Site icon NN Mag

Sesso e potere nell’antica Roma: quando la bisessualita’ degli imperatori era una questione di status

sessualita' imperatori romani bisessualita' storia antica, Sesso e potere nell’antica Roma: quando la bisessualita’ degli imperatori era una questione di status

Un imperatore che sposa un uomo, un altro che fa erigere templi in onore del suo giovane amante, un terzo soprannominato ‘la moglie di tutti i mariti’. Non sono trame di un romanzo contemporaneo ne’ provocazioni postmoderne: sono fatti storici documentati, capitoli reali di un impero che ha dominato il mondo per secoli. La sessualita’ degli imperatori romani continua a sorprendere, affascinare e talvolta sconcertare chi si avvicina alla storia antica con gli occhiali del presente. Eppure, per capire davvero quella civilta’ straordinaria, e’ indispensabile liberarsi dalle categorie moderne e immergersi nella logica di un mondo radicalmente diverso.

Il corpo del potere: come Roma concepiva la sessualita’ maschile

Nell’antica Roma, la sessualita’ non era organizzata attorno alle categorie di “eterosessuale” o “omosessuale” che strutturano il pensiero contemporaneo. Esisteva invece una distinzione fondamentale: quella tra il ruolo attivo e quello passivo. Un uomo libero — e a fortiori un imperatore — poteva intrattenere rapporti sessuali con chiunque, uomo o donna che fosse, a patto di mantenere la posizione dominante. Era il principio dell’actio, il concetto per cui la penetrazione era espressione di potere, e il potere era l’essenza stessa della virilita’ romana.

Come ha spiegato lo storico Craig Williams nel suo studio fondamentale Roman Homosexuality (Oxford University Press), per i Romani cio’ che contava non era il genere del partner, ma la postura sociale dell’uomo di rango. Assumere un ruolo passivo con un altro uomo era considerato degradante e disonorevole, non perche’ il desiderio omosessuale fosse riprovevole in se’, ma perche’ implicava una rinuncia alla dominanza — e la dominanza era il fondamento dell’identita’ maschile romana.

Questo sistema di valori spiegava moltissimo del comportamento sessuale delle elite romane. Schiavi, liberti, attori e prostituti — indipendentemente dal loro sesso biologico — erano partners socialmente accettabili per un uomo libero, proprio perche’ la disparita’ di status rendeva inequivocabile chi detenesse il potere nell’interazione.

Giulio Cesare, ‘la moglie di tutti i mariti’: il paradosso di un conquistatore

Nessun personaggio incarna meglio questa complessita’ di Gaio Giulio Cesare. Generale invincibile, oratore straordinario, seduttore instancabile — Cleopatra, Servilia e decine di altre — Cesare era anche oggetto di una voce insistente: la sua presunta relazione giovanile con Nicomede IV, re di Bitinia, presso la cui corte soggiorno’ intorno all’84 a.C.

I suoi nemici politici non mancarono di sfruttare l’episodio. Durante il trionfo gallico del 46 a.C., racconta Svetonio nelle Vite dei Cesari, i soldati cantavano versi irriverenti in cui lo chiamavano “la moglie di tutti i mariti e il marito di tutte le mogli”. Un insulto che, nella logica romana, puntava non tanto all’attrazione verso gli uomini, quanto alla presunta passivita’ nei confronti di Nicomede — un re straniero, per giunta.

Cesare stesso respinse sempre le insinuazioni con irritazione. Ma la sua vicenda illumina un aspetto cruciale: la bisessualita’, a Roma, non era ne’ uno scandalo ne’ un’identita’. Era semplicemente un dato di fatto della vita aristocratica, accettata nella misura in cui non intaccava l’immagine di padrone assoluto di se’ e degli altri.

Adriano e Antinoo: quando l’amore imperiale divenne culto

Se la storia di Cesare e Nicomede e’ avvolta nell’ambiguita’ politica, quella tra l’imperatore Adriano e il giovane Antinoo e’ documentata con una chiarezza e una profondita’ emotiva rare nell’antichita’. Adriano, che regno’ dal 117 al 138 d.C., incontra’ Antinoo — un ragazzo di straordinaria bellezza originario della Bitinia — probabilmente intorno al 124 d.C., quando il giovane aveva circa quattordici anni.

