Un laboratorio a cavallo tra il Massachusetts Institute of Technology e l’Università di Harvard custodisce qualcosa che fino a ieri sembrava appartenere alla fantascienza: una macchina capace di tradurre ciò che vediamo in ciò che possiamo annusare. Non si tratta di un esperimento isolato o di una bizzarria tecnologica, ma di un ponte concreto tra due sensi che la scienza ha sempre considerato incompatibili, almeno nel linguaggio delle macchine.
Cinque ricercatori hanno dimostrato che l’intelligenza artificiale può fare qualcosa che nemmeno i più sofisticati algoritmi di riconoscimento visivo avevano mai tentato: interpretare il contenuto emotivo e sensoriale di una fotografia e restituirlo sotto forma di molecole odorose. L’idea è tanto audace quanto complessa: addestrare un sistema a comprendere non solo cosa rappresenta un’immagine, ma quale atmosfera olfattiva potrebbe evocare.
Come funziona la sintesi olfattiva guidata dall’AI
Il processo inizia con l’analisi di un’immagine attraverso reti neurali appositamente progettate. L’algoritmo non si limita a identificare oggetti – un fiore, un tramonto, una tazza di caffè – ma ne estrae associazioni sensoriali profonde, costruite su migliaia di esempi precedentemente mappati. Ogni elemento visivo viene correlato a una famiglia di composti aromatici: la lavanda ai suoi esteri caratteristici, il legno di cedro alle sue note terpeniche, l’oceano alle sue sfumature iodate e saline.
Una volta completata l’analisi, il sistema genera una formula chimica che viene trasmessa a un dispositivo di sintesi fisica. Qui, micro-dispensatori rilasciano con precisione millimetrica le sostanze aromatiche necessarie, miscelandole secondo le proporzioni calcolate dall’intelligenza artificiale. Il risultato è una fragranza unica, generata in tempo reale, che rappresenta l’interpretazione olfattiva dell’immagine di partenza.
La sfida più grande non è stata tanto la creazione del profumo in sé, quanto insegnare alla macchina il linguaggio delle associazioni sensoriali umane. Gli esseri umani collegano spontaneamente l’odore della vaniglia al comfort, quello del pino alla freschezza montanara, il gelsomino alla sensualità. Trasferire queste connessioni culturali e biologiche in un codice comprensibile a un algoritmo ha richiesto anni di raccolta dati e raffinamenti continui.
Le applicazioni oltre la profumeria
L’impatto di questa tecnologia si estende ben oltre l’industria dei profumi. Nel settore del marketing multisensoriale, brand e retailer potrebbero utilizzare il sistema per creare ambienti commerciali più coinvolgenti, dove ogni immagine pubblicitaria viene accompagnata dalla sua controparte olfattiva. Immaginate di sfogliare un catalogo digitale di prodotti da forno e sentire realmente l’aroma del pane appena sfornato.
Nel campo della realtà virtuale e del metaverso, l’aggiunta della dimensione olfattiva rappresenterebbe un salto qualitativo enorme verso esperienze immersive complete. Un videogioco ambientato in una foresta potrebbe diffondere odore di muschio e resina; una visita virtuale a un museo potrebbe ricreare le fragranze dell’epoca delle opere esposte.
Anche la medicina e la terapia potrebbero beneficiarne. Pazienti con disturbi della memoria, come quelli affetti da Alzheimer, potrebbero essere esposti a profumi generati da fotografie della loro vita passata, sfruttando il potente legame tra olfatto e memoria per stimolare ricordi altrimenti inaccessibili.
I limiti della percezione artificiale
Nonostante i progressi impressionanti, il sistema presenta ancora delle limitazioni significative. La soggettività della percezione olfattiva rimane la sfida principale: ciò che per una persona evoca freschezza, per un’altra può sembrare acre o sgradevole. L’intelligenza artificiale lavora su medie statistiche, ma l’esperienza olfattiva è profondamente personale, influenzata da cultura, genetica ed esperienze individuali.
Inoltre, esistono lacune nel database di riferimento. Mentre alcuni odori – fiori, spezie, agrumi – sono stati ampiamente catalogati, molte sfumature olfattive più sottili o rare non hanno ancora una rappresentazione digitale adeguata. Il sistema fatica con immagini astratte o surreali, dove le associazioni sensoriali diventano ambigue o culturalmente specifiche.
La questione etica non è secondaria. Chi possiede i diritti su una fragranza generata automaticamente da una fotografia? Se l’immagine raffigura un’opera d’arte protetta da copyright, la fragranza derivata costituisce una violazione? Questi interrogativi giuridici e filosofici accompagnano inevitabilmente ogni innovazione che attraversa i confini tradizionali della creatività.
Il futuro dei sensi artificiali
Questo progetto si inserisce in una corrente più ampia di ricerca sui sensi artificiali. Negli ultimi anni, laboratori di tutto il mondo hanno lavorato per tradurre i dati sensoriali in formati digitali e viceversa: dalla sintesi vocale emotivamente espressiva ai sistemi tattili per la realtà virtuale, fino alle lingue elettroniche capaci di “assaggiare” la composizione chimica degli alimenti.
L’olfatto, però, è rimasto a lungo il senso più ostico da digitalizzare. A differenza della vista e dell’udito, che possono essere ridotti a onde e frequenze, l’olfatto dipende da interazioni molecolari complesse con recettori biologici. Creare un “naso digitale” affidabile richiede non solo la capacità di rilevare composti chimici, ma anche di interpretarne il significato percettivo nel contesto umano.
I ricercatori di MIT e Harvard non sono i primi a tentare questa impresa, ma il loro approccio basato sull’analisi visiva rappresenta una direzione completamente nuova. Anziché partire da molecole note per creare profumi, partono da significati e atmosfere per generare le molecole appropriate. È un rovesciamento del processo creativo tradizionale che potrebbe ridefinire non solo come si creano le fragranze, ma come pensiamo al rapporto tra tecnologia e sensorialità.
Mentre la macchina continua ad apprendere, alimentata da nuove immagini e nuove formulazioni, ci avviciniamo a un futuro in cui la distinzione tra i sensi potrebbe diventare sempre più fluida, dove vedere, sentire e annusare saranno facce diverse della stessa esperienza digitale integrata.
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