Site icon NN Mag

Mercato Centrale Milano, ATS sospende 17 attività: blatte e sporco nei depositi, solo 4 esercizi in regola

ATS Milano controlli Mercato Centrale febbraio 2026 sospensioni igienico sanitarie blatte, Mercato Centrale Milano, ATS sospende 17 attività: blatte e sporco nei depositi, solo 4 esercizi in regola

Ci sono luoghi che raccontano la città meglio di qualsiasi guida turistica. Il Mercato Centrale di Milano, incastonato nel ventre della Stazione Centrale di via Sammartini, è uno di questi: un grande polo gastronomico pensato per celebrare le eccellenze alimentari italiane, frequentato ogni giorno da pendolari, viaggiatori, turisti e milanesi di passaggio. Un luogo dove si va a mangiare bene, dove la promessa implicita è quella della qualità. Ma il 20 febbraio 2026, quella promessa è stata messa in discussione da un comunicato ufficiale che ha fatto tremare le pareti dello stabile: su 27 esercizi commerciali controllati dall’ATS Milano Città Metropolitana, solo 4 sono risultati conformi alle normative igienico-sanitarie. Gli altri 23? Sospesi o sotto prescrizione.

Cosa hanno trovato gli ispettori dell’ATS nel mercato gastronomico della Stazione Centrale

Immaginate di camminare attraverso le cucine e i depositi di un mercato affollato. Immaginate il rumore delle padelle, l’odore delle spezie, la luce al neon che illumina le superfici di acciaio. E poi immaginate di abbassare lo sguardo, di aprire uno sportello, di ispezionare un angolo buio. È quello che hanno fatto, nei giorni del 18 e 19 febbraio 2026, gli operatori della Struttura Complessa Igiene Alimenti e Nutrizione dell’ATS Milano: due giorni di sopralluoghi sistematici, metodici, documentati.

Quello che hanno trovato non è stato rassicurante. Secondo la nota ufficiale diffusa dall’Agenzia, le non conformità rilevate sono riconducibili in primo luogo alla presenza diffusa di infestanti, in particolare blatte — sia vive che morte — rinvenute non solo nelle aree di preparazione e somministrazione degli alimenti, ma anche nei depositi, negli spogliatoi e nelle parti comuni della struttura. A questo si aggiunge lo sporco pregresso non rimosso, residui alimentari accumulati nel tempo, segnale inequivocabile di carenze profonde nelle operazioni di pulizia ordinaria.

Non si tratta di qualche irregolarità isolata. Il quadro emerso parla di un problema sistemico, che travalica i confini delle singole botteghe e riguarda lo stabile nel suo complesso. Come ha scritto l’ATS stessa nella comunicazione ufficiale, la presenza massiva di infestanti è da attribuire principalmente a “gravi carenze nella pulizia e nella manutenzione, sia delle singole attività alimentari sia dello stabile nel suo complesso”.

I numeri delle ispezioni: 17 sospensioni e appena 4 attività conformi su 27

I numeri, in questo caso, parlano da soli con una chiarezza che nessuna perifrasi potrebbe ammorbidire. Dei 27 esercizi commerciali controllati — ristoranti, tavole calde, bar, pizzerie, pasticcerie — 17 hanno ricevuto la sospensione immediata dell’attività, con chiusura in vigore fino al ripristino comprovato delle condizioni igieniche richieste dalla legge. Altre 6 attività hanno ricevuto prescrizioni formali con obbligo di adeguamento entro termini stabiliti. Solo 4 esercizi sono risultati pienamente conformi.

In termini percentuali, il dato è impietoso: meno del 15% degli esercizi ispezionati rispettava le norme. Oltre il 60% è stato chiuso immediatamente. Sono cifre che pesano, soprattutto in un luogo che fa della qualità alimentare la propria ragione d’essere e che ogni giorno accoglie migliaia di persone in transito attraverso uno dei nodi ferroviari più trafficati d’Italia.

