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L’algoritmo che decide cosa mangiamo: come TikTok sta riscrivendo le regole del mercato alimentare

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Quando una ragazza di vent’anni apre il frigorifero alla fine di una giornata estenuante, la sua scelta su cosa cucinare non passa più attraverso i ricettari della nonna o i consigli della televisione. Passa attraverso lo schermo del suo smartphone, dove algoritmi sofisticati le propongono video di pochi secondi che trasformeranno cetrioli in star globali e faranno decollare le vendite di un ingrediente dimenticato da decenni.

Questa è la nuova realtà dell’industria alimentare nel 2024, dove i trend virali nascono e muoiono nel giro di settimane, lasciando dietro di sé supermercati con scaffali svuotati e aziende che corrono freneticamente per tenere il passo.

La generazione che acquista con lo scroll

I numeri parlano chiaro: nel 2024, gli ingredienti del mocktail “Sleepy Girl” hanno registrato un aumento del 111% nelle ricerche rispetto all’anno precedente, mentre la cottage cheese ha visto un incremento del 166% negli ordini. Non si tratta di fluttuazioni casuali del mercato, ma del risultato tangibile di video che raggiungono milioni di visualizzazioni in poche ore.

Il 70% degli intervistati della Generazione Z negli Stati Uniti e nel Regno Unito considera TikTok la piattaforma più preziosa per ricevere raccomandazioni alimentari, superando di gran lunga Instagram e YouTube. Ma c’è di più: l’84% dei giovani della Gen Z prova attivamente i trend alimentari che scopre sui social media, trasformando la semplice visione in azione concreta.

Questa trasformazione comportamentale ha radici profonde. Oltre il 70% degli appartenenti alla Gen Z apprezza scoprire contenuti alimentari sui social media, con una differenza di genere significativa: il 77% delle donne dichiara di apprezzare fortemente la ricerca di contenuti alimentari sui social, rispetto al 65% degli uomini.

L’effetto domino sui supermercati

Per comprendere l’impatto reale di questi fenomeni virtuali, basta osservare cosa accade quando un ingrediente diventa virale. Il trend della “Girl Dinner” ha accumulato oltre 281.000 post, mentre il medesimo tema ha raggiunto più di 534 milioni di visualizzazioni, trasformando l’idea di un pasto improvvisato in un movimento culturale.

L’esempio più eclatante riguarda il matcha. Le vendite al dettaglio di questo tè verde giapponese sono aumentate dell’86% negli Stati Uniti nell’arco di tre anni, spinte dalla sua presenza costante nei feed di milioni di utenti. Ma non tutti i trend hanno lo stesso successo: tendenze come la “dirty soda” e “formaggio e sottaceti” hanno registrato solo aumenti moderati inferiori al 10% nelle vendite.

Gli esperti hanno identificato un pattern chiaro: i cibi visivamente attraenti hanno generato vendite enormi, mentre le persone non si sono precipitate ad acquistare alimenti meno attraenti esteticamente. In un’epoca dominata dall’immagine, l’aspetto conta quanto il sapore.

Il paradosso della salute digitale

Ciò che rende questo fenomeno particolarmente interessante è la sua ambivalenza. Il 65% degli appartenenti alla Gen Z concorda sul fatto che la loro generazione abbia maggiore preoccupazione per la salubrità e la nutrizione delle scelte alimentari rispetto ad altre generazioni. Questa attenzione alla salute si traduce in comportamenti concreti: il 71% dei frequentatori di ristoranti di età compresa tra i 20 e i 29 anni cerca attivamente locali che diano priorità a scelte salutari.

Tuttavia, la stessa generazione che si preoccupa ossessivamente degli ingredienti è anche quella che ha reso virale il “chamoy pickle kit” – un sottaceto ricoperto di salsa piccante, polveri di caramelle e avvolto in rotoli di frutta gommosa. Questa contraddizione apparente rivela una verità più profonda: per la Gen Z, il cibo è diventato una forma di espressione personale che oscilla tra benessere e sperimentazione estrema.

L’industria che corre dietro al virale

Le aziende alimentari si trovano di fronte a una sfida senza precedenti. Quando la cantante Addison Rae ha pubblicato una canzone intitolata “Diet Pepsi”, c’è stato un aumento del 10% negli ordini della bevanda da quando la canzone è uscita, dimostrando come anche l’influenza indiretta possa generare vendite concrete.

Il 55% degli appartenenti alla Gen Z afferma di aver acquistato cibi o bevande diventati virali sui social media, un dato che costringe i marchi a ripensare completamente le loro strategie di marketing. Non si tratta più di pianificare campagne con mesi di anticipo, ma di essere pronti a rispondere in tempo reale a trend imprevedibili.

Il caso del vino Josh è emblematico: questo marchio di vino è diventato virale a causa del suo nome all’inizio dell’anno scorso, diventando il vino più venduto a gennaio con un aumento delle vendite del 35% su base annua. Un successo nato quasi per caso, impossibile da replicare con la pianificazione tradizionale.

La democratizzazione della creatività culinaria

Dietro questi numeri si nasconde una trasformazione culturale più ampia. Il 75% degli appartenenti alla Gen Z cerca sempre di imparare di più quando si tratta di acquisti alimentari, dimostrando un approccio attivo e informato al cibo. Questa generazione non si limita a consumare passivamente, ma ricerca, sperimenta e condivide.

I social media hanno trasformato la cucina casalinga in un laboratorio collettivo dove milioni di persone testano ricette simultaneamente, offrendo feedback istantanei e creando variazioni infinite. I mocktail funzionali come lo “Sleepy Girl Mocktail” hanno influenzato notevolmente sia l’industria del benessere che quella delle bevande, con i rivenditori che hanno registrato un aumento delle vendite di succo di ciliegia aspro.

Il futuro del piatto

Mentre scriviamo, nuovi trend stanno già germogliando nei feed di milioni di utenti. La velocità con cui un ingrediente può passare dall’oscurità alla celebrità globale ha creato un mercato alimentare più volatile ma anche più democratico, dove l’innovazione può provenire dalla cucina di chiunque abbia uno smartphone e un’idea creativa.

Il 50% dei commensali afferma che i social media possono influenzare le loro scelte di ristoranti, mentre circa il 22% dei clienti è ispirato a rivisitare un locale grazie alla sua presenza sui social. Questa interconnessione tra mondo digitale e reale ha ridefinito il concetto stesso di successo nell’industria alimentare.

Le aziende che riusciranno a prosperare in questo nuovo ecosistema saranno quelle capaci di ascoltare, adattarsi e, soprattutto, di abbracciare l’imprevedibilità. Perché in un mondo dove un video di quindici secondi può cambiare le abitudini alimentari di milioni di persone, la rigidità è il nemico più pericoloso.

La prossima volta che vi troverete a provare una ricetta strana scoperta su TikTok, ricordate: non state solo cucinando. State partecipando a un esperimento sociale di massa che sta riscrivendo le regole di un’industria da trilioni di dollari, un cetriolo alla volta.

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