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Il vino in lattina conquista le nuove generazioni: formato alternativo o futuro del settore?

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Nel bar affollato di un lunedì sera, tra risate e conversazioni animate, una giovane donna estrae dalla borsa una lattina bianca. Non è una bibita energetica, né un cocktail premiscelato. È vino. E questo piccolo gesto racconta una storia molto più grande: quella di un’industria millenaria che sta imparando a parlare una nuova lingua.

Il vino incontra la contemporaneità

L’industria vinicola globale sta attraversando un momento di profonda trasformazione. Secondo i dati dell’International Organisation of Vine and Wine, il consumo mondiale di vino ha registrato una contrazione del 2,6% nel 2023, con un calo particolarmente marcato tra i consumatori sotto i 35 anni. Le cantine tradizionali si interrogano: come può un prodotto così radicato nella storia e nella cultura rimanere rilevante per le nuove generazioni?

La risposta potrebbe trovarsi nei formati alternativi che stanno emergendo nel mercato internazionale. Dal Regno Unito agli Stati Uniti, dalla Spagna all’Italia, sempre più produttori stanno sperimentando contenitori non convenzionali: lattine, bottiglie monodose, confezioni in cartone riciclabile. Non si tratta di una semplice questione estetica, ma di un ripensamento profondo del modo in cui il vino entra nella vita quotidiana delle persone.

La sostenibilità come imperativo

L’alluminio riciclabile rappresenta una delle risposte più interessanti alle crescenti preoccupazioni ambientali dei consumatori. Mentre una bottiglia di vetro pesa mediamente 500 grammi e richiede temperature di fusione elevate per il riciclo, una lattina di alluminio pesa circa 15 grammi e può essere riciclata infinite volte con un dispendio energetico inferiore del 95% rispetto alla produzione ex novo.

Il mercato ha preso nota. Secondo Nielsen, le vendite di vino in lattina negli Stati Uniti sono cresciute del 43% tra il 2019 e il 2022, con un fatturato che ha superato i 69 milioni di dollari. In Europa, pur partendo da numeri più contenuti, il trend è simile: Wine Intelligence stima una crescita annua del 35% per questo segmento fino al 2026.

Nuove occasioni di consumo

Ma la vera innovazione non sta nel contenitore in sé. Sta nel modo in cui questi formati liberano il vino da contesti rigidi e lo inseriscono in momenti di vita quotidiana precedentemente inaccessibili. Un concerto all’aperto, una passeggiata in montagna, un pomeriggio in spiaggia: situazioni in cui il trasporto e il consumo di una bottiglia tradizionale sarebbero impraticabili.

Gli enologi stanno adattando le loro competenze a questa nuova realtà. Non tutti i vini sono adatti a formati alternativi: servono basi aromatiche intense, stabilità ossidativa, profili organolettici che resistano alle variazioni termiche. Molti produttori stanno optando per vini frizzanti a bassa gradazione alcolica – tipicamente intorno al 10% – che rispondono sia alle esigenze tecniche che alle preferenze di consumatori sempre più attenti al benessere.

Il dibattito culturale

Naturalmente, non mancano le resistenze. I puristi del vino vedono in questi formati una banalizzazione di una tradizione secolare, un appiattimento verso il basso della qualità. Jancis Robinson, una delle più autorevoli critiche enologiche mondiali, ha commentato: “Il formato non determina necessariamente la qualità, ma dobbiamo assicurarci che l’innovazione non diventi un alibi per prodotti mediocri”.

È un dibattito legittimo, che però rischia di ignorare un dato di fatto: i giovani consumatori si stanno allontanando dal vino. In Francia, patria della viticoltura mondiale, il consumo pro capite è sceso da 100 litri annui negli anni Settanta a meno di 40 litri oggi. In Italia la situazione è simile. Se l’industria vuole sopravvivere, deve evolversi.

Oltre il contenitore

Quello che sta accadendo nel mondo del vino è emblematico di una trasformazione più ampia. In ogni settore – dalla moda alla mobilità, dall’alimentazione all’intrattenimento – i modelli tradizionali vengono messi in discussione da consumatori che chiedono flessibilità, sostenibilità, autenticità.

Il vino in formati alternativi non sostituirà mai la bottiglia tradizionale nei momenti importanti, nelle cene formali, nelle occasioni speciali. Ma può conquistare spazi nuovi, intercettare bisogni diversi, dialogare con persone che altrimenti resterebbero escluse da questo mondo.

L’innovazione nel vino non riguarda solo lattine o confezioni creative. Riguarda la capacità di un’industria antica di ascoltare il proprio tempo, di accettare che le ritualità cambiano, che i consumi si frammentano, che la convivialità assume forme nuove. E che forse, per continuare a brindare insieme, dobbiamo essere disposti a cambiare il modo in cui solleviamo il calice.

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