Il 21 marzo 2026 segna un momento cruciale per il panorama artistico newyorkese: dopo due anni di chiusura, il New Museum riapre le sue porte al pubblico con un’espansione da 82 milioni di dollari che ridefinisce il ruolo dell’istituzione sulla Bowery. L’attesa è finalmente terminata per quello che è stato uno dei progetti architettonici più ambiziosi nella storia dell’arte contemporanea americana, un intervento che raddoppia lo spazio espositivo del museo e introduce nuove funzionalità che trasformano radicalmente l’esperienza del visitatore.
Il weekend inaugurale offre un’opportunità unica: l’ingresso sarà completamente gratuito il 21 e 22 marzo, permettendo a migliaia di newyorkesi di essere i primi a esplorare gli spazi rinnovati. Ma l’apertura gratuita è solo l’inizio di una storia che parla di visione, perseveranza e della continua evoluzione di un’istituzione che da quasi cinquant’anni rappresenta un punto di riferimento per l’arte più sperimentale del nostro tempo.
L’architettura del futuro: quando due Pritzker si incontrano
L’espansione rappresenta un momento storico unico: è uno dei rari esempi al mondo dove il lavoro combinato di due architetti vincitori del Premio Pritzker si unisce in un’unica struttura. L’edificio originale del 2007, progettato dallo studio giapponese SANAA, viene ora affiancato da una nuova struttura di sette piani firmata da OMA, con Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas alla guida del progetto, in collaborazione con Cooper Robertson come architetto esecutivo.
Il nuovo edificio si estende su oltre 5.600 metri quadrati, portando la superficie totale del museo a quasi 11.150 metri quadrati. La facciata in vetro laminato con rete metallica crea un effetto cristallino che dialoga armoniosamente con l’iconico design a torri sovrapposte di SANAA, senza mai sovrastarlo. Durante le ore serali, la trasparenza della struttura permette ai passanti di intravedere le attività che si svolgono all’interno, trasformando il museo in una lanterna urbana pulsante di vita artistica.
Ma l’espansione non è solo una questione di metri quadrati. I nuovi spazi includono tre piani dedicati alle esposizioni, che aggiungono circa 900 metri quadrati alle gallerie esistenti, raddoppiando di fatto la capacità espositiva del museo. La circolazione è stata completamente ripensata: tre nuovi ascensori e una scala atrio eliminano i punti di congestione che caratterizzavano l’edificio originale, dove i visitatori dovevano spesso affollare il montacarichi o percorrere strette scalinate durante le popolari serate del giovedì a ingresso libero.

New Humans: una mostra per interrogare il nostro tempo
L’esposizione inaugurale, New Humans: Memories of the Future, occupa l’intero museo e rappresenta una riflessione monumentale sul significato stesso di essere umani nell’era della trasformazione tecnologica. La mostra riunisce oltre 200 artisti, scrittori, scienziati, architetti e cineasti, creando un dialogo intergenerazionale che attraversa tutto il Novecento fino ai giorni nostri.
Curata da Massimiliano Gioni, direttore artistico del museo, insieme a Gary Carrion-Murayari, Vivian Crockett e Madeline Weisburg, l’esposizione mette in dialogo maestri del ventesimo secolo come Francis Bacon, Salvador Dalí, Hannah Höch e H.R. Giger con artisti contemporanei quali Hito Steyerl, Pierre Huyghe, Wangechi Mutu, Anicka Yi e Precious Okoyomon. Il risultato è un caleidoscopio visivo che esplora le molteplici forme che l’umanità potrebbe assumere: robot, cyborg, forme di vita apparentemente aliene, e persino mondi post-umani.
Gioni ha spiegato al New York Times il concept alla base della mostra: si tratta di esplorare i futuri che non sono mai arrivati e di riflettere su come viviamo immersi in centinaia, se non migliaia, di immagini ogni giorno. Il museo diventa così uno spazio di densità visiva che partecipa all’esperienza contemporanea senza essere complice del sistema che la genera.
Opere permanenti e nuove commissioni
L’espansione include anche tre importanti commissioni site-specific che diventeranno parte integrante dell’identità del museo. Tschabalala Self ha creato un’opera integrata nella facciata sulla Bowery, trasformando l’esterno del museo in una tela monumentale. La scultrice ceca Klára Hosnedlová ha installato una scultura su larga scala che si sviluppa attraverso la nuova scala atrio, rendendo la circolazione verticale dell’edificio parte dell’opera stessa.
Sarah Lucas, artista britannica e prima vincitrice del premio dedicato alla scultura femminile del museo, ha creato un’installazione per la nuova piazza pubblica all’ingresso, estendendo il programma artistico dell’istituzione direttamente sulla strada. Queste opere non sono semplici decorazioni, ma interventi pensati per ridefinire il rapporto tra il museo, l’architettura e lo spazio urbano circostante.
Una nuova vita culturale oltre le gallerie
Il museo ripensato non è solo un contenitore per l’arte, ma un ecosistema culturale completo. Al settimo piano, la Sky Room ampliata offre viste panoramiche sulla città, mentre un nuovo forum da 74 posti ospiterà conferenze, proiezioni e dialoghi pubblici. Uno spazio dedicato agli artisti in residenza fornisce supporto concreto alla produzione artistica contemporanea.
NEW INC, l’incubatore culturale del museo, occupa ora 360 metri quadrati e offre spazi di lavoro collaborativo per 120 imprenditori creativi nei campi dell’arte, del design, della scienza, della tecnologia e dei nuovi media. La libreria raddoppia le sue dimensioni e opera indipendentemente dalle aree a pagamento, diventando un punto di accesso culturale aperto a tutti.
