Quando nel maggio del 1960 la terra tremò al largo delle coste cilene con una violenza mai registrata prima, nessuno avrebbe potuto immaginare che quell’evento catastrofico avrebbe finito per legare indissolubilmente due luoghi separati da oltre 13.000 chilometri: l’Isola di Pasqua e la prefettura giapponese di Miyazaki. La storia che si snoda da quel momento è un intreccio straordinario di tragedia, solidarietà e rispetto culturale, testimoniato oggi da sette imponenti statue che dominano la costa di Nichinan, sul Mare delle Filippine.
Il sisma che cambiò il Pacifico
Il 22 maggio 1960, alle 15:11 ora locale, la terra cilena fu scossa dal terremoto più potente mai registrato nella storia: magnitudo 9.5 sulla scala Richter. Il sisma, noto come terremoto di Valdivia, durò dieci minuti interminabili e causò una rottura lungo una faglia lunga circa 800 chilometri. L’evento lasciò due milioni di persone senza casa, ferì almeno 3.000 persone e uccise circa 1.655 individui.
Ma le conseguenze del sisma non si fermarono al Cile. L’energia sprigionata generò uno tsunami devastante che attraversò l’intero Oceano Pacifico, raggiungendo le coste di Hawaii, Giappone e Filippine. A Hilo, nelle Hawaii, le onde si innalzarono fino a 11 metri, uccidendo 61 persone. In Giappone, circa 22 ore dopo il sisma, le onde causarono la morte di 138 persone.
Tra i luoghi più colpiti da questo cataclisma oceanico ci fu Ahu Tongariki, sull’Isola di Pasqua, la più grande piattaforma cerimoniale dell’isola. L’onda gigantesca, che superò i 10 metri d’altezza, penetrò per oltre 500 metri nell’entroterra, spazzando via le monumentali statue moai che giacevano già abbattute da secoli e disperdendole a centinaia di metri dalla loro posizione originale.
Il documentario che cambiò tutto
Per tre decenni, le quindici colossali statue di Ahu Tongariki rimasero abbandonate, sparse nel paesaggio vulcanico dell’isola. Poi, nel novembre 1988, accadde qualcosa di inaspettato. Sergio Rapu, l’ex governatore dell’Isola di Pasqua, partecipò a un programma televisivo giapponese dove espresse un desiderio apparentemente impossibile: “Se solo avessimo una gru, potremmo risollevare i moai”.
Quelle parole, pronunciate con un misto di nostalgia e rassegnazione, raggiunsero il cuore di un dipendente della Tadano, una delle più grandi aziende giapponesi produttrici di gru. L’uomo, guardando le immagini di quei giganti di pietra adagiati sul terreno, fu toccato dalla situazione e propose alla sua azienda di intervenire. Non si trattava solo di un gesto umanitario, ma di un atto di rispetto verso un patrimonio culturale dell’umanità in pericolo.
La missione di restauro
Nel 1991, la Tadano avviò il Moai Restoration Project, formando un comitato composto da archeologi che avrebbe collaborato con il governo cileno. Nel febbraio 1992 nacque ufficialmente il Moai Restoration Committee del Giappone, che si affiancò al Ahu Tongariki Reconstruction Committee sotto la direzione dell’archeologo cileno Claudio Cristino e della sua collega Patricia Vargas.
Il progetto presentava sfide tecniche enormi. Prima di poter trasportare la gru sull’isola, fu necessario sviluppare speciali dispositivi per sollevare i moai senza danneggiarli. L’azienda costruì persino una statua di prova utilizzando pietra Aji dalla prefettura di Kagawa, con le stesse dimensioni e qualità litiche dei moai originali.
Nel giugno 1992, una gru Tadano da 50 tonnellate fu smontata e caricata su una nave cargo a Kobe, diretta verso il porto di Valparaíso in Cile, per poi percorrere altre 3.600 chilometri verso l’Isola di Pasqua. Con l’aiuto della Marina cilena, l’attrezzatura sbarcò nella baia di Anakena nel settembre dello stesso anno, accolta dagli abitanti dell’isola.
Il lavoro archeologico fu meticoloso. Gli scavi preliminari portarono alla luce strumenti antichi, orecchini realizzati con osso di balena e altri manufatti oggi esposti nel museo dell’isola. Tra il 1994 e il 1995, le enormi statue furono finalmente riposizionate sulla nuova piattaforma con l’aiuto della gru, e nel 1996 i lavori si conclusero con il sollevamento delle ali laterali dell’ahu.
Il restauro fu un traguardo storico: oggi Ahu Tongariki ospita quindici moai, incluso uno che pesa 86 tonnellate, il più pesante mai eretto sull’isola.
Il dono al Giappone
Come segno di gratitudine per l’impegno giapponese nel restauro di Ahu Tongariki, le autorità cilene concessero un privilegio unico: l’autorizzazione a costruire sette repliche ufficiali dei moai da collocare in Giappone. Si tratta delle uniche riproduzioni al mondo ufficialmente autorizzate dagli anziani di Rapa Nui.
La scelta del luogo cadde sulla costa di Nichinan, nella prefettura di Miyazaki, sull’isola di Kyushu. Il clima subtropicale, la vegetazione rigogliosa e le spiagge orlate di palme creano un’atmosfera che ricorda, in modo sorprendente, quella dell’Isola di Pasqua. Nel 1996, lo stesso anno in cui si concluse il restauro di Ahu Tongariki, venne inaugurato il parco Sun Messe Nichinan.
Le statue, alte oltre 5 metri e pesanti 18 tonnellate ciascuna, si ergono affacciate sull’Oceano Pacifico, con le acque turchesi che si infrangono sulla costa. Tra i visitatori giapponesi, si è sviluppata la credenza che ciascuna delle sette statue incarni un diverso tipo di fortuna: salute, amore, tempo libero, matrimonio, denaro, successo negli affari e studio.
Ma pochi sanno che queste statue rappresentano qualcosa di molto più profondo: un ponte culturale tra due nazioni, costruito sulla tragedia e consolidato dalla collaborazione internazionale. Il legame tra Tadano e l’Isola di Pasqua è continuato nel tempo: quando la gru originale si ruppe nel 2003, l’azienda donò una seconda gru nel 2005, e nel 2019, in occasione del centenario della fondazione, ha donato una terza gru all’isola.
Un simbolo di speranza globale
Oggi, Sun Messe Nichinan è molto più di un’attrazione turistica. Il parco si estende su 20 ettari e include un museo mondiale degli insetti, pannelli sui siti patrimonio dell’umanità UNESCO e murales di farfalle. Ma il vero significato del luogo risiede nella storia che racconta: quella di come un disastro naturale possa trasformarsi in un’opportunità di connessione umana.
La presenza dei moai a Miyazaki ricorda che la cultura e il patrimonio dell’umanità non conoscono confini geografici. Queste statue di pietra, nate dall’ingegno dei Rapa Nui tra l’anno 1100 e il 1650, abbattute da conflitti tribali, travolte da uno tsunami devastante, e infine risollevate grazie alla tecnologia e alla generosità giapponese, incarnano la resilienza dello spirito umano.
Ogni volta che un visitatore tocca uno di questi giganti silenziosi sulla costa di Nichinan, partecipa inconsapevolmente a una narrazione che attraversa oceani e secoli, unendo popoli diversi in un’eredità condivisa di perseveranza, rispetto e solidarietà internazionale.
Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.


