Nel cuore di Roma, a due passi dalla Stazione Termini, esiste un luogo dove il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso. Le mani affondano nell’argilla, i bulini incidono il metallo con una precisione millimetrica, i forni fondono il bronzo come accadeva secoli fa. Eppure qui, in questo palazzo storico del quartiere Esquilino, si forgia anche il futuro: le medaglie che gli atleti di Milano-Cortina 2026 stringeranno tra le mani nascono tra queste mura. Benvenuti alla Scuola dell’Arte della Medaglia, un’istituzione quasi centovent’anni di vita che continua, contro ogni logica dell’era digitale, a custodire e trasmettere le arti più antiche dell’umanità.
Una scuola nata per volontà di un re appassionato di monete
Era il 1907 quando il re Vittorio Emanuele III — passato alla storia con l’affettuoso soprannome di “re numismatico” per la sua straordinaria collezione di monete e la profonda passione per la medaglistica — volle che nascesse, all’interno della Regia Zecca italiana, una scuola capace di rinnovare l’immagine artistica della moneta e della medaglia italiane. Non si trattava di un capriccio reale, ma di una visione: l’Italia unita aveva bisogno di una propria identità simbolica, impressa nel metallo, riconoscibile nel mondo.
La legge n. 486 del 14 luglio 1907 istituì formalmente la SAM – Scuola dell’Arte della Medaglia, con sede nello storico palazzo di via Principe Umberto, nel cuore dell’Esquilino. Quell’edificio, inaugurato nel 1911, avrebbe ospitato anche il Museo della Zecca e sarebbe diventato uno dei luoghi più straordinari e meno conosciuti della capitale. Due guerre mondiali, una transizione dalla monarchia alla repubblica, l’avvento del digitale: nulla ha fermato quella scuola. Oggi, gestita dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS) — società interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e leader europeo nella stampa di sicurezza e nel conio di monete — la SAM continua a formare ogni anno una piccola élite di artigiani d’arte.
Quindicimila ore di lavoro per diventare maestri
Chi immagina che frequentare la Scuola dell’Arte della Medaglia significhi seguire lezioni teoriche in un’aula scolastica, si sbaglia di grosso. Qui la formazione avviene quasi interamente in laboratorio, secondo il metodo anglosassone del training on the job: si impara facendo, sbagliando, correggendo, rifacendo. In tre anni, ogni allievo accumula circa 4.500 ore di formazione pratica, suddivise tra undici laboratori attrezzati con gli strumenti della tradizione e le tecnologie più avanzate.
Il programma didattico spazia dalla modellazione scultorea alla prototipazione tridimensionale, dall’incisione a bulino allo sbalzo e al cesello, dall’oreficeria e argenteria alle rarissime discipline della glittica — l’arte di incidere pietre preziose — e della grafica d’arte, passando per il restauro e la modellazione in cera. Un percorso enciclopedico che nessun’altra scuola al mondo offre nella stessa misura, in modo così integrato e con una continuità storica tanto radicata.
Il corso è completamente gratuito e a numero chiuso: ogni anno, tramite un concorso selettivo che prevede due prove pratiche — disegno dal vero e modellazione in bassorilievo — vengono ammessi circa quindici studenti provenienti da tutto il mondo. L’accesso è meritocratico e democratico al tempo stesso: non conta il censo, conta il talento. Al termine del percorso triennale, l’attestato rilasciato apre le porte a un mercato del lavoro sorprendentemente variegato. Secondo i dati della stessa scuola, l’80% degli studenti trova impiego entro un anno dalla fine del corso.
Dal conio delle monete ai gioielli di Bvlgari: i mille volti di un mestiere antico
Cosa fa, concretamente, chi esce dalla SAM? La risposta è molto meno scontata di quanto ci si aspetti. Il primo sbocco naturale resta ovviamente la Zecca dello Stato, dove gli ex allievi contribuiscono a coniare le monete della Repubblica Italiana — dalla serie ordinaria a quelle commemorative e celebrative — e a realizzare medaglie ufficiali di ogni genere. Tra queste, in questo momento storico, spiccano quelle destinate ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, per i quali l’IPZS è stato designato fornitore ufficiale dal Comitato Olimpico Internazionale.
