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Sci alpino a Milano-Cortina 2026: tra storia, tecnica e speranze azzurre

Sci alpino Milano-Cortina 2026, Sci alpino a Milano-Cortina 2026: tra storia, tecnica e speranze azzurre

Quando il cronometro inizierà a scorrere sulle nevi di Bormio e Cortina, nel febbraio 2026, non sarà solo una gara. Sarà il ritorno della regina degli sport invernali nel suo regno naturale, sulle montagne italiane che hanno forgiato campioni e scritto pagine di storia indimenticabili. Lo sci alpino rappresenta l’essenza della sfida tra uomo e montagna, dove velocità vertiginosa e precisione millimetrica si fondono in un balletto adrenalinico che si consuma in pochi minuti di pura emozione.

Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, in programma dal 6 al 22 febbraio, porteranno questa disciplina nelle due cattedrali dello sci italiano: la mitica pista Stelvio di Bormio ospiterà le gare maschili, mentre l’Olympia delle Tofane di Cortina d’Ampezzo sarà teatro delle sfide femminili. Due tracciati leggendari, dove la storia dello sci si è scritta a caratteri cubitali e dove gli azzurri hanno fatto sognare generazioni di appassionati.

Le discipline dello sci alpino: velocità e tecnica in perfetto equilibrio

Lo sci alpino olimpico si articola in dieci eventi medaglia, cinque maschili e cinque femminili, che rappresentano l’evoluzione di una disciplina entrata nel programma olimpico nel lontano 1936 a Garmisch-Partenkirchen. A Milano-Cortina 2026, gli atleti si contenderanno i titoli in discesa libera, super-G, slalom gigante, slalom speciale e combinata a squadre, quest’ultima novità assoluta che sostituisce la tradizionale combinata individuale.

La discesa libera è considerata la disciplina regina, quella che fa battere il cuore anche agli spettatori più impassibili. Gli atleti si lanciano lungo pendii ripidissimi, affrontando salti che li proiettano a oltre quaranta metri di distanza, atterrando a velocità superiori ai 140 chilometri orari. La Stelvio di Bormio, con i suoi 3.186 metri di sviluppo e 987 metri di dislivello, è uno dei tracciati più temuti e rispettati del circuito mondiale. Il suo salto di San Pietro è un passaggio leggendario che mette alla prova coraggio e tecnica dei discesisti. Le donne scendono su percorsi con dislivello tra 450 e 800 metri, gli uomini affrontano pendii tra 800 e 1.100 metri. Una sola manche, un solo tentativo per scrivere la storia.

Il super-G, introdotto nel programma olimpico a Calgary 1988, combina la furia della discesa con l’agilità dello slalom gigante. Le velocità toccano i 120 chilometri orari, ma le porte sono più ravvicinate rispetto alla discesa, costringendo gli sciatori a cambi di direzione improvvisi. A differenza della discesa, non ci sono prove cronometrate: gli atleti affrontano il tracciato al primo tentativo, dovendo interpretare al volo ogni curva, ogni dosso, ogni cambio di pendenza.

Lo slalom gigante rappresenta la sintesi perfetta tra velocità e tecnica. Le porte sono disposte a distanze maggiori rispetto allo slalom speciale, permettendo curve più ampie e velocità fino a 80 chilometri orari. La gara si disputa in due manche su tracciati diversi, con un dettaglio che rende tutto più emozionante: nella seconda manche i primi trenta classificati partono in ordine inverso, con il leader della prima prova che scende per ultimo. Una rimonta è sempre possibile, il dramma sportivo è garantito.

Lo slalom speciale è la prova più tecnica, un esercizio di precisione microchirurgica dove ogni centesimo di secondo si guadagna con movimenti rapidissimi tra pali ravvicinati. I corridori devono cambiare direzione decine di volte, sfiorando o abbattendo i pali snodabili con braccia e gambe protette da apposite imbottiture. Le velocità non superano i 70 chilometri orari, ma la tensione nervosa è altissima: un solo errore, un’inforcata, e la gara finisce.

La combinata a squadre, novità di Milano-Cortina 2026, vedrà due atleti dello stesso Comitato Olimpico Nazionale gareggiare insieme. Uno affronterà la discesa libera, l’altro lo slalom speciale. Il risultato finale sarà determinato dalla somma dei tempi, in una sfida che mescolerà le caratteristiche dei velocisti con quelle dei tecnici puri.

Quando nasce la leggenda: storia olimpica dello sci alpino

Lo sci alpino entra ufficialmente nel programma olimpico ai Giochi di Garmisch-Partenkirchen 1936, anche se inizialmente viene disputata solo la combinata. È a St. Moritz 1948 che il programma assume una forma più definita, con l’introduzione di discesa libera e slalom speciale come gare separate. Lo slalom gigante debutta a Oslo 1952, mentre il super-G completa il quadro a Calgary 1988.

