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Viaggio alla scoperta del Mongolia

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Nel vasto silenzio della Mongolia, dove l’orizzonte si perde in una danza eterna tra terra e cielo, ogni passo racconta millenni di storia nomade. Questo paese, custode di tradizioni antiche e paesaggi mozzafiato, si svela al viaggiatore come un libro aperto scritto dal vento delle steppe.

La magia delle steppe infinite e dei paesaggi mongolici

Le steppe mongoliane si estendono per centinaia di migliaia di chilometri quadrati, offrendo uno spettacolo naturale che non conosce eguali. Qui, sotto la volta celeste più pura del mondo, l’erba ondeggia come onde di un oceano verde che cambia colore con le stagioni. In primavera si tinge di verde smeraldo, mentre l’autunno la trasforma in un tappeto dorato che si perde all’orizzonte.

Il deserto del Gobi, uno dei deserti più affascinanti del pianeta, occupa la parte meridionale del paese. Le sue dune cantanti di Khongoryn Els producono melodie misteriose quando il vento le accarezza, mentre le Flaming Cliffs di Bayanzag rivelano fossili di dinosauri che risalgono a 70 milioni di anni fa. Qui, nel 1922, Roy Chapman Andrews scoprì le prime uova di dinosauro mai ritrovate, cambiando per sempre la paleontologia mondiale.

Tradizioni nomadi e l’arte di vivere nelle ger

La cultura nomade mongolica rappresenta uno degli ultimi esempi di vita tradizionale ancora praticata nel XXI secolo. Le ger (yurte), abitazioni circolari costruite con feltro e legno, incarnano la perfetta armonia tra funzionalità e spiritualità. La loro forma circolare riflette la concezione mongolica del cosmo, dove tutto è interconnesso in un ciclo eterno.

Ogni ger racconta storie attraverso i suoi colori e decorazioni. I motivi tradizionali dipinti sulle porte e sui mobili rappresentano elementi naturali: nuvole, montagne, fiumi e animali sacri. Il dragone mongolo, diverso da quello cinese, simboleggia la forza della natura e la saggezza ancestrale.

L’arte dell’ospitalità mongolica trasforma ogni incontro in un momento sacro. Quando un viaggiatore si avvicina a una ger, viene accolto con il tradizionale airag (latte di giumenta fermentato) e con canti che narrano le gesta degli antichi guerrieri. La musica tradizionale, con il caratteristico khoomei (canto difonico), crea armonie che sembrano uscire dalla terra stessa.

Ulaanbaatar e i tesori della capitale mongolia

Ulaanbaatar, il crocevia dove si incontrano tradizione e modernità, custodisce i tesori più preziosi della cultura mongolica. Il Monastero di Gandan, uno dei più importanti centri buddisti del paese, ospita una statua dorata di Avalokitesvara alta 26 metri, sopravvissuta alle persecuzioni sovietiche grazie alla determinazione dei monaci che la nascosero pezzo per pezzo.

Il Palazzo d’Inverno di Bogd Khan, ultima residenza dell’ottavo Jebtsundamba Khutuktu, rivela l’incredibile ricchezza dell’arte mongolica attraverso thangka dipinte a mano, statue buddhiste intagliate e costumi cerimoniali ricamati con fili d’oro. Le collezioni includono regali diplomatici provenienti da tutto il mondo, testimonianza delle antiche rotte commerciali che attraversavano l’Asia centrale.

La Piazza Sükhbaatar, dedicata all’eroe della rivoluzione mongolica, si trasforma durante le celebrazioni del Naadam in un teatro all’aperto dove rivivono le “tre arti maschili”: lotta, tiro con l’arco e corse di cavalli. Questi sport, praticati da oltre mille anni, mantengono viva la connessione spirituale tra i mongolici e i loro antenati guerrieri.

La spiritualità buddhista e i monasteri sacri

Il buddhismo tibetano ha plasmato l’anima della Mongolia dal XVI secolo, creando un sincretismo unico con le antiche credenze sciamaniche. Il Monastero di Erdene Zuu, costruito nel 1585 utilizzando pietre dell’antica capitale di Karakorum, rappresenta il primo complesso monastico buddhista del paese.

Le sue 108 stupa bianche, numero sacro nel buddhismo, circondano il complesso principale dove i monaci continuano a praticare rituali millenari. All’alba, il suono delle trombe tibetane e dei tamburi riecheggia nelle steppe circostanti, creando un’atmosfera di profonda spiritualità.

Il fenomeno dello sciamanesimo mongolico, ancora praticato nelle regioni remote, coesiste armoniosamente con il buddhismo. Gli sciamani, custodi delle tradizioni pre-buddhiste, utilizzano tamburi di pelle di renna e costumi decorati con specchi e campanelli per entrare in contatto con gli spiriti della natura. Questo dualismo religioso ha dato vita a una spiritualità unica, dove Buddha e gli spiriti della montagna convivono nelle credenze popolari.

