Tra i drink che hanno attraversato quasi un secolo di storia della miscelazione, il Paradise rappresenta un esempio affascinante di semplicità ed eleganza. Con soli tre ingredienti – gin, apricot brandy e succo d’arancia – questo cocktail riesce a esprimere un equilibrio raffinato che lo ha reso immortale, tanto da guadagnarsi un posto nella categoria The Unforgettables dell’International Bartenders Association. Servito in coppetta da cocktail, il Paradise si distingue per la sua natura versatile: adatto sia come aperitivo che come all-day drink, conquista con il suo profilo aromatico morbido e fruttato, in cui la dolcezza dell’albicocca dialoga con le note botaniche del ginepro e la freschezza agrumata dell’arancia.
Le origini avvolte nel mistero
La storia del Paradise è particolarmente frammentaria e sconosciuta, come spesso accade per i cocktail la cui creazione risale ai primi decenni del Novecento. La prima ricetta ufficiale compare nel 1930 sulle pagine del The Savoy Cocktail Book, compilato dal leggendario bartender Harry Craddock, figura centrale della mixology londinese che aveva lasciato gli Stati Uniti durante il Proibizionismo per continuare a esercitare la sua professione oltreoceano.
Non sappiamo con certezza chi abbia inventato il Paradise, anche se la presenza nel Savoy Cocktail Book fa ipotizzare che possa essere stato lo stesso Craddock. Tuttavia, la questione si complica quando scopriamo che un cocktail chiamato Paradise era già apparso otto anni prima nel ricettario “Cocktails: How to Mix Them” di Robert Vermeire, pubblicato nel 1922. Gli ingredienti erano gli stessi, ma le proporzioni differivano: si trattava dello stesso drink? Il dibattito resta aperto.
Quello che è certo è che il Paradise ha attraversato diverse epoche mantenendo il suo fascino. Nel 1932 il cocktail ebbe un ruolo importante nel film “Amanti senza domani”, dove rappresentava il simbolo del travolgente amore a prima vista tra i protagonisti. In tempi più recenti, il 27 maggio 2018 il rapper Snoop Dogg ha conquistato il Guinness dei primati preparando il Paradise più grande di sempre: 500 litri realizzati durante il BottleRock festival in California.
La ricetta classica secondo l’IBA
La forza dei cocktail essenziali come il Paradise risiede proprio nella loro apparente semplicità: pochi ingredienti di qualità che devono essere dosati con precisione millimetrica per non compromettere l’equilibrio finale. La ricetta ufficiale inserita nel 1961 nella lista IBA prevede proporzioni specifiche che garantiscono l’armonia tra le componenti.
Ingredienti:
- 30 ml di gin
- 20 ml di apricot brandy
- 15 ml di succo d’arancia fresco
Preparazione: Inserire tutti gli ingredienti in uno shaker con abbondante ghiaccio. Shakerare energicamente per circa 10-15 secondi fino a quando lo shaker risulta freddo al tatto. Filtrare attraverso uno strainer in una coppetta da cocktail precedentemente raffreddata in freezer. Il drink si serve senza ghiaccio e senza decorazioni, lasciando che siano gli ingredienti a parlare.
La scelta del gin è lasciata al bartender, aprendo interessanti possibilità interpretative: un London Dry più classico enfatizzerà le note di ginepro creando un contrasto netto con la dolcezza dell’albicocca, mentre un gin più moderno con botaniche agrumante o floreali può dialogare in modo più armonioso con gli altri elementi. L’apricot brandy deve essere di qualità superiore per evitare risultati stucchevoli, mentre il succo d’arancia va spremuto al momento per garantire freschezza e vivacità al cocktail.
Abbinamenti gastronomici
Il profilo aromatico del Paradise – fruttato ma non eccessivamente dolce, con un finale leggermente amarognolo dato dal gin – lo rende un compagno ideale per diverse occasioni culinarie. Come aperitivo, si sposa magnificamente con antipasti a base di pesce crudo: tartare di salmone, carpacci di branzino o gamberi rossi trovano nel Paradise un alleato che ne esalta la delicatezza senza sovrastarla.
La componente fruttata del cocktail crea accordi interessanti con formaggi freschi e semi-stagionati: una burrata pugliese con pomodorini confit, una robiola piemontese o un taleggio giovane dialogano perfettamente con le note di albicocca. Anche i salumi delicati come prosciutto crudo di Parma o culatello beneficiano della freschezza agrumata che pulisce il palato tra un boccone e l’altro.
Per chi ama gli abbinamenti più audaci, il Paradise può accompagnare piatti della cucina orientale fusion: sushi roll con frutta tropicale, tempura di verdure con salsa agrodolce o dim sum ripieni di gamberi e zenzero. La versatilità del drink permette anche accostamenti con pasticceria salata: croissant al salmone affumicato, vol-au-vent con mousse di ricotta e agrumi, o piccole quiche agli asparagi.
Nella stagione estiva, il Paradise diventa protagonista dei brunch eleganti, dove può accompagnare tutto il pasto: dalle uova Benedict alle insalate di mare, dalle macedonie di frutta fresca ai dolci al cucchiaio non troppo carichi. Un cocktail che, proprio come suggerisce il suo nome, sa creare momenti di autentico piacere.
Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.