Nel corso di quasi novant’anni, lo sci alpino olimpico ha regalato emozioni indimenticabili e scritto storie di coraggio, determinazione e talento cristallino. Il norvegese Kjetil André Aamodt detiene il record maschile con otto medaglie olimpiche, di cui quattro d’oro. Nel settore femminile, la croata Janica Kostelić svetta con sei medaglie totali e quattro ori. Nel medagliere storico domina l’Austria con 129 medaglie (41 ori, 43 argenti, 45 bronzi), seguita dalla Svizzera con 75 medaglie e dagli Stati Uniti con 48.

L’Italia sugli sci: una tradizione di eccellenza

L’avventura azzurra nello sci alpino olimpico inizia nel modo migliore possibile: con un oro. A Oslo 1952, Zeno Colò conquista la discesa libera e si guadagna per sempre il soprannome di Falco di Oslo. Da quel momento, l’Italia colleziona 36 medaglie olimpiche nello sci alpino: 14 ori, 10 argenti e 12 bronzi, piazzandosi al quinto posto nel medagliere storico della disciplina.

Due nomi brillano più di tutti: Alberto Tomba e Deborah Compagnoni. Tomba, soprannominato “la Bomba”, è l’italiano più medagliato con cinque medaglie olimpiche (tre ori e due argenti). A Calgary 1988 realizza un’impresa storica: diventa il primo sciatore alpino italiano a vincere due ori nella stessa edizione olimpica, trionfando in slalom gigante e slalom speciale. La sua vittoria nello slalom fu talmente importante che la Rai interruppe la finale del Festival di Sanremo per trasmetterla in diretta. Ad Albertville 1992, Tomba riconferma l’oro nel gigante, primo al mondo a vincere la stessa specialità in due Olimpiadi consecutive.

Deborah Compagnoni è leggenda pura: prima atleta al mondo e unica italiana ad aver conquistato una medaglia d’oro in tre diverse edizioni dei Giochi Invernali. Oro nel super-G ad Albertville 1992, oro nello slalom gigante a Lillehammer 1994 e ancora oro nel gigante a Nagano 1998, dove aggiunse anche un argento nello slalom speciale. Quattro medaglie che raccontano una carriera straordinaria, costruita anche attraverso la capacità di rialzarsi dopo infortuni devastanti.

Un altro momento magico della storia azzurra arriva nel 1974: il 7 gennaio, nello slalom gigante di Berchtesgaden, nasceva il mito della “Valanga Azzurra”. Piero Gros, Gustav Thöni, Erwin Stricker, Helmuth Schmalzl e Tino Pietrogiovanna piazzarono cinque italiani nei primi cinque posti, un’impresa rimasta unica negli annali dello sci mondiale. Tra il 1970 e il 1979, la nazionale italiana dominò il circo bianco con 166 podi in Coppa del Mondo e cinque Coppe del Mondo generali consecutive.

Più recentemente, Sofia Goggia ha scritto un’altra pagina di storia a PyeongChang 2018, conquistando l’oro nella discesa libera: primo trionfo olimpico azzurro in questa specialità dopo ben 66 anni dall’impresa di Zeno Colò.

La squadra azzurra verso il 2026: tra stelle consolidate e giovani speranze

L’Italia si presenta a Milano-Cortina 2026 con ambizioni legittime e una squadra di altissimo livello. Nel settore femminile, Federica Brignone e Sofia Goggia rappresentano le punte di diamante di una formazione che può davvero sognare in grande.

Brignone, valdostana classe 1990, ha vissuto la stagione 2024-2025 probabilmente migliore della sua carriera. Prima italiana della storia a superare i 15 podi in una singola stagione di Coppa del Mondo (ne ha collezionati 16), ha conquistato il suo primo successo in discesa libera a 34 anni, diventando la vincitrice più anziana nella storia in tre diverse specialità. Campionessa del mondo di slalom gigante a Saalbach 2025 (28 anni dopo Deborah Compagnoni), vincitrice della Coppa del Mondo generale nel 2020, Brignone è una delle sciatrici più complete della storia. La stagione si è però conclusa con un grave infortunio ai Campionati italiani, che ha gettato un’ombra sulla sua partecipazione olimpica. Il suo recupero sarà seguito con trepidazione da tutta l’Italia.

Sofia Goggia, bergamasca classe 1992, è la fenice dello sci alpino italiano. Dopo l’oro olimpico a PyeongChang 2018, ha dovuto affrontare una serie impressionante di infortuni gravissimi, dimostrando ogni volta una capacità di resilienza quasi sovrumana. La stagione 2024-2025, dopo l’ennesimo stop, l’ha vista tornare a livelli straordinari con otto podi in Coppa del Mondo, tra cui vittorie a Beaver Creek e sulla sua amata Olympia delle Tofane di Cortina. Il legame tra Goggia e Cortina è qualcosa di speciale, quasi poetico: “Per me Cortina è quella vecchia seggiovia che illumina di arancione le Tofane al mattino”, ha raccontato. Sulla pista che ospiterà le gare olimpiche femminili ha conquistato quattro vittorie in discesa libera.