Le sospensioni non sono una punizione definitiva: si tratta di misure cautelari temporanee, pensate per proteggere la salute pubblica nell’immediato. Le attività potranno riaprire solo dopo aver superato nuovi controlli di conformità, esibendo documentazione che attesti l’effettiva esecuzione degli interventi correttivi: disinfestazione professionale, sanificazione approfondita, rimozione dei residui, adozione di piani di manutenzione periodica.

Perché le blatte nei depositi e negli spogliatoi rappresentano un rischio sanitario reale

Le blatte non sono solo un problema estetico o di decoro. Dal punto di vista sanitario, questi insetti sono vettori accertati di agenti patogeni: batteri come Salmonella, Escherichia coli, Listeria e altri microrganismi possono essere trasportati sulle zampe e nel corpo di questi insetti dalle aree di rifiuto alle superfici di preparazione alimentare, generando quello che in epidemiologia si definisce contaminazione crociata.

La loro presenza nei depositi e negli spogliatoi — luoghi normalmente sottratti alla vista dei clienti, ma direttamente connessi alle aree operative — aggrava ulteriormente il rischio. Significa che l’infestazione non è superficiale, non è circoscritta a un angolo trascurato: è radicata nella struttura, nei punti ciechi, nelle pieghe dell’edificio. E significa che qualsiasi intervento di bonifica, per essere efficace, deve essere coordinato sull’intero stabile, non limitato ai singoli punti vendita.

La comunità scientifica è unanime su questo: in ambienti di ristorazione ad alta densità, dove si preparano e somministrano alimenti ogni ora del giorno, la gestione degli infestanti non è un’opzione, ma un obbligo di sistema. La normativa europea sul tema — il Regolamento CE 852/2004 — è esplicita nel richiedere che i locali alimentari siano progettati, costruiti e mantenuti in modo da evitare l’accumulo di sporcizia e il contatto con materiali tossici, nonché la formazione di condensa e muffe indesiderate sulle superfici.

La risposta istituzionale: Bertolaso e la Regione Lombardia sulla sicurezza alimentare

La notizia non ha impiegato molto a rimbalzare negli uffici istituzionali. L’assessore regionale della Lombardia al Welfare, Guido Bertolaso, ha commentato l’accaduto con toni netti: “La tutela della salute dei cittadini viene prima di tutto”, ha dichiarato, sottolineando che i controlli dell’ATS non rappresentano un atto burocratico di routine, ma “uno strumento concreto di prevenzione e di garanzia per consumatori e operatori corretti”.

Bertolaso ha elogiato il tempestivo intervento dei tecnici e ha annunciato che la Regione continuerà a vigilare finché le condizioni igienico-sanitarie non torneranno pienamente conformi. Un segnale chiaro: questa vicenda non si chiude con i sigilli apposti alle saracinesche, ma apre un capitolo di monitoraggio prolungato.

L’intervento dell’ATS è inserito in un contesto più ampio di rafforzamento dei controlli sulla sicurezza alimentare nelle grandi strutture di ristorazione collettiva, specialmente nei luoghi ad alta affluenza come le stazioni ferroviarie, gli aeroporti, i centri commerciali — spazi dove migliaia di persone consumano pasti ogni giorno affidandosi implicitamente agli standard igienici di chi gestisce quei luoghi.

La posizione del Mercato Centrale: scuse, impegni e la questione della gestione condivisa

Il giorno stesso della pubblicazione del comunicato ATS, la società Mercato Centrale Milano ha diffuso una nota ufficiale. Tono contrito, disponibilità dichiarata: “Mercato Centrale Milano si scusa con i propri clienti ed è a completa disposizione delle autorità competenti, a cui assicura il rapido adempimento alle prescrizioni richieste”.

La società ha tenuto a ricordare di effettuare “controlli bisettimanali svolti in tutte le botteghe da una funzione interna preposta alle verifiche delle condizioni igienico-sanitarie”, citando anche investimenti significativi nel settore igienico e una collaborazione costante con Grandi Stazioni, il soggetto che gestisce le infrastrutture dello scalo ferroviario milanese.

