#Le Baccanti: spiritualità e annullamento
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Il palcoscenico del Teatro Ciro Menotti di Milano, fino al 26 novembre, si trasforma nel monte Citerone per ospitare la tragedia Le Baccanti.

La messa in scena di Daniele Salvo riprende la nota trama euripidea che vede la natura divina di Dioniso (dio di vino, teatro e piacere fisico), nato dall’unione di Zeus con la mortale Senele, messa in dubbio da Penteo, re di Tebe.

Al fine di convincere la popolazione tebana, Dioniso scende fra gli uomini instillando il germe della follia tra le donne, le quali fuggono sul monte sovrastante la città per celebrare riti in suo onore.

Risulta vano il tentativo del nonno Cadmo e di Tiresia, l’indovino cieco e con attributi femminei, di convincere Penteo a riconoscere un dio in Dioniso. Quest’ultimo con uno stratagemma, convince il re tebano a travestirsi da donna al fine di spiare di nascosto i baccanali, duranti i quali si mormora che le donne siano in grado di far sgorgare vino, latte e miele dalla roccia.

Prevedibile la fine cruenta, con l’uccisione tramite smembramento del protagonista per mano di sua madre Agave. Immancabile il monito del dio che ricorda ai mortali i pericoli della mancanza di fede.

Uno spettacolo difficile. Di particolare suggestione le scenografie e gli effetti scenici di Ciacciofera integrate dalle videoproiezioni; volti a contestualizzare, incorniciare, sottolineare e supportare, la già buona interpretazione degli attori.

Risulta forse un tantino esagerata l’esibizione del corpo dilaniato e sanguinante di Penteo, che crea un senso di ribrezzo, se non disagio nel pubblico, senza aggiungere ulteriore tragicità alla scena.