Trentamila piedi sopra l’oceano, seduti comodamente al finestrino mentre il mondo scorre sotto forma di nuvole bianche e terre lontane. Eppure, mentre ammiriamo quel panorama mozzafiato, la nostra pelle sta subendo un attacco invisibile. I raggi ultravioletti penetrano attraverso il vetro della cabina con una intensità che raddoppia rispetto al livello del mare, trasformando ogni volo in un’esposizione prolungata a radiazioni che accelerano l’invecchiamento cutaneo e aumentano il rischio di melanoma.
Quando volare diventa un fattore di rischio per la pelle
La scienza ha documentato un dato allarmante: piloti e assistenti di volo sviluppano melanoma con una frequenza doppia rispetto alla popolazione generale. Uno studio pubblicato su JAMA Dermatology nel 2015, che ha analizzato diciannove ricerche precedenti coinvolgendo oltre 266.000 partecipanti da undici paesi, ha confermato questa correlazione preoccupante. I professionisti del volo rappresentano una categoria occupazionale esposta a livelli di radiazioni superiori persino a quelli registrati nelle centrali nucleari, tanto che il Centers for Disease Control and Prevention li classifica ufficialmente come lavoratori esposti a radiazioni.
La spiegazione risiede nella fisica dell’atmosfera. Più si sale in quota, più l’atmosfera si assottiglia, riducendo lo scudo naturale che ci protegge dalle radiazioni solari. Ricerche condotte dalla University of California hanno rivelato che soli 56,6 minuti di volo a 30.000 piedi equivalgono a una sessione di 20 minuti in un lettino abbronzante in termini di esposizione ai raggi UVA cancerogeni. Quando l’aereo vola sopra spessi strati di nuvole o distese innevate, la situazione peggiora ulteriormente: queste superfici riflettono fino all’85% delle radiazioni ultraviolette, creando un effetto rimbalzo che intensifica l’esposizione.
I finestrini non sono uno scudo sufficiente
Molti passeggeri credono erroneamente che i finestrini degli aerei forniscano una protezione adeguata. La realtà è diversa e più complessa. I parabrezza degli aeromobili, generalmente realizzati in plastica policarbonata o vetro composito multistrato, bloccano efficacemente meno dell’1% dei raggi UVB, quelli responsabili delle scottature immediate. Tuttavia, la trasmissione dei raggi UVA – quelli che penetrano più profondamente nella pelle causando danni al DNA, degradazione del collagene e invecchiamento precoce – varia drammaticamente dal 0,41% al 53,5% a seconda del tipo di materiale e del modello di aeromobile.
Uno studio condotto dal Civil Aerospace Medical Institute della Federal Aviation Administration ha testato diversi parabrezza, scoprendo differenze significative nella capacità di filtraggio. Alcuni velivoli offrono una protezione eccellente, mentre altri lasciano passare percentuali preoccupanti di radiazione UVA. Il problema è aggravato dal fatto che questi raggi attraversano non solo il vetro degli aerei, ma anche le finestre delle nostre case e delle automobili, rendendo l’esposizione cumulativa e costante.
La posizione conta: il rischio del posto finestrino
La scelta del posto in aereo non è solo questione di comodità o vista panoramica. Chi siede vicino al finestrino si espone a livelli significativamente più alti di radiazioni UV rispetto a chi occupa posti centrali o corridoio. L’intensità dell’esposizione aumenta di circa il 10-15% ogni 3.000 piedi di altitudine, e alle quote di crociera standard tra i 30.000 e i 35.000 piedi, l’intensità dei raggi UVA può essere fino a 2,5 volte superiore rispetto al livello del suolo.
La durata del volo amplifica il rischio. Mentre i viaggiatori occasionali hanno un’esposizione limitata, chi vola frequentemente per lavoro accumula dosi considerevoli di radiazioni nel corso degli anni. Studi epidemiologici hanno documentato che l’esposizione cumulativa ai raggi UVA e UVB, particolarmente intensa alle alte latitudini dove la radiazione cosmica è maggiore, correla direttamente con l’aumento del rischio di melanoma.
Protezione multistrato per la pelle dei viaggiatori
Dermatologi di tutto il mondo concordano su strategie preventive semplici ma efficaci. L’applicazione quotidiana di una protezione solare ad ampio spettro rappresenta la prima linea di difesa, particolarmente importante per chi viaggia regolarmente. Le formulazioni minerali, arricchite con antiossidanti, offrono una barriera fisica contro le radiazioni ultraviolette.
Altrettanto cruciale è la gestione dell’idratazione cutanea. L’aria delle cabine presenta livelli di umidità inferiori al 20%, creando un ambiente estremamente secco che disidrata la pelle. Creme solari con ingredienti idratanti come acido ialuronico, glicerina o ceramidi svolgono una doppia funzione: proteggono dai raggi UV e contrastano la disidratazione. Le formulazioni cremose risultano generalmente più nutrienti rispetto ai gel, offrendo un maggior comfort durante i voli lunghi.
Le raccomandazioni degli specialisti includono anche l’applicazione di sieri antiossidanti prima dell’imbarco, il consumo abbondante di acqua durante il volo, e l’uso di nebulizzatori con acido ipocloroso e aloe vera a metà volo. Chi prenota frequentemente posti finestrino dovrebbe considerare l’uso di indumenti protettivi a maniche lunghe e la chiusura delle tendine quando non necessario ammirare il paesaggio.
Una questione di consapevolezza
Organizzazioni sanitarie internazionali, incluso il Cancer Council Australia, precisano che non esistono evidenze credibili che i passeggeri regolari possano scottarsi durante i voli commerciali. Il rischio principale riguarda l’esposizione cumulativa ai raggi UVA, associata all’invecchiamento cutaneo e al melanoma nel lungo periodo. Per i viaggiatori occasionali il pericolo rimane basso, ma aumenta proporzionalmente per chi vola frequentemente o intraprende viaggi intercontinentali.
Il melanoma non trattato presenta il più alto tasso di metastasi tra tutti i tumori della pelle, con il rischio di diffusione correlato direttamente alla profondità e all’ulcerazione della lesione iniziale. Il melanoma in situ ha un tasso di sopravvivenza a cinque anni del 97%, mentre il melanoma in stadio IV scende al 30%. La diagnosi precoce risulta quindi fondamentale.
Nonostante l’evidenza scientifica crescente sui rischi dell’esposizione alle radiazioni in quota, la Federal Aviation Administration non ha ancora stabilito limiti ufficiali di dose né requisiti di sorveglianza per l’esposizione alle radiazioni del personale di volo negli Stati Uniti. L’Unione Europea, invece, richiede alle compagnie aeree di valutare l’esposizione quando si prevede che superi 1 millisievert all’anno, con modifiche agli orari di volo necessarie per mantenere le dosi sotto i 6 millisievert annui.
La prossima volta che prenotate un volo, quindi, ricordate di aggiungere la protezione solare alla lista delle cose essenziali da mettere nel bagaglio a mano. Non si tratta di allarmismo, ma di consapevolezza scientifica: proteggere la pelle a 30.000 piedi è importante quanto farlo in spiaggia sotto il sole di mezzogiorno.
Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.