Questa dichiarazione apre, però, una questione delicata: se i controlli bisettimanali interni erano già in atto, com’è possibile che la situazione rilevata dagli ispettori dell’ATS fosse così diffusa e grave? La risposta, probabilmente, sta nella complessità gestionale di una struttura come il Mercato Centrale, dove la responsabilità è distribuita tra il gestore complessivo, i singoli affittuari delle botteghe e il proprietario dell’immobile. In contesti del genere, le aree grigie — i depositi condivisi, i corridoi di servizio, gli spogliatoi comuni — rischiano di non appartenere a nessuno nella pratica quotidiana, pur appartenendo a tutti sulla carta.

Cosa succede ora: controlli di follow-up e il percorso verso la riapertura

Il capitolo non è chiuso. L’ATS ha già programmato verifiche di follow-up per accertare l’effettiva applicazione degli interventi correttivi. Le attività sospese potranno riaprire solo dopo aver superato nuovi sopralluoghi tecnici e aver presentato documentazione certificata — rilasciata da ditte autorizzate — che attesti l’avvenuta disinfestazione, la sanificazione degli ambienti e l’adozione di piani strutturati di manutenzione e controllo periodico.

Per le 6 attività che hanno ricevuto prescrizioni, il percorso è simile ma non comporta la chiusura immediata: devono adeguarsi entro i termini stabiliti e sottoporsi a verifiche successive. In caso di inadempienza, le sanzioni amministrative sono previste per legge, e la soglia verso la sospensione si abbassa significativamente.

La vicenda del Mercato Centrale di Milano, in questo senso, non è semplicemente la storia di un luogo che non ha rispettato le norme. È una storia che riguarda la responsabilità collettiva nella gestione degli spazi alimentari condivisi, la difficoltà di mantenere standard elevati quando le pressioni commerciali sono costanti e la manutenzione è percepita come un costo piuttosto che come un investimento. È una storia, soprattutto, che ricorda ai consumatori che la sicurezza nel piatto non è mai scontata — nemmeno quando si cena in uno dei luoghi gastronomici più noti della città.

Il significato più ampio: sicurezza alimentare e fiducia dei consumatori nelle grandi strutture urbane

Il caso del Mercato Centrale di Milano si inserisce in un dibattito più ampio che attraversa le grandi città europee: quello sulla qualità igienica dei poli gastronomici nei nodi di trasporto. Stazioni ferroviarie, aeroporti, centri commerciali con food court — strutture che ogni anno servono decine di milioni di pasti — sono soggette a pressioni logistiche enormi: rotazione continua del personale, volumi di preparazione altissimi, spazi spesso non progettati per la massima efficienza igienica.

In Italia, il sistema dei controlli ufficiali è gestito dalle ATS a livello locale e si inserisce nel quadro normativo europeo del Regolamento CE 178/2002 sulla sicurezza alimentare e del Pacchetto Igiene (Regolamenti 852 e 853 del 2004). I controlli ufficiali possono essere programmati o a sorpresa, e le autorità hanno piena facoltà di disporre sospensioni immediate quando il rischio per la salute pubblica è ritenuto concreto.

Quello che è accaduto il 18 e 19 febbraio 2026 nella struttura di via Sammartini è, in fondo, il sistema che funziona: ispettori che fanno il loro lavoro, che non si fermano all’apparenza lucida delle vetrine, che aprono le porte dei depositi e guardano negli angoli. La speranza, per i clienti abituali del Mercato Centrale e per chiunque transiti ogni giorno da quella stazione, è che quella stessa cura e attenzione si traduca ora in un cambiamento duraturo — non solo nei giorni immediatamente successivi ai sigilli, ma come cultura quotidiana di chi lavora e di chi gestisce quei luoghi.

Perché la fiducia dei consumatori è fragile quanto un piatto di ceramica. Una volta incrinata, non basta una pulizia straordinaria per ricomporla.

Exit mobile version