La loro relazione duro’ circa sei anni, fino alla morte misteriosa di Antinoo nel Nilo, nell’ottobre del 130 d.C. Le circostanze non sono mai state chiarite: annegamento accidentale, suicidio rituale, o sacrificio volontario per prolungare la vita dell’imperatore? La risposta e’ perduta per sempre. Cio’ che e’ certo e’ l’impatto devastante sul sovrano: Adriano pianse apertamente — cosa inaudita per un imperatore romano — e ordino’ una delle piu’ straordinarie campagne di deificazione della storia antica.

In pochi anni sorsero oltre trenta citta’ chiamate Antinopoli nell’impero, templi furono dedicati al giovane scomparso, monete coniarono il suo volto, e una nuova costellazione fu battezzata con il suo nome. Lo storico Royston Lambert, autore della monografia Beloved and God, ha calcolato che Antinoo divenne la figura piu’ raffigurata nell’arte antica dopo gli dei olimpici. Un’ossessione funebre e amorosa che ancora oggi commuove nella sua disperata umanita’.

Nerone, Caligola, Eliogabalo: eccessi al limite del mito

Accanto a figure dalla complessita’ sfumata come Adriano, la storia imperiale romana conosce anche personaggi la cui sessualita’ fu narrata dagli antichi in termini di eccesso e trasgressione deliberata. Nerone, che regno’ dal 54 al 68 d.C., e’ descritto da Svetonio e Tacito come protagonista di relazioni con uomini e donne, incluso il liberto Sporo, che l’imperatore fece evirare e sposo’ pubblicamente in una cerimonia ufficiale. Una provocazione politica oltre che personale.

Ancora piu’ estremo il caso di Marco Aurelio Antonino, meglio noto come Eliogabalo, che regno’ dal 218 al 222 d.C. Sacerdote del dio solare El-Gabal, giunto al potere appena adolescente, Eliogabalo sconvolse Roma contraendo almeno due matrimoni ufficiali con uomini e, secondo le fonti, esprimendo il desiderio di essere trattato come una donna. Le fonti antiche, come la Historia Augusta, vanno trattate con cautela perche’ spesso tendenziose; eppure restituiscono l’immagine di un giovane che sfido’ consapevolmente i codici di genere della sua epoca, pagandone il prezzo con l’assassinio a soli diciotto anni.

Le donne nell’ombra: una sessualita’ controllata e silenziata

In questo affresco dominato dalla sessualita’ maschile, le donne romane occupano uno spazio ristretto e rigidamente sorvegliato. La castita’ e la fedelta’ coniugale erano virtu’ cardinali richieste alla matrona romana, mentre per gli uomini la pluralita’ di relazioni extraconiugali era non solo tollerata ma attesa. La doppia morale sessuale non e’ un’invenzione moderna: e’ vecchia almeno quanto Roma.

Le relazioni erotiche tra donne erano praticamente invisibili nelle fonti letterarie — non perche’ non esistessero, ma perche’ la sessualita’ femminile, nella mentalita’ romana, aveva senso solo in relazione all’uomo. Una donna che desiderava un’altra donna era concepita come una donna che si arrogava un ruolo maschile, e questo rendeva il fenomeno insieme incomprensibile e moralmente riprovevole. La sessualita’ femminile autonoma era uno spazio di silenzio e invisibilita’.

Perche’ la storia della sessualita’ romana ci parla ancora oggi

Studiare la vita sessuale degli imperatori romani non e’ un esercizio di voyeurismo storico. E’ un modo per comprendere come le categorie del desiderio siano costruzioni culturali, non dati naturali immutabili. La civilta’ che ha posto le fondamenta del diritto occidentale, dell’architettura e della filosofia politica aveva del sesso una concezione radicalmente diversa dalla nostra — ne’ migliore ne’ peggiore, semplicemente altra.

Lo storico Michel Foucault, nella sua monumentale Storia della sessualita’, aveva gia’ intuito questa verita’: le identita’ sessuali come le conosciamo oggi — gay, etero, bisessuale — sono categorie recenti, emerse nel XIX secolo con la medicalizzazione del corpo. Roma non conosceva queste etichette. Conosceva il potere, il piacere, il rango e l’onore.

Guardare al passato senza anacronismi non significa giustificare cio’ che oggi sarebbe inaccettabile — la pederastia, la violenza sugli schiavi, la subordinazione delle donne — ma significa avere il coraggio intellettuale di comprendere una civilta’ nei suoi propri termini. Solo cosi’ la storia smette di essere uno specchio deformante e diventa una finestra su mondi altrimenti inaccessibili, capace di illuminare, per contrasto, anche le certezze del presente.

Exit mobile version