C’è un modo di raccontare il vino che non passa dalle schede tecniche, dai descrittori aromatici o dai codici della degustazione, ma dalla sua capacità di evocare luoghi, persone, attese, ritorni. È da questa intuizione che nasce Quante storie per un vino, il libro di Rosaria Bianco, sommelier e giornalista, che intreccia il racconto del vino con quello della terra e delle emozioni che vi si depositano.
Il volume si compone di dodici racconti ispirati ad altrettanti vini pugliesi, scelti non soltanto per il loro profilo enologico, ma per la forza immaginativa e simbolica che sanno sprigionare. Ogni etichetta diventa così una soglia narrativa, un accesso privilegiato a una storia, a un paesaggio interiore, a una geografia dell’anima profondamente radicata in Puglia.
Tra i vini protagonisti del libro, vitigni e territori che raccontano la Puglia nella sua interezza: Primitivo, Negroamaro, Susumaniello, Verdeca e Fiano, nelle diverse espressioni, dai vini fermi agli immancabili rosati, fino alle bollicine metodo classico. Un percorso che dal Salento attraversa la Valle d’Itria e il nord barese fino a San Severo, nel Foggiano, restituendo un mosaico narrativo ricco di suggestioni.
Quante storie per un vino non è una guida al bere, né un repertorio di recensioni. È un libro che si colloca in uno spazio diverso: quello in cui il vino smette di essere soltanto oggetto di analisi e si rivela come forma di racconto, come deposito di tempo, come traccia viva del rapporto fra la terra e chi la abita.
La competenza enologica dell’autrice resta presente, ma arretra rispetto a una scrittura che sceglie di ascoltare il vino nelle sue risonanze più profonde: il suo legame con la memoria, con il desiderio, con la perdita, con la possibilità del ritorno.
Le storie si muovono tra masserie, terrazze affacciate sul mare, vigne antiche, menhir, paesi del Salento, pietre bianche della Valle d’Itria e paesaggi del Castel del Monte, restituendo una Puglia insieme concreta e visionaria. È una terra che nel libro non fa mai da semplice sfondo, ma agisce come presenza viva, come interlocutrice silenziosa, come matrice di identità e destino.
Ogni racconto custodisce un movimento umano preciso: un incontro che dura il tempo di un sorso ma continua nella memoria; un ritorno nei luoghi dell’adolescenza e dell’amicizia perduta; una riconciliazione attesa per anni; una rivelazione raccolta quasi per caso durante un viaggio; un rapporto con la terra che diventa scelta, radice, promessa. In questo intreccio di vite e vini, Rosaria Bianco costruisce una scrittura sensoriale e misurata, capace di tenere insieme eleganza narrativa e amore per il territorio.
Il libro offre anche una riflessione attuale sul modo in cui oggi si può comunicare il vino. In un tempo in cui il linguaggio enologico tende talvolta a cristallizzarsi in formule ricorrenti, Quante storie per un vino propone una via diversa: più letteraria e culturale, più emotiva, senza rinunciare al rigore. Il vino viene raccontato come esperienza umana totale, come forma di appartenenza e come archivio di storie individuali e collettive.
Nelle pagine del volume emergono così temi centrali della contemporaneità enogastronomica: il valore dei vitigni autoctoni, il rapporto fra tradizione e visione, la memoria dei luoghi, il ritorno alla terra, la necessità di trovare nuove parole per dire il vino e il paesaggio.
Con Quante storie per un vino, Rosaria Bianco firma un libro che parla agli appassionati di vino, ai lettori di narrativa, agli operatori del settore e a tutti coloro che riconoscono nel racconto del territorio una forma alta di conoscenza. Un libro che invita a rallentare, ad ascoltare, a sorseggiare le parole come si farebbe con un vino capace di lasciare traccia.
Prezzo: 14,00 euro Kleos Press ISBN: 9791298553125
Direttore responsabile di No#News Magazine.