Sapori autentici della cucina nomade mongolica

La gastronomia mongolica riflette perfettamente lo stile di vita nomade, basandosi su ingredimenti semplici ma nutrienti che potevano essere facilmente trasportati durante le migrazioni stagionali. Il mutton, carne di montone, rappresenta l’ingrediente principale di molti piatti tradizionali, preparato in modi che esaltano il suo sapore naturale senza mascherarlo.

Il buuz, ravioli mongoli cotti al vapore e ripieni di carne tritata, cipolla e spezie, viene tradizionalmente consumato durante le celebrazioni del Tsagaan Sar (Capodanno mongolico). La loro preparazione è un rituale familiare che riunisce intere generazioni, dove ogni famiglia tramanda le proprie ricette segrete attraverso gesti e sapori.

L’aaruul, formaggio di yak essiccato, rappresenta uno degli alimenti più antichi della cultura nomade. Questo “pane delle steppe” può essere conservato per mesi senza perdere le sue proprietà nutritive, fornendo energia e vitamine durante i lunghi viaggi attraverso le praterie. Il suo sapore intenso e la consistenza compatta raccontano millenni di adattamento alle condizioni estreme dell’altopiano mongolico.

Le bevande tradizionali occupano un posto speciale nella cultura mongolica. Il suutei tsai, tè salato con latte e burro di yak, non è solo una bevanda ma un vero e proprio alimento liquido che fornisce energie e grassi essenziali. L’arkhi, distillato ottenuto dall’airag, accompagna le celebrazioni e i momenti di condivisione comunitaria, mentre il tarag, yogurt di yak fermentato, offre un sapore acidulo che rinfresca durante le calde giornate estive.

Avventure nella natura selvaggia mongolica

Il Parco Nazionale di Khövsgöl, che circonda il lago omonimo, offre un ecosistema incontaminato dove vivono oltre 200 specie di uccelli e numerosi mammiferi. Il lago Khövsgöl, soprannominato “l’oceano blu della Mongolia”, contiene l’1% dell’acqua dolce mondiale e raggiunge profondità di 262 metri. Le sue acque cristalline riflettono le montagne circostanti creando paesaggi di una bellezza surreale.

Durante l’inverno, il lago si trasforma in una distesa ghiacciata dove è possibile camminare per chilometri ammirando le formazioni di ghiaccio cristallino che il vento scolpisce in forme fantastiche. I pescatori locali, appartenenti alla minoranza etnica Tsaatan (allevatori di renne), mantengono uno stile di vita pressoché immutato da secoli, spostandosi con le loro mandrie attraverso le foreste boreali.

Le Montagne dell’Altai, nella Mongolia occidentale, ospitano alcuni dei paesaggi più drammatici dell’Asia centrale. Qui vive la comunità Kazaka, gli ultimi cacciatori con aquile reali del mondo. Questi maestri dell’arte venatoria addestrano aquile dorate per la caccia alla volpe e al lupo, mantenendo viva una tradizione che risale a 6000 anni fa. Lo spettacolo di un’aquila che plana maestosa tra le vette innevate, guidata da un cacciatore a cavallo, rappresenta uno degli ultimi esempi di simbiosi perfetta tra uomo e natura selvaggia.

Festival e celebrazioni che animano la Mongolia

Il Naadam, festival nazionale che si svolge ogni luglio, trasforma l’intero paese in un palcoscenico dove rivivono le antiche tradizioni guerriere. Le corse di cavalli vedono fantini bambini, alcuni di soli 5 anni, cavalcare per distanze che possono superare i 30 chilometri attraverso le steppe aperte. Questi giovani jinetes, chiamati “morini khuу” (ragazzi cavallo), incarnano la leggendaria abilità equestre mongolica che rese temibili i guerrieri di Gengis Khan.

La lotta mongolica, con i suoi rituali cerimoniali che includono la “danza dell’aquila” prima di ogni combattimento, celebra la forza e l’agilità. I lottatori, vestiti con costumi tradizionali decorati, si sfidano secondo regole antiche dove l’onore vale più della vittoria. Il tiro con l’arco, praticato sia da uomini che da donne, utilizza archi tradizionali mongoli che richiedono anni di allenamento per essere padroneggiati.

Il Golden Eagle Festival, che si svolge in ottobre nelle montagne dell’Altai occidentale, raduna i migliori cacciatori kazaki per competizioni che testano l’abilità e il legame spirituale con le loro aquile. Lo spettacolo di decine di aquile reali che volano libere tra le vette coperte di neve, rispondendo ai richiami dei loro compagni umani, offre emozioni che toccano l’anima di ogni osservatore.

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