è un’esperienza immersiva dove la quarta parete si dissolve completamente. Ogni rappresentazione si trasforma in un grande non-stop party in cui il pubblico partecipa attivamente: travestimenti a tema, battute urlatrici in risposta agli attori, scatenate coreografie condivise. È l’audience participation, quel fenomeno unico che dal 1973 continua a rendere ogni serata irripetibile. Lo spettacolo è stato visto da oltre 30 milioni di persone in più di 30 paesi ed è stato tradotto in 20 lingue, confermandosi come il musical contemporaneo ininterrottamente in scena più a lungo nel mondo.

La storia rimane quella di sempre: Brad e Janet, due giovani borghesi, durante un temporale si rifugiano in un sinistro castello dove incontrano il dottor Frank-N-Furter, scienziato impegnato nell’audace esperimento di dare vita alla sua versione di uomo ideale. I due novelli sposi si trovano immersi in un’atmosfera di liberazione e trasgressione che li segnerà per sempre.

Dal flop al cult: la rinascita del Rocky Horror

The Rocky Horror Picture Show uscì al cinema nel Regno Unito il 14 agosto 1975 e pochi mesi dopo negli Stati Uniti. La critica lo distrusse, definendolo una brutta copia della versione teatrale. Ma nel 1976 accadde qualcosa di straordinario: un piccolo cinema di New York, il Waverly Theatre, iniziò a programmarlo tra i Midnight Movies, le proiezioni di mezzanotte. In breve tempo attorno al dottor Frank-N-Furter iniziò a riunirsi la comunità LGBT di Manhattan, trasformando quello che sembrava un disastro commerciale nel più longevo fenomeno cinematografico della storia. La trasposizione cinematografica incassò oltre 135 milioni di dollari al botteghino ed è ancora proiettata nei cinema di tutto il mondo più di 40 anni dopo la sua prima.

Le tappe italiane e la sorpresa Jason Donovan

Il tour italiano tocca quattro città: Bologna (Teatro Duse, 7-9 novembre), Trieste (Teatro Rossetti, 11-16 novembre), Milano (TAM Teatro Arcimboldi, 18-23 novembre) e Roma (Teatro Brancaccio, 25-30 novembre). La popstar internazionale Jason Donovan interpreta Frank’n’Furter nelle date milanesi e triestine, un ritorno emozionante a distanza di oltre 25 anni dall’ultima volta che ha incarnato il provocante scienziato extraterrestre.

“Non approccio Rocky Horror come un musical teatrale ma come un concerto rock con una trama”, ha dichiarato Donovan, che dopo una stagione di tutto esaurito al Theatre Royal di Sydney e nel West End di Londra porta il suo Frank in Italia. Virgin Radio è la radio ufficiale del tour.

Dalle labbra rosse allo schermo: la colonna sonora della liberazione

Sweet Transvestite, Damn it Janet, Time Warp: sono brani entrati nell’immaginario collettivo, successi senza tempo che continuano a far cantare e ballare generazioni diverse. The Rocky Horror Show debuttò nel 1973 davanti a un pubblico di sole 63 persone al Theatre Upstairs del Royal Court. Fu un successo immediato, anche se nessuno avrebbe potuto immaginare che sarebbe diventato il fenomeno culturale che è oggi.

La versione teatrale si rinnova di continuo, mentre il film – con l’iconico Tim Curry e Susan Sarandon – continua a essere proiettato in sale cinematografiche di tutto il mondo in speciali midnight show, mantenendo intatto il suo potere di aggregazione e liberazione. Nel 2005 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, riconoscimento che certifica il suo impatto culturale.

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