Accanto alle due regine, la squadra femminile può contare su Marta Bassino, argento olimpico nel parallelo a squadre miste a Pechino 2022, specialista di slalom gigante reduce però da un infortunio, e su Elena Curtoni, esperta sciatrice polivalente. Il gruppo delle giovani include nomi interessanti come Asja Zenere, Lara Della Mea e Giorgia Collomb.

Nel settore maschile, Dominik Paris rappresenta la bandiera azzurra nelle discipline veloci. L’altoatesino classe 1989, campione del mondo di super-G nel 2019, ha un rapporto speciale con la Stelvio di Bormio: sulla pista olimpica vanta sei vittorie in Coppa del Mondo. A 36 anni, i Giochi casalinghi potrebbero rappresentare l’ultima opportunità di aggiungere una medaglia olimpica a un palmares già straordinario.

Luca De Aliprandini, argento mondiale in slalom gigante a Cortina nel 2021, cerca il riscatto olimpico dopo aver mancato il podio nelle sue tre precedenti partecipazioni. Mattia Casse ha conquistato la sua prima vittoria in Coppa del Mondo nel super-G di Val Gardena, dimostrando di poter competere ai massimi livelli. Nelle discipline tecniche, Alex Vinatzer, bronzo mondiale nello slalom a Méribel 2023, rappresenta la speranza azzurra in una specialità dove l’Italia fatica a esprimersi da anni.

Il programma di qualificazione olimpica, iniziato il 1° luglio 2024 e conclusosi il 18 gennaio 2026, ha permesso all’Italia di ottenere il massimo numero di quote possibili: 22 atleti (11 uomini e 11 donne), più due quote automatiche come paese ospitante. I Comitati Olimpici Nazionali hanno dovuto confermare le proprie scelte entro il 20 gennaio 2026, con le liste definitive degli atleti annunciate a ridosso dei Giochi.

Il teatro della sfida: Bormio e Cortina, cattedrali dello sci

La pista Stelvio di Bormio è un monumento dello sci alpino mondiale. Con i suoi 3.186 metri di sviluppo, 987 metri di dislivello e pendenze che raggiungono il 63%, rappresenta uno dei tracciati più impegnativi e spettacolari del circuito. Il salto di San Pietro, dove gli atleti volano per oltre quaranta metri atterrando a velocità superiori ai 140 chilometri orari, è un passaggio che fa trattenere il respiro a chiunque lo osservi. La Stelvio ha già ospitato gare olimpiche nel 1985 come test event per Calgary 1988 e numerose tappe di Coppa del Mondo. Bormio è anche sede delle competizioni di sci alpinismo, disciplina che debutta nel programma olimpico proprio a Milano-Cortina 2026.

L’Olympia delle Tofane di Cortina d’Ampezzo è invece il gioiello delle nevi italiane, scenario di imprese leggendarie e teatro privilegiato delle gare femminili dal 1932. La pista ha ospitato i Giochi Olimpici del 1956 e innumerevoli Coppe del Mondo. Circondata dalle maestose Dolomiti, dichiarate Patrimonio dell’Umanità UNESCO, l’Olympia rappresenta l’essenza dello sci alpino: eleganza, tecnica e velocità in un paesaggio mozzafiato. Per Sofia Goggia è un luogo dell’anima, dove ha vinto quattro volte in discesa libera.

Il conto alla rovescia è iniziato

Mancano pochi mesi all’appuntamento più atteso. L’Italia dello sci alpino si prepara a scendere in pista davanti al proprio pubblico, in un’atmosfera che si preannuncia elettrizzante. Le prime medaglie verranno assegnate sabato 7 febbraio con la discesa libera maschile sulla Stelvio, mentre domenica 8 sarà il turno della discesa femminile sulle Tofane. Le gare si concluderanno lunedì 16 febbraio con lo slalom speciale maschile.

Complessivamente, 306 atleti provenienti da tutto il mondo (153 uomini e 153 donne) si daranno battaglia per conquistare l’ambito podio olimpico. Per l’Italia, che a Pechino 2022 non ha conquistato medaglie d’oro nello sci alpino (solo un argento di Federica Brignone nel gigante e un bronzo nella combinata), l’obiettivo è chiaro: tornare sul gradino più alto, davanti al pubblico di casa, sulle nevi che hanno forgiato la nostra tradizione alpina.

Il sogno è quello di rivedere il tricolore sventolare mentre risuona l’Inno di Mameli, come accadde con Zeno Colò nel 1952, con Alberto Tomba negli anni Ottanta e Novanta, con Deborah Compagnoni per tre volte, e con Sofia Goggia nel 2018. Milano-Cortina 2026 può scrivere nuove pagine di storia, in un’Olimpiade che riporta i Giochi Invernali nel loro habitat naturale: le montagne italiane, dove lo sci è passione, cultura, identità.

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