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Trinidad Sour: il cocktail che ha trasformato i bitter in protagonisti

, Trinidad Sour: il cocktail che ha trasformato i bitter in protagonisti

Esiste un drink che divide il mondo della mixology in due categorie: chi lo ama perdutamente e chi lo guarda con sospetto. Il Trinidad Sour appartiene a quella rara famiglia di cocktail che sfidano le convenzioni, rovesciano le regole e, contro ogni aspettativa, funzionano alla perfezione. Non si tratta di un classico rivisitato né di una timida sperimentazione: è un manifesto di audacia liquida, dove l’Angostura bitters passa da semplice condimento a ingrediente principale Robb Report.

La prima impressione, guardando il bicchiere, è quella di trovarsi davanti a una tonalità rosso ruggine profonda, quasi bordeaux scuro, che promette un’esperienza sensoriale intensa. Al naso, le spezie da forno esplodono: cannella, chiodi di garofano, noce moscata si intrecciano con note erbacee e una dolcezza mandorlata. In bocca, l’equilibrio è sorprendente: il limone più aspro, l’ orgeat più dolce, i bitter più amari Robb Report, come se ogni componente volesse portare il proprio contributo al massimo dell’intensità senza prevaricare sugli altri.

La nascita di un moderno classico

Il Trinidad Sour nasce nel 2009 dalla creatività di Giuseppe Gonzalez durante il suo periodo al Clover Club di Brooklyn PUNCH, il celebre cocktail bar inaugurato l’anno precedente. La storia del drink è legata a doppio filo con quella del Trinidad Especial, cocktail che aveva vinto una competizione proprio nel 2008, ideato dal bartender italiano Valentino Bolognese.

Gonzalez, affascinato da quell’approccio rivoluzionario, decide di spingersi oltre. Sostituisce il pisco con il rye whiskey, utilizza il limone al posto del lime e aggiusta le proporzioni InsideHook fino a trovare la formula perfetta. L’idea di base è tanto semplice quanto provocatoria: prendere l’Angostura bitters, quel liquido che si usa a gocce per aromatizzare Manhattan e Old Fashioned, e farne il protagonista assoluto con ben 45 ml in un singolo drink.

Il successo non fu immediato InsideHook: Gonzalez iniziò a far assaggiare il cocktail ad altri bartender, cercando feedback e perfezionando la ricetta. Fu proprio questa diffusione capillare tra i professionisti del settore a trasformarlo gradualmente in un fenomeno globale. Nonostante il costo proibitivo dovuto all’uso massiccio di bitters, negli anni successivi il Trinidad Sour ha conquistato menu di cocktail bar in tutto il mondo PUNCH.

Il nome stesso è un omaggio a Trinidad e Tobago, nazione caraibica dove viene prodotto l’Angostura bitters dal 1870, dopo che il fondatore Johann Siegert ne aveva creato la formula originale in Venezuela nel 1824 come tonico medicinale per disturbi gastrici.

La ricetta classica

Ingredienti:

  • 45 ml di Angostura bitters
  • 30 ml di sciroppo di orzata (orgeat)
  • 22,5 ml di succo di limone fresco
  • 15 ml di rye whiskey

Preparazione:

Versare tutti gli ingredienti in uno shaker con abbondante ghiaccio. Shakerare vigorosamente per 10-15 secondi fino a quando il drink non risulta ben freddo e diluito. Filtrare con doppio colino in una coppetta pre-raffreddata. La guarnizione è opzionale: nella versione originale il drink viene servito nudo, ma si può aggiungere una scorza di limone espressa sopra il bicchiere per intensificare le note agrumate.

Note tecniche: L’orzata è uno sciroppo a base di mandorle, zucchero e acqua di fiori d’arancio, elemento fondamentale per bilanciare l’intensità dei bitters. Il rye whiskey, pur presente in piccola quantità, fornisce struttura e una spina dorsale secca al cocktail. Alcuni bartender aggiungono mezzo albume d’uovo per ottenere una texture più cremosa e spumosa, ma la ricetta classica non lo prevede: l’Angostura ha già una consistenza densa che apporta la propria cremosità Drinking Hobby.

Gli abbinamenti gastronomici

Il Trinidad Sour è un cocktail dalla personalità decisa che richiede abbinamenti altrettanto caratterizzati. La sua natura amarognola, speziata e corposa lo rende perfetto come after dinner drink o digestivo, ma può anche accompagnare piatti dal sapore intenso.

Il profilo aromatico speziato e audace si sposa magnificamente con carni alla griglia, frutta secca tostata, barbecue e dessert ricchi Proof & Grain. Le note di cannella e chiodi di garofano dell’Angostura dialogano perfettamente con preparazioni affumicate: costine di maiale glassate, brisket texano o pulled pork trovano nel Trinidad Sour un compagno ideale per contrastare la grassezza delle carni.

Per un abbinamento per similitudine, funzionano bene formaggi stagionati come pecorino o grana padano, dove la sapidità e l’untuosità del formaggio vengono bilanciate dall’acidità del limone e dall’amarezza dei bitters. Anche la frutta secca caramellata o le mandorle tostate creano una sinergia interessante con le note dolci dell’orzata.

Sul fronte dei dessert, il Trinidad Sour accompagna splendidamente torte alle spezie, strudel di mele, crostate con marmellata di agrumi o persino un cioccolato fondente di alta qualità. L’amarezza del cacao e quella dei bitters si incontrano in un dialogo sofisticato, mentre la componente alcolica pulisce il palato tra un boccone e l’altro.

Da evitare invece abbinamenti con piatti delicati o pietanze a base di pesce crudo: l’intensità del cocktail sovrasterebbe i sapori più sottili. Meglio riservarlo a momenti di convivialità dove il cibo ha carattere e presenza.

Il Trinidad Sour non è un drink per tutti, ma è proprio questa la sua forza: rappresenta un’esperienza gustativa che va oltre la semplice bevuta, un viaggio sensoriale che mette alla prova il palato e ripaga chi osa con un equilibrio inaspettato e memorabile. È luminoso come un fuoco d’artificio ed altrettanto esplosivo Robb Report, un cocktail che dimostra come l’innovazione in mixology non significhi necessariamente aggiungere ingredienti esotici, ma saper guardare con occhi nuovi ciò che abbiamo sempre avuto sotto il naso.

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