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Marzo a tavola: il ritorno della terra e il gusto del cibo che rispetta le stagioni

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C’è un momento preciso in cui l’inverno smette di essere l’unica stagione nel piatto. Accade in marzo, quando i banchi del mercato cambiano volto e tra i cavoli invernali iniziano a fare capolino i primi asparagi, le fave tenere, i cipollotti profumati di terra. Non è un dettaglio romantico: è un segnale biologico, agricolo e culturale insieme. La stagionalità del cibo non è una moda del momento, ma il modo più antico e intelligente di nutrirsi.

In un’epoca dominata dalla disponibilità perenne di qualsiasi prodotto in qualsiasi mese, tornare a fare la spesa seguendo il ritmo delle stagioni è un atto quasi rivoluzionario. Ma anche, come vedremo, uno dei gesti più concreti che chiunque possa compiere per la propria salute, per il portafoglio e per il pianeta.

Perché marzo è il mese di svolta nella filiera alimentare

Marzo occupa una posizione particolare nel calendario agricolo dell’Italia. È il mese della transizione: i prodotti tardivi dell’inverno — arance, bergamotto, kiwi, cavoli, radicchi — condividono ancora le cassette con le prime primizie primaverili. Asparagi e piselli arrivano in anticipo nelle regioni del Sud, mentre al Nord si attendono ancora le settimane più calde di aprile. Questa sovrapposizione crea un paniere di eccezionale varietà e qualità, a patto di saperlo leggere.

Secondo i dati dell’Osservatorio Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), i prodotti ortofrutticoli di stagione costano mediamente tra il 20 e il 40% in meno rispetto alle stesse referenze fuori stagione. Non solo: i vegetali raccolti nel momento biologicamente corretto conservano una densità nutrizionale superiore, poiché non necessitano di trattamenti che ne alterano la composizione durante il trasporto o la conservazione forzata.

Gli ortaggi di marzo: dalla resistenza invernale alle primizie di campo

La verdura di marzo racconta due stagioni in una. Da un lato resistono i veterani del freddo: broccoli, cavolfiori, cavolo verza, cavoletti di Bruxelles, radicchio, finocchi, porri, spinaci, bietole. Ortaggi che hanno maturato lentamente nei mesi freddi, accumulando zuccheri e sostanze protettive. Dall’altro, verso la fine del mese, fanno la loro comparsa i precursori della primavera: asparagi, carciofi, fave, piselli, agretti, cipollotti, patate novelle.

Il carciofo merita un capitolo a parte. Simbolo della cucina mediterranea, in marzo raggiunge la sua seconda stagione di produzione — la prima è autunnale — con varietà come il romanesco, il violetto di Provenza e il sardo. Ricco di cinarina, una sostanza ad azione epatoprotettiva, e di inulina, prebiotico naturale, è tra i vegetali più studiati dalla nutrizionistica moderna per i suoi effetti benefici sul metabolismo lipidico.

Non vanno dimenticate le erbe spontanee, spesso trascurate nel carrello della spesa moderna. Tarassaco e ortica, che in marzo cominciano a punteggiare i prati italiani, sono tesori botanici di altissimo valore nutritivo. L’ortica in particolare — fonte straordinaria di ferro, calcio e vitamina C — è protagonista di ricette regionali che vanno dal risotto alle frittate, fino alle zuppe della tradizione alpina.

La frutta di marzo: agrumi al tramonto e nuovi arrivi

La frutta di marzo è ancora prevalentemente citrina e invernale: arance, clementine, bergamotto, pompelmi, limoni e mandarini sono ancora nel pieno della loro stagione. È il momento migliore per consumarli, proprio quando molte persone li hanno già abbandonati a favore di frutti esotici o primavere precoci.

Il bergamotto — quasi esclusiva della Calabria, tra Reggio e la Costa Viola — merita attenzione particolare. Frutto quasi sconosciuto nella sua forma intera, è protagonista assoluto della profumeria mondiale ma anche di studi clinici che ne hanno indagato l’effetto sui livelli di colesterolo LDL. Consumarlo fresco, o come succo diluito, è un’esperienza che la grande distribuzione raramente rende possibile.

Verso metà e fine mese, sui banchi più soleggiati e nelle regioni meridionali, cominciano ad apparire le prime fragole. È ancora presto — le grandi produzioni di qualità arriveranno ad aprile — ma la loro comparsa è uno dei segnali più attesi dell’anno. Il consiglio degli esperti è di resistere alle offerte della grande distribuzione, spesso basate su varietà ibride coltivate in serre riscaldate, e di attendere i mercati contadini locali per le prime cassette autentiche.

Carne e pesce: anche la proteina segue i cicli naturali

La stagionalità non riguarda solo frutta e verdura. Anche carne e pesce hanno i loro ritmi biologici, e rispettarli significa scegliere alimenti più sani, meno costosi e prodotti con minor impatto ambientale.

In primavera le carni bianche sono protagoniste: agnello, pollo ruspante, anatra e tacchino raggiungono la loro migliore qualità. L’agnello in particolare — fortemente legato alla Pasqua nell’immaginario culinario italiano — proviene in questa stagione da animali allevati con le prime erbe fresche, il che si traduce in carni più tenere e in un profilo aromatico distinto.

Sul fronte del mare, marzo è il mese del merluzzo, del nasello e dello sgombro. Lo sgombro in particolare — ricchissimo di acidi grassi omega-3, vitamina D e vitamina B12 — è tra i pesci più nutrienti del Mediterraneo, spesso sottovalutato proprio perché economico. In primavera le sue carni sono al meglio della consistenza e del sapore, prima che i cicli riproduttivi ne riducano la disponibilità.

Una menzione speciale meritano le moeche, rarissima specialità veneta quasi sconosciuta al di fuori dell’area lagunare. Si tratta di granchi della specie Carcinus aestuarii che vengono pescati nel brevissimo arco temporale in cui perdono il guscio vecchio prima di formarne uno nuovo — una finestra che si apre solo in primavera e in autunno, tra Venezia, Chioggia e la laguna di Marano. Fritte intere in pastella o in uova sbattute, sono considerate tra le prelibatezze più effimere e autentiche della gastronomia italiana.

Mangiare di stagione come scelta sostenibile: dati e prospettive

La Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite stima che circa un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato — e che una quota significativa di questo spreco è legata alla sovrapproduzione fuori stagione, che richiede infrastrutture di conservazione energivore, trasporti a lunga distanza e lavorazioni che alterano le proprietà organolettiche dei prodotti.

Scegliere prodotti stagionali e locali è uno dei comportamenti alimentari con il maggiore impatto positivo sull’impronta di carbonio individuale. Uno studio pubblicato dalla rivista Nature Food nel 2021 ha quantificato che la filiera corta e stagionale può ridurre le emissioni associate alla produzione alimentare di una singola famiglia europea fino al 17%. Un dato che acquista ancora più peso se si considera che il sistema alimentare globale è responsabile di circa il 26% delle emissioni di gas serra totali.

Non è necessario diventare agricoltori o frequentare solo mercati biologici per fare la differenza. Basta imparare a leggere il calendario naturale del cibo e lasciare che sia esso, almeno in parte, a guidare la spesa settimanale. Marzo offre, a chi vuole raccoglierla, una delle occasioni più generose dell’anno.

Fuori, i giorni si allungano. I campi si risvegliano. E al mercato, tra un banco e l’altro, la stagione racconta ancora la sua storia — a chi ha voglia di ascoltarla.

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