Il museo inaugura anche il suo primo ristorante a servizio completo, progettato da OMA e gestito dal gruppo Oberon sotto la direzione della chef esecutiva Julia Sherman. Il menu, orientato verso una cucina vegetale, incorpora una commissione dell’artista Ian Cheng e arredi personalizzati di Minjae Kim, trasformando l’esperienza gastronomica in un’estensione del programma artistico.
Una filosofia rivoluzionaria: la collezione semi-permanente
A differenza dei grandi musei d’arte che accumulano capolavori destinati a rimanere esposti per generazioni, il New Museum ha adottato fin dalla sua fondazione nel 1977 un approccio radicalmente diverso al concetto stesso di collezione. La “Semi-Permanent Collection”, introdotta dalla fondatrice Marcia Tucker, rappresenta una filosofia che riflette perfettamente la missione del museo: concentrarsi sull’arte del presente piuttosto che cristallizzare il passato.
Secondo questa politica visionaria, le opere acquisite non sono destinate a rimanere indefinitamente nelle collezioni del museo. Le opere provenienti dalle mostre vengono conservate per un periodo compreso tra dieci e vent’anni, mentre quelle acquisite attraverso altri canali devono essere state create nell’ultimo decennio e vengono dismesse entro dieci anni dall’acquisizione. Questo processo di rinnovamento costante, chiamato deaccessioning programmato, consente al museo di mantenere la sua collezione sempre contemporanea e rilevante.
La filosofia alla base di questa scelta è chiara: il New Museum non vuole diventare un mausoleo dell’arte contemporanea, ma piuttosto un laboratorio vivente che documenta e sostiene l’arte mentre è ancora in formazione. Come affermava Marcia Tucker, l’obiettivo è dare spazio alle voci emergenti e sperimentali, non costruire un pantheon di artisti consacrati. Questa politica, sebbene sospesa dal 2001, ha profondamente influenzato l’identità dell’istituzione, che continua a privilegiare le mostre temporanee e le commissioni site-specific rispetto all’accumulo di opere permanenti.
Il risultato è un museo che ha presentato retrospettive fondamentali di artisti come Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Jeff Koons, Kara Walker e Cindy Sherman quando erano ancora artisti viventi e attivi, spesso prima che altre istituzioni riconoscessero il loro contributo. Piuttosto che possedere i loro lavori in perpetuo, il New Museum ha scelto di essere il primo a dare loro visibilità, per poi lasciare spazio alla prossima generazione di voci artistiche.
Il passaggio di testimone: l’eredità di Lisa Phillips
La riapertura del museo coincide con la conclusione di un’era: Lisa Phillips, direttrice dal 1999, si ritirerà nell’aprile 2026 dopo 26 anni di leadership. Durante il suo mandato, Phillips ha trasformato radicalmente l’istituzione: il museo è passato da uno spazio temporaneo a Soho con 25 dipendenti e 45.000 visitatori annui a un’istituzione da 450.000 visitatori con uno staff di 150 persone.
Phillips ha supervisionato oltre 200 mostre, lanciato la Triennale del New Museum nel 2009 e introdotto iniziative sperimentali come Museum as Hub, IdeasCity Festival e NEW INC. Ha anche guidato due grandi progetti edilizi: l’edificio SANAA del 2007 e l’attuale espansione OMA. Il suo contributo ha elevato il New Museum a museo di arte contemporanea riconosciuto a livello globale.
Come ha dichiarato Phillips stessa, il momento della riapertura del campus ampliato rappresenta l’occasione ideale per passare il testimone a una nuova generazione di leader. La ricerca del suo successore è attualmente in corso, mentre il museo lavora per aumentare la sua dotazione di 50 milioni di dollari entro il 2027.
Informazioni pratiche per la visita
Dopo il weekend gratuito inaugurale, i biglietti d’ingresso subiranno un aumento: il biglietto intero passerà da 22 a 25 dollari, mentre le tariffe ridotte per anziani e persone con disabilità saliranno a 22 dollari e quelle per studenti a 19 dollari. L’ingresso rimane gratuito per i visitatori sotto i 18 anni e per i beneficiari di SNAP/EBT.
Il museo sarà aperto dal martedì alla domenica, mantenendo le popolari serate del giovedì a ingresso libero su base volontaria. La registrazione per i biglietti gratuiti del weekend inaugurale sarà disponibile a febbraio 2026 sul sito web del museo, con giorni di anteprima riservati ai membri prima dell’apertura al pubblico.
Le nuove iniziative educative includono una guida di attività per bambini creata da Azikiwe Mohammed, tour audio progettati per i visitatori più giovani, Family Days mensili gratuiti e un programma ricorrente di creazione artistica per adolescenti. Tutte le scuole pubbliche di New York City saranno invitate per visite guidate gratuite, rafforzando il ruolo educativo a lungo termine del museo all’interno della città.
La riapertura del New Museum non è semplicemente l’inaugurazione di nuovi spazi espositivi, ma rappresenta un momento di riflessione collettiva su cosa significhi essere umani in un’epoca di cambiamenti tecnologici e sociali senza precedenti. In un momento storico in cui l’intelligenza artificiale, la biotecnologia e le trasformazioni digitali ridefiniscono i confini dell’esperienza umana, il museo si posiziona come uno spazio critico per esplorare queste questioni attraverso la lente dell’arte contemporanea.
Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.