Il Monkey Gland è uno di quei cocktail che non puoi dimenticare, già dal nome. Provocatorio, audace, impossibile da ignorare. Eppure, dietro questo appellativo bizzarro si nasconde una delle creazioni più raffinate degli anni Venti, un drink che combina la freschezza agrumata del succo d’arancia con l’eleganza botanica del gin, il tocco erbaceo dell’assenzio e la dolcezza avvolgente della granatina. Un equilibrio perfetto tra contrasti, che rende ogni sorso un’esperienza sensoriale complessa e intrigante.
Questo cocktail rappresenta un’epoca irripetibile: quella della Parigi bohémien, dei locali fumosi dove si discuteva di arte e letteratura, dove la mixology stava diventando un’arte rispettata quanto la cucina. Il Monkey Gland incarna lo spirito trasgressivo e innovativo degli anni ruggenti, quando i bartender erano celebrità e i loro cocktail diventavano fenomeni culturali.
La storia controversa: quando la medicina incontra il barman
La nascita del Monkey Gland risale agli anni Venti, quando Harry MacElhone, proprietario dell’Harry’s New York Bar di Parigi, creò questo cocktail diventato leggendario. Ma perché un nome così stravagante? La risposta ci porta in un territorio dove medicina sperimentale e cultura popolare si intrecciavano in modi sorprendenti.
Il cocktail deve il suo nome agli esperimenti del chirurgo russo Serge Voronoff, noto all’epoca come “l’esperto delle ghiandole di scimmia”, che sosteneva di poter fermare o addirittura invertire l’invecchiamento umano trapiantando testicoli di scimmia negli uomini. Il primo trapianto ufficiale di Voronoff avvenne il 12 giugno 1920, utilizzando sottili fette di tessuto testicolare di scimpanzé e babbuini innestate sui testicoli umani.
Questi esperimenti, che oggi ci appaiono assurdi e scientificamente infondati, fecero scalpore nella Parigi degli anni Venti. Voronoff divenne una celebrità, i suoi interventi erano richiestissimi dai ricchi che cercavano l’eterna giovinezza e il ringiovanimento. MacElhone, sempre attento alle tendenze e alle mode del momento, decise di cavalcare questa onda di notorietà, battezzando la sua nuova creazione con un nome che tutti avrebbero ricordato.
Il cocktail divenne rapidamente popolare, non solo per il suo sapore distintivo ma anche per l’associazione con l’idea di ringiovanimento e vitalità. Era il drink perfetto per chi voleva sentirsi parte di quel mondo parigino all’avanguardia, dove scienza, scandalo e glamour si mescolavano nei salotti e nei bar più alla moda.
La ricetta classica: un bilanciamento perfetto
La ricetta ufficiale riconosciuta dall’International Bartenders Association prevede proporzioni precise che garantiscono l’equilibrio ideale tra gli ingredienti:
Ingredienti:
- 45 ml di gin secco
- 45 ml di succo d’arancia fresco
- 1 cucchiaio (circa 15 ml) di assenzio
- 1 cucchiaio (circa 15 ml) di sciroppo di granatina
Preparazione:
Versare tutti gli ingredienti in uno shaker con ghiaccio, shakerare energicamente fino a raffreddare completamente la miscela, poi filtrare in una coppa da cocktail ghiacciata. Non serve guarnizione: la bellezza di questo drink sta nel suo colore aranciato intenso e nella sua texture setosa.
La chiave per un Monkey Gland perfetto sta nella qualità degli ingredienti. Il gin deve essere di ottima fattura, preferibilmente uno London Dry con pronunciate note di ginepro che possano reggere il confronto con l’assenzio. Il succo d’arancia deve essere rigorosamente spremuto al momento: solo così si ottiene quella freschezza vibrante che caratterizza il drink. La granatina dovrebbe essere possibilmente artigianale, preparata con vero succo di melograno, non uno sciroppo artificiale troppo dolce.
L’assenzio è l’ingrediente più delicato da dosare. Il cocktail è noto per il suo sapore distintivo che combina la dolcezza dell’arancia con le note erbacee e leggermente amare dell’assenzio, creando un profilo complesso e intrigante. Troppo poco e si perde quella profondità aromatica che rende unico il drink; troppo e si rischia di sovrastare gli altri sapori. Il cucchiaio indicato nella ricetta è la misura giusta per conferire quella complessità erbacea senza dominare.
Gli abbinamenti: quando il cocktail incontra la tavola
Il Monkey Gland, con il suo profilo aromatico multiforme, si presta a diversi abbinamenti gastronomici. La sua natura fruttata e agrumata, bilanciata dalle note erbacee dell’assenzio, lo rende versatile e sorprendente.
Come aperitivo, si rivela eccellente con antipasti di mare: tartare di tonno, carpacci di pesce, ostriche e crostacei crudi. L’acidità dell’arancia e la freschezza del drink puliscono il palato, mentre il gin e l’assenzio aggiungono complessità che dialoga con la sapidità del mare.
Interessanti anche gli abbinamenti con la cucina asiatica fusion: pensiamo a un tataki di salmone con agrumi, a un ceviche di branzino o a dei maki con tonno e avocado. La componente agrumata del cocktail si sposa perfettamente con i sapori delicati del pesce crudo, mentre l’assenzio aggiunge quella nota speziata che richiama vagamente lo zenzero o il wasabi.
Per chi ama osare, il Monkey Gland accompagna magnificamente i formaggi stagionati, in particolare quelli a pasta dura come il Parmigiano Reggiano o il Pecorino toscano. Il contrasto tra la grassezza del formaggio e la freschezza del cocktail crea un’esperienza gustativa dinamica e piacevole.
Infine, non dimentichiamo l’abbinamento con i dolci agli agrumi: una crostata al limone, una torta all’arancia, dei biscotti ai canditi. In questo caso, il Monkey Gland può essere servito come dopo cena, sostituendo il classico digestivo con qualcosa di più leggero ma ugualmente appagante.
Il segreto di ogni abbinamento riuscito sta nell’assecondare o contrastare intelligentemente le caratteristiche del cocktail: la sua freschezza agrumata, la sua componente erbacea, la sua leggera dolcezza. Un drink che, come le migliori creazioni dell’epoca d’oro della mixology, continua a stupire e conquistare, un sorso dopo l’altro.
Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.

