Nel cortile di una casa di ringhiera del quartiere Isola, dove il profumo di carta stampata si mescola all’aria frizzante di un mercoledì mattina di fine febbraio, Milano ha scritto una pagina inedita nella storia culturale italiana. Il 25 febbraio 2026, in via Confalonieri 3, ha aperto i battenti la prima biblioteca interamente dedicata allo sport del Paese, intitolata a Gianni Mura, la penna più elegante e umana che il giornalismo sportivo italiano abbia mai avuto. Non è una semplice sala lettura. È un atto d’amore collettivo verso un uomo che ha insegnato a un’intera generazione che lo sport non è cronaca, è letteratura.
Chi era Gianni Mura: il giornalista che usava lo sport per capire il mondo
Per capire il senso di questo luogo, bisogna partire dall’uomo a cui è dedicato. Gianni Mura, nato a Milano nel 1945 e scomparso il 21 marzo 2020, è stato per decenni la firma di punta di Repubblica, firma inconfondibile per chiunque avesse il vizio di leggere di sport senza accontentarsi dei risultati. Il suo territorio era vasto: dal calcio — che definiva il suo “dovere” — al ciclismo, che era invece la sua vera passione, quella viscerale, quella del Tour de France pedalato mentalmente insieme ai campioni sotto la pioggia delle Alpi. Ma Mura non raccontava solo gare. Raccontava uomini, paesi, fatica, fallimento, gloria. Ogni suo articolo era un racconto breve in cui il protagonista non era mai il gol o il traguardo, ma la persona che ci stava dietro. “I veri capitani possono anche morire, ma dimenticarli è impossibile”, scrisse una volta, e quella frase è diventata la chiave d’ingresso simbolica della biblioteca a lui dedicata.
Un quartiere, uno spazio, una comunità: la nascita della biblioteca nel cuore dell’Isola
Il quartiere Isola è da anni uno dei laboratori sociali più vivaci di Milano: un posto dove il vecchio e il nuovo convivono, dove le case di ringhiera resistono accanto ai grattacieli dello skyline contemporaneo, dove la comunità ha ancora un senso fisico e quotidiano. Non poteva esserci location più giusta per un progetto come questo. La Biblioteca dello Sport Gianni Mura è nata grazie all’associazione Altropallone, realtà attiva da quasi trent’anni nella promozione dello sport come strumento di inclusione sociale, contrasto al razzismo e alle discriminazioni, crescita civile. Il suo Premio omonimo è diventato nel tempo un punto di riferimento per chi crede che il campo da gioco sia anche un laboratorio di cittadinanza.
Lo spazio è stato ottenuto attraverso il programma comunale “Sefémm”, un sistema di bandi attivo dal 2022 che assegna a prezzi agevolati immobili di proprietà del Comune a enti del terzo settore con progetti di utilità sociale. Uno dei circa 150 contratti già attivati, come ha ricordato l’assessore al Bilancio Emmanuel Conte durante l’inaugurazione, sottolineando come questa formula stia trasformando i piani terra delle case popolari milanesi in presidi culturali vivi. È la città che si riappropria di se stessa, un metro quadro alla volta.
Oltre duemila libri e un invito alla città: come funziona la biblioteca
Al momento dell’apertura, sugli scaffali della biblioteca erano già catalogati 2.173 volumi, costruiti quasi interamente grazie alle donazioni di autori, case editrici e semplici cittadini appassionati. Dal calcio al ciclismo, dal nuoto all’atletica, dall’autobiografia del campione al saggio sociologico sullo stadio come spazio urbano: la raccolta copre ogni angolo della letteratura sportiva, ed è destinata a crescere nel tempo. Perché uno dei princìpi fondativi del progetto è la partecipazione aperta: chiunque può donare libri, proporre iniziative, contribuire alla vita dello spazio.
La biblioteca entra a tutti gli effetti nel sistema bibliotecario del Comune di Milano ed è aperta ogni martedì e giovedì dalle 14 alle 18, e ogni sabato dalle 9 alle 13. È possibile sostenere le attività con una tessera annuale dal costo simbolico di 10 euro, sottoscrivibile direttamente in sede. Non un ingresso esclusivo, ma un atto di appartenenza.
Paolo Maggioni e lo spirito del progetto: ricordare Mura usandolo per capire il presente
L’ideatore della biblioteca è Paolo Maggioni, giornalista e conduttore de La Domenica Sportiva su Rai Uno, amico e collega di Mura. È lui ad aver immaginato questo spazio non come un monumento funebre, ma come un organismo vivo. “Volevamo uno spazio semplice e vivo, dove lo sport non fosse solo risultato o cronaca ma racconto, memoria, confronto”, ha spiegato durante la cerimonia inaugurale. “Tenere viva la memoria di Gianni significa custodirne gli insegnamenti, il suo sguardo curioso, l’ironia, l’attenzione alle persone prima che ai campioni. Il modo migliore per ricordarlo è continuare a fare quello che lui faceva: usare lo sport per capire il mondo.”
All’inaugurazione era presente anche Gianfelice Facchetti, attore e figlio di Giacinto, la leggendaria bandiera dell’Inter, che ha colto l’occasione per rilanciare una sfida più ampia: “In Italia c’è molto tifo, ma una cultura dello sport autentica ancora non c’è. Bisogna lavorare soprattutto sui più piccoli, non per inseguire medaglie ma per diventare sportivi.” Una provocazione lucida, che la biblioteca raccoglie come una delle sue missioni implicite.
Lo sport come lingua civile: il significato culturale di un’iniziativa unica in Italia
In un Paese dove la parola “cultura” fatica ancora a stare accanto alla parola “sport” senza che qualcuno storça il naso, l’apertura di questa biblioteca rappresenta un segnale forte. Non è un caso che arrivi a Milano nell’anno delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, un momento in cui la città è chiamata a dimostrare di saper fare i conti con il proprio ruolo nel panorama sportivo internazionale. Il sottosegretario regionale Raffaele Cattaneo ha sottolineato come iniziative di questo tipo rendano lo sport “un linguaggio comune tra generazioni e comunità diverse”, capace di costruire relazioni solide in un tessuto urbano sempre più frammentato.
Ma al di là della retorica istituzionale, c’è qualcosa di più semplice e potente in questo progetto. C’è l’idea che i libri possano restituire allo sport la sua profondità, toglierlo dalla gabbia dell’immediato — del gol, del record, dello scandalo — e riconsegnarlo alla dimensione in cui Mura lo viveva: come racconto lungo di ciò che siamo, di come vinciamo e perdiamo, di cosa ci fa alzare la mattina e tornare in campo. In via Confalonieri 3, tra un volume di Nick Hornby e una biografia di Fausto Coppi, quella dimensione ha finalmente trovato casa.
Curioso per natura, vivo la vita come se non ci fosse un domani.
Appassionato di enogastronomia e viaggi, racconto storie di sapori, tradizioni e culture attraverso itinerari culinari e destinazioni autentiche. Esploro territori, scopro vini, piatti e prodotti locali, condividendo esperienze sensoriali e consigli pratici per viaggiatori enogastronomici. Amo immergermi nelle tradizioni di ogni luogo, catturando l’essenza di culture diverse e facendo emergere il legame tra territorio e gastronomia. Con uno stile vivace e coinvolgente, trasformo ogni racconto in un’esperienza da gustare e vivere, ispirando chi desidera scoprire il mondo attraverso i suoi sapori autentici. Per me, viaggio e cucina sono strumenti di conoscenza e confronto, capaci di unire le persone e arricchire l’anima.