Ma il confine tra l’arte della medaglistica e il lusso è molto più sottile di quanto sembri. Molti diplomati della SAM approdano nel mondo della gioielleria di alta gamma, dove le competenze nella lavorazione dei metalli, nella modellazione e nell’incisione trovano applicazione nella progettazione e realizzazione di accessori di altissimo livello. Il caso più emblematico è quello di Bvlgari: ben otto ex allievi della Scuola dell’Arte della Medaglia fanno parte dell’organico della celebre maison romana, contribuendo a quella raffinatezza artigianale che distingue i gioielli della casa nel mondo.
Il percorso formativo alimenta anche settori apparentemente lontani dalla medaglistica: la moda, il design, le scenografie cinematografiche e teatrali sono tutti ambiti in cui le competenze acquisite alla SAM trovano applicazione. Chi ha imparato a modellare il metallo con precisione, a studiare volumi e superfici, a bilanciare estetica e funzione, porta con sé un bagaglio tecnico e creativo che attraversa le discipline.
Arte e sicurezza: quando il bello protegge lo Stato
C’è una dimensione della SAM che sfugge ai più, eppure è forse la più cruciale: il ruolo che i suoi diplomati giocano nella sicurezza dei documenti di Stato. All’interno del Poligrafico, gli artisti formati alla scuola contribuiscono alla realizzazione di elementi grafici e decorativi che rendono inviolabili — o quasi — strumenti come la carta valori, le banconote e i passaporti italiani.
La sofisticazione di un elemento di sicurezza stampato non è solo tecnologica: è anche artistica. Le microincisioni, i motivi ornamentali, i rilievi che caratterizzano questi documenti richiedono una mano capace di muoversi con una precisione che nessuna macchina, da sola, è in grado di garantire. In questa intersezione tra arte antica e tecnologia contemporanea — tra il bulino e il laser, tra la cera e il software 3D — si gioca una partita silenziosa ma fondamentale per l’integrità dello Stato.
Il Vaticano, i papi e le medaglie della fede
Tra i committenti più fedeli e prestigiosi della Scuola dell’Arte della Medaglia c’è un interlocutore che unisce storia, spiritualità e diplomazia: la Santa Sede. Il Vaticano si rivolge da sempre alla SAM per la realizzazione di medaglie simboliche, targhe celebrative e oggetti d’arte destinati a cerimonie ufficiali, visite di Stato, anniversari religiosi. Un rapporto che affonda le radici nella storia e che si rinnova pontificato dopo pontificato.
Durante il lungo papato di Francesco, questa collaborazione ha assunto una forma particolarmente intensa grazie al lavoro di Daniela Longo, oggi direttrice della scuola — dal 2024 — nonché ex studentessa della stessa istituzione. Longo, artista affermata e professionista di riferimento nel settore della medaglistica vaticana, ha realizzato personalmente molte delle medaglie simboliche commissionate dalla Santa Sede negli anni del pontificato bergogliano. Una storia di ritorno alle origini: la maestra che torna a guidare la scuola che l’ha formata, portando con sé un bagaglio di esperienza che poche istituzioni al mondo potrebbero vantare.
Una scuola unica al mondo in un’epoca che dimentica le mani
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale genera immagini in secondi e le stampanti 3D promettono di democratizzare la produzione di oggetti, c’è qualcosa di radicalmente controcorrente nell’esistenza di una scuola come la SAM. Eppure proprio questa controtendenza ne costituisce la forza. Il mercato dell’alto artigianato e del lusso non solo non è in declino, ma continua a crescere a livello globale, alimentato da una domanda di autenticità, unicità e qualità che nessun algoritmo sa soddisfare davvero.
La Scuola dell’Arte della Medaglia forma professionisti capaci di muoversi su questa frontiera: non artigiani nostalgici rinchiusi in un passato glorioso, ma artisti contemporanei che padroneggiano tecniche antiche di millenni e al tempo stesso si confrontano con la modellazione digitale, la prototipazione rapida, il design industriale. Una combinazione rara, che il mercato del lavoro — da Bvlgari alla Zecca dello Stato, dal Vaticano ai set cinematografici — continua ad assorbire con entusiasmo.
Per chi desidera intraprendere questo percorso, il bando per il nuovo anno accademico è aperto: un’opportunità gratuita, selettiva e straordinariamente ricca, per chi ha le mani — e la testa — in grado di plasmare il futuro nel metallo.
Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.
