Quattro ingredienti in perfetta armonia, una formula matematica che sfida le convenzioni della miscelazione classica: il Last Word è un cocktail che non lascia spazio a mezze misure. Nato nei ruggenti anni ’10 del Novecento e riscoperto all’alba del nuovo millennio, questo drink ha attraversato quasi un secolo di oblio per riemergere prepotente sulla scena internazionale, conquistando i palati più esigenti con il suo carattere audace ed equilibrato. Un sorso di Last Word è un’esperienza sensoriale che racconta storie di club esclusivi, di bartender visionari e di quella ricerca ossessiva della perfezione che anima i migliori artigiani del bere miscelato.
La storia: da Detroit al mondo
Il Last Word nasce nell’estate del 1916 al Detroit Athletic Club, un’istituzione fondata nel 1887 che rappresentava il salotto buono della Motor City. La leggenda vuole che a renderlo celebre sia stato Frank Fogarty, artista di vaudeville soprannominato “Dublin Minstrel”, che lo introdusse tra i membri del prestigioso club durante le sue esibizioni. In un’epoca in cui il Proibizionismo si profilava all’orizzonte – sarebbe entrato in vigore nel 1920 – questo cocktail rappresentava l’ultimo grido di libertà della miscelazione americana.
La ricetta originale prevedeva una proporzione uguale di quattro ingredienti: gin, Chartreuse verde, liquore maraschino e succo di lime fresco. Una scelta coraggiosa, quasi rivoluzionaria per l’epoca, che rompeva con la tradizione dei cocktail costruiti su una base alcolica predominante. Il Last Word era democratico nella sua composizione, dove nessun ingrediente sovrasta gli altri.
Poi arrivò il Proibizionismo e, con la fine dell’era del jazz, il cocktail cadde nell’oblio. Solo nel 1951 Ted Saucier lo pubblicò nel suo libro “Bottoms Up”, ma il drink rimase confinato nelle pagine ingiallite dei manuali storici, un ricordo di un’epoca perduta.
La vera rinascita avvenne nel 2004, quando Murray Stenson, leggendario bartender dello Zig Zag Café di Seattle, riscoprì la ricetta e decise di riportarla in vita. Il cocktail divenne rapidamente un fenomeno internazionale, tanto che oggi c’è una carenza mondiale di Chartreuse, e il drink più associato a questo liquore francese alle erbe è proprio il Last Word. Stenson, scomparso nel 2023, è ricordato come una figura fondamentale nel rinascimento della cocktail culture americana degli anni 2000.
La ricetta classica
La bellezza del Last Word risiede nella sua semplicità matematica e nella perfezione dei suoi equilibri. La ricetta segue la regola delle parti uguali, un approccio che richiede ingredienti di altissima qualità per funzionare.
Ingredienti:
- 22,5 ml di gin (preferibilmente London Dry)
- 22,5 ml di Chartreuse verde
- 22,5 ml di liquore maraschino (Luxardo)
- 22,5 ml di succo di lime fresco
Preparazione: Versare tutti gli ingredienti in uno shaker colmo di ghiaccio. Shakerare vigorosamente per 10-15 secondi fino a ottenere una temperatura glaciale e la giusta diluizione. Filtrare con un fine strainer in una coppetta Martini precedentemente raffreddata. Non servire con ghiaccio: il Last Word si beve straight up, per apprezzarne l’evoluzione in temperatura.
La scelta del gin è cruciale: serve un distillato che non sia troppo aromatico, che lasci spazio al coro degli altri ingredienti. La Chartreuse verde porta la sua complessità erboristica, con oltre 130 piante diverse che conferiscono note mentolate e speziate. Il maraschino Luxardo aggiunge una dolcezza sofisticata con sentori di mandorla e ciliegia, mentre il lime fresco fornisce l’acidità necessaria a tagliare la ricchezza alcolica del drink.
Il risultato è un cocktail dalla colorazione verde pallido, quasi eteree, che nasconde una potenza alcolica notevole – siamo intorno ai 30° – bilanciata da una freschezza agrumata che lo rende sorprendentemente beverino.
Gli abbinamenti gastronomici
Il Last Word è un cocktail versatile che si presta a molteplici abbinamenti, grazie alla sua complessità aromatica e alla sua capacità di dialogare con sapori intensi. L’acidità e la forza erbacea del drink tagliano magnificamente attraverso i sapori più ricchi, rendendolo un compagno ideale per aperitivi strutturati.
Formaggi: Il Last Word si sposa meravigliosamente con formaggi cremosi come brie, camembert o formaggi caprini. La freschezza agrumata contrasta la texture burrosa, mentre le note erbacee della Chartreuse esaltano i profumi lattici. Ottimo anche con formaggi a crosta fiorita stagionati, dove la componente ammoniaca trova nel lime un perfetto contrappunto.
Salumi e charcuterie: La componente grassa dei salumi viene bilanciata dall’acidità del cocktail. Prosciutti stagionati, coppa, o salumi speziati come il finocchiona trovano nel Last Word un alleato che pulisce il palato senza sovrastare i sapori delicati.
Ostriche e frutti di mare crudi: L’abbinamento può sembrare ardito, ma funziona splendidamente. La mineralità delle ostriche si sposa con le note erbacee, mentre il lime riprende il classico accompagnamento agrumato dei frutti di mare. Perfetto anche con tartare di pesce, carpacci marinati o ceviche.
Preparazioni affumicate: Il carattere deciso del cocktail regge il confronto con sapori affumicati. Salmone affumicato, sgombro, o anche piccole tartine con burro affumicato e uova di pesce trovano nel Last Word un partner che non si lascia intimorire.
Verdure amare e marinate: Carciofi alla giudia, verdure grigliate, o antipasti con componenti amare come radicchio o cicoria creano un gioco di rimandi con le note erbacee della Chartreuse, costruendo un dialogo sofisticato tra cibo e drink.
Il momento ideale per servire un Last Word è l’aperitivo, quando la sua freschezza e complessità preparano il palato per il pasto. Ma non disdegnate di proporlo come digestivo alternativo, soprattutto dopo cene a base di pesce o piatti non troppo strutturati. La sua versatilità lo rende un cocktail per tutte le stagioni, capace di rinfrescare nelle serate estive e di scaldare con le sue note speziate nei mesi più freddi.
Un cocktail che ha attraversato un secolo per arrivare fino a noi merita di essere gustato con attenzione, rispettando la precisione della sua formula e la qualità dei suoi ingredienti. Il Last Word non è solo un drink: è un pezzo di storia della mixology, un ponte tra epoche diverse, un esempio perfetto di come l’equilibrio possa generare complessità. E ogni sorso è davvero l’ultima parola in fatto di eleganza miscelata.
Